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Bocciatura a scuola: quando fare ricorso al TAR

26 Aprile 2015 | Autore:
Bocciatura a scuola: quando fare ricorso al TAR

Come provare al TAR che il professore ha bocciato l’alunno per ragioni di antipatia e non di profitto?

 

Come si può facilmente immaginare, dimostrare ad un giudice che la bocciatura dello studente non è dovuta a ragioni di profitto bensì a “questioni di simpatie” dei professori è piuttosto difficile, ma non impossibile.

Servono prove evidenti dell’illegittimità del giudizio effettuato dal singolo insegnante nella rispettiva materia e complessivamente dal consiglio di classe.

Prima di affrontare le spese abbastanza elevate di un ricorso che potrebbe rivelarsi futile, bisogna munirsi di prove concrete, sia documentali (registri di classe, verbali del consiglio ecc.) che testimoniali (studenti, genitori, docenti o personale scolastico che confermino l’accanimento del professore contro l’alunno).

È bene sapere che il TAR difficilmente dà ragione agli studenti, in quanto il consiglio di classe esprime un giudizio sulla carriera scolastica che è insindacabile se adeguatamente motivato e sorretto da valutazioni tecniche.

In sostanza il consiglio ha un’ampia discrezionalità di valutazione (cosiddetta discrezionalità tecnica) alla quale corrisponde un obbligo di motivazione della decisione.

Il giudice chiamato ad esaminare la legittimità della bocciatura non potrà mai sostituirsi ai docenti e sindacare nel merito le loro scelte ma valuterà il rispetto delle regole e procedure di giudizio, desumibili appunto dalla motivazione [1].

I docenti sono tenuti a basarsi su giudizi analitici formulati in ciascuna materia di competenza tenendo conto del livello di apprendimento, di maturazione e di preparazione raggiunto nell’anno dallo studente.

Il consiglio di classe, una volta “raccolti” i voti proposti dai singoli docenti, non deve limitarsi a recepirli acriticamente ma deve discuterne, fare proposte alternative di voto e valutare il processo di apprendimento e il rendimento scolastico complessivo dell’alunno [2].

Non solo, esso deve anche verificare la possibilità che lo studente recuperi il proprio debito nelle materie segnalate dai docenti.

Quando da tale valutazione emerge l’impossibilità di recuperare le lacune gravi dello studente, la bocciatura è legittima ma deve comunque essere motivata in modo approfondito.

La mancanza o scarsità di motivazione oppure la sua contraddittorietà o illogicità, sono indice di illegittimità del giudizio.

L’esame del verbale del consiglio di classe e del provvedimento di bocciatura consente di individuare errori di procedura o difetti di motivazione e di provare indirettamente che il giudizio sia stato dettato da ragioni di “antipatia” invece cha valutazione tecniche adeguate.

Si possono poi portare in giudizio i voti sufficienti e buoni eventualmente presi in altre materie fondamentali, di cui magari il consiglio non ha tenuto conto, preferendo dare più spazio ai giudizi negativi dei docenti accanitisi contro lo studente.

Un’altra prova può essere costituita dalla dimostrazione della capacità di recupero dello studente oppure, registro alla mano, dal numero ridotto delle occasioni in cui questi è stato valutato (es. poche interrogazioni in classe).

Dunque, la prova dell’illegittimità della bocciatura è molto difficile in quanto il giudizio del consiglio di classe è insindacabile se adeguatamente motivato.

In presenza dei presupposti per l’impugnazione, si presenta ricorso al Tar chiedendo in via cautelare la sospensione della bocciatura e l’ammissione all’anno successivo, in modo da non far perdere l’anno allo studente.


note

[1] TAR Udine sent. del 2014.

[2] TAR Liguria sent. n. 514/2013.

Autore immagine: 123rf com


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