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Se ricevi un messaggio pubblicitario su Facebook o Whatsapp

26 Aprile 2015
Se ricevi un messaggio pubblicitario su Facebook o Whatsapp

Aumenta la pubblicità indesiderata e lo spam sui social network e sulle messaggerie degli smartphone: come tutelarsi e fin dove è lecita questa moderna pratica.

 

Il web è uno straordinario strumenti di lavoro, di svago e di comunicazione. L’unione di questi tre fattori ha creato, però, lo spam: la pubblicità indesiderata che, per aumentare la clientela delle aziende, si inserisce proprio nelle comunicazioni tra privati, nelle email, nelle pagine di Facebook o, più di recente, anche nei messaggi privati inviati tramite social network e Whatsapp.

Quando è un amico ad avvisarci della promozione del proprio negozio, del circolo ricreativo o dell’evento in discoteca, la sopportazione ha certo soglie più elevate di quando, invece, la comunicazione indesiderata ci viene inoltrata da un perfetto sconosciuto che, magari ci ha chiesto l’amicizia sul social sfruttando l’immagine di un bel/bella ragazzo/a oppure carpendo il nostro numero di telefono attraverso banche dati.

È legittima questa pubblicità? La risposta è stata data, proprio di recente, dal Garante della Privacy che ha pubblicato un vademecum sullo spam e televendite, scaricabile gratuitamente dal sito dell’Authority stessa e dal titolo tutt’altro che immediato: “Marketing e privacy: imprese avvertite, consumatori tutelati. Le regole del Garante per offerte commerciali a prova di privacy”.

Ovviamente ogni strumento ha le sue peculiarità e il suo linguaggio: per questo il Garante ha già previsto modalità particolari o semplificate per l’attività di impresa, come nel caso dei cookie (letteralmente “biscottini”), ovvero quei file utilizzati su Internet per tracciare l’attività dell’utente. Le imprese devono prestare, insomma, massimo rispetto del mondo dei social network, in modo tale che rimangano il regno della comunicazione e non dello spam sociale.

Il Garante ricorda che l’utente di internet e dei social network come Facebook, a prescindere dal fatto che acceda in rete via smartphone o tramite il proprio computer di casa, va sempre informato prima di ricevere comunicazioni commerciali. Ciò al fine di metterlo nella condizione di esprimere il proprio consenso al trattamento dei dati personali. In altre parole, la pubblicità va bene, ma solo se c’è stata la preventiva autorizzazione. E i messaggi su Facebook o Whatsapp non fanno eccezione, neanche se si tratta di un “evento storico” (il concerto di un grande musicista, una rappresentazione in piazza, una rappresentazione culturale imperdibile o una svendita totale di capi di abbigliamento firmati).

Proprio con riferimento ai messaggi promozionali inviati agli utenti dei social network (come Facebook), in privato o pubblicamente sulla loro bacheca virtuale, si è sempre obbligati a rispettare tutte le regole previste dal Codice della privacy: prima tra tutte quella di acquisire il previo consenso specifico (ossia riferito a quel determinato tipo di messaggio) da parte del destinatario. Il consenso può anche essere orale, ma, poiché la prova positiva del rilascio del consenso spetta sempre all’azienda, solo l’acquisizione per iscritto consente di darne agevole dimostrazione in caso di contestazione del consumatore.

La medesima disciplina è applicabile ai messaggi promozionali inviati utilizzando strumenti o servizi digitali sempre più diffusi come Skype, WhatsApp, Viber, Messenger, ecc. E si estende anche ai messaggi inviati per email o per sms.

Non è invece necessario il consenso per scambiare offerte promozionali, a titolo personale, tra amici e conoscenti.

Come ci si difende

I consumatori che ricevono spam o altre attività di marketing indesiderato possono rivolgersi al Garante della Privacy presentando una segnalazione tramite email e senza particolari formalità. La segnalazione, il reclamo o il ricorso possono essere inviati tramite fax: 06.69677.3785; e-mail: urp@gpdp.it o urp@pec.gpdp.it; raccomandata indirizzata a: “Garante per la protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio 121, 00186 Roma”.

Se si intende invece esercitare gli specifici diritti riconosciuti dal Codice della privacy (ad esempio diritto di accesso, di aggiornamento dei dati, di opposizione al trattamento), ci si può rivolgere al titolare dei dati (cioè la società o altro soggetto che ha inviato il messaggio pubblicitario), anche avvalendosi del modello standard pubblicato sul sito www.garanteprivacy.it.

In caso di mancato o inidoneo riscontro da parte del titolare dei dati, l’interessato può presentare ricorso al Garante (seguendo le indicazioni riportate sul sito web dell’Autorità) o rivolgersi al giudice e, in tal caso, farsi liquidare un risarcimento del danno (che, mancando prove dell’esatto ammontare, verrà liquidato in via “equitativa”, ossia secondo quanto appare giusto al magistrato, secondo la propria personale opinione riferita al caso concreto).



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