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Quali lavoratori hanno il diritto di essere assunti con precedenza?

26 Aprile 2015 | Autore:
Quali lavoratori hanno il diritto di essere assunti con precedenza?

Lavoro: com’è cambiato il diritto di precedenza all’assunzione dopo il Jobs Act.

Il “primo” Jobs Act [1], ovvero la normativa del 2014 che ha modificato il contratto a tempo determinato ed altre tipologie atipiche connesse, ha apportato notevoli innovazioni in materia di diritto di precedenza dei lavoratori. Tale beneficio esiste sin dal 1949 [2] per i soggetti licenziati per riduzione del personale o per giustificato motivo oggettivo in generale; è stato poi sancito, per i dipendenti a tempo determinato, dalla normativa base che regola tale tipologia di contratto [3]. Tuttavia, la validità è solo per le prestazioni di lavoro superiori a 6 mesi, nei confronti delle assunzioni avvenute entro 12 mesi dalla scadenza del termine, inerenti le medesime mansioni. Per quanto concerne gli stagionali, invece, il beneficio è valido soltanto nel caso di nuove assunzioni a tempo determinato, concernenti le stesse attività, sempre entro 12 mesi.

Nel caso del contratto a termine, tuttavia, il diritto va esercitato entro 6 mesi dalla cessazione, e, nel caso degli stagionali, entro 3 mesi, ferma restando , in entrambe le ipotesi, l’estinzione del beneficio, se optato, nei 12 mesi successivi alla fine del rapporto, nonché la possibilità che sussista un trattamento di maggior favore, eventualmente stabilito dai contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali.

Tale norma ha recato notevoli problemi, soprattutto in relazione alla Legge Fornero [4] che ha stabilito la negazione di agevolazioni all’assunzione, qualora sia violata la precedenza. Ma come comprendere se vi sia o no il mancato rispetto della normativa? La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, in una recente circolare [5], ha negato quanto statuito dalla prassi dell’Inps [6] ovvero che il datore dia lavoro sia obbligato, per fruire degli incentivi per le nuove assunzioni, ad offrire preventivamente l’impiego agli ex-dipendenti a tempo determinato con diritto di precedenza; nella stessa direzione della Fondazione studi va, peraltro, anche il Ministero del Lavoro che, in una delle sue ultime circolari sull’argomento [7], ha evidenziato la necessità che il lavoratore manifesti espressamentela propria volontà al datore di lavoro.

Il Jobs Act è intervenuto all’interno di questo ingarbugliato quadro, sancendo la necessità di un richiamo espresso al diritto di precedenza nell’atto scritto di apposizione del termine, sanando così tutte le controversie in essere: conseguentemente, tale beneficio, della durata, come già detto, di 12 mesi, potrà essere validamente esercitato solo qualora il dipendente abbia manifestato esplicitamente la propria volontà entro sei mesi dalla cessazione, per la casistica generale, oppure entro tre mesi, se stagionale. Non esiste, in capo all’azienda, alcun obbligo di “interrogare” preventivamente il soggetto interessato, tantomeno di fargli sottoscrivere un modulo in cui lo stesso rifiuta la possibilità di avvalersi dell’opzione.

Il discorso non vale, invece, per i soggetti licenziati per giustificato motivo oggettivo o riduzione del personale, per i quali resta l’automatismo del diritto.

Le novità collegate al Jobs Act in materia di preferenza all’assunzione, ad ogni modo, non terminano qui: difatti, la norma ha inserito delle disposizioni favorevoli per le lavoratrici in congedo di maternità, che modificano il Testo Unico Maternità-Paternità [8]. La Legge, nel dettaglio, stabilisce che il periodo di congedo obbligatorio fruito dalle madri dipendenti, qualora vi sia un contratto a termine (ma non stagionale), venga conteggiato come periodo lavorativo, per conseguire il diritto di precedenza. La preferenza, per queste lavoratrici, si applica anche per le assunzioni a tempo determinato, inerenti le stesse mansioni, effettuate dal medesimo datore di lavoro, entro i successivi dodici mesi.

È bene, comunque, evidenziare che possa essere computato, come attività lavorativa, solo il periodo di congedo intercorso prima della scadenza del termine: eventuali periodi successivi alla cessazione del rapporto pur essendo, ovviamente, indennizzati dall’Inps, non potranno essere conteggiati.

note

[1] D.L. 34/2014.

[2] Art. 15, co. 6 , L. 264/1949.

[3] Art. 5, co. 4-quater,D.Lgs. 368/2001.

[4] L. 92/2012.

[5] Circolare Fondazione Studi CDL n. 15/2013.

[6] Circolare Inps n. 137/2012.

[7] Circolare Ministero del Lavoro n.13/2008.

[8] Art.16, co. 1, D.Lgs. 151/2001.

Autore immagine: 123rf com


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