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Come non pagare le spese di causa: gratuito patrocinio

27 Aprile 2015
Come non pagare le spese di causa: gratuito patrocinio

Non pagare l’avvocato addebitando il costo del giustizio sull’erario: il patrocinio a spese dello Stato conosce numerose eccezioni “pericolose”.

L’unico modo per poter fare una causa in modo completamente gratuito è quello di possedere le condizioni di reddito per accedere al gratuito patrocinio. Si tratta di una difesa tecnica a spese dello Stato dove l’avvocato lo scegliete voi. Non è necessario ricercare in particolari elenchi o albi, poiché può trattarsi del vostro avvocato di fiducia o quello di famiglia dei vostri genitori: cambia solo la modalità di pagamento della sua parcella che, nel caso dei meno abbienti, viene posta a spese dell’Erario. Non solo: in caso di ammissione al gratuito patrocinio non si è tenuti a pagare neanche le spese vive sostenute dall’avvocato (vedi costi per raccomandate, trasferte, fotocopie), i costi per l’eventuale procedimento di mediazione obbligatoria (oggi necessaria prima di approdare in tribunale per determinati ambiti di materie) e le tasse (contributo unificato, diritti di notifica, bolli, spese di cancelleria, ecc.).

Ciò che non copre il gratuito patrocinio è l’eventuale condanna alle spese processuali che dovesse sortire in caso di sconfitta nel giudizio. Ci spieghiamo meglio. Con la sentenza definitiva il giudice decide anche “sulle spese”, ossia su chi debba pagare l’avvocato di controparte e le spese da quest’ultima sostenute per la causa (per esempio, il contributo unificato, il consulente tecnico d’ufficio, ecc.). La condanna – per usare le parole degli avvocati – “segue la soccombenza”, ossia spetta a chi perde la causa (salvo che il giudice, in ipotesi eccezionali e ben motivate, intenda compensare le spese tra le parti). Dunque, se quest’ultimo soggetto è stato ammesso al gratuito patrocinio non potrà invocare tale beneficio per non corrispondere alla controparte la somma liquidata dal giudice nella sentenza a titolo di “condanna alle spese”.

L’Erario – in parole ancora più semplici – non paga gli onorari e le spese che l’assistito del gratuito patrocino è condannato a pagare all’altra parte risultata vincitrice.

Per poter chiedere il patrocinio a spese dello Stato bisogna avere un reddito non superiore a 11.369 euro (dato aggiornato al ad oggi). Fa fede l’ultima dichiarazione dei redditi ai fini Irpef. Si considera, inoltre, il reddito dell’intero nucleo familiare, coniugi e conviventi compresi.

Il gratuito patrocinio vale sia per le cause civili che per quelle penali.

Per le modalità pratiche di attuazione e gestione del gratuito patrocinio rinviamo alla nostra guida.

La Cassazione e i vari tribunali hanno avuto modo, in tutti questi anni, di emettere una serie di pronunce relative alle condizioni, termini, modalità e (soprattutto) revoca del patrocinio a spese dello Stato. Ecco alcuni dei più interessanti chiarimenti.

Può essere ammessa al gratuito patrocinio la parte che, pur dichiarando oltre la soglia prevista dalla legge, ha peggiorato la sua condizione economica, nel breve periodo. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza dello scorso anno [1]. La Corte parte da un presupposto: le variazioni in aumento dei limiti di reddito fanno perdere il diritto al gratuito patrocinio, tant’è vero che essere vanno comunicate dal richiedente che ne assume l’impegno con l’istanza presentata; la mancata comunicazione della variazione dei limiti di reddito costituisce motivo per la revoca dell’ammissione. Ciò, dunque, deve valere anche nel senso invero, ossia il diritto al gratuito patrocinio nel caso in cui la parte, che inizialmente sforava dai requisiti del gratuito patrocinio, vi rientri in un momento successivo. Se ne può ricavare la rilevanza, per la conservazione del beneficio, delle variazioni dei limiti di reddito anche se intervenute dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi. Sarebbe illogico, invero, escludere la rilevanza se la variazione – invece di avere l’effetto di escludere il beneficio – valga invece a far rientrare l’istante nei limiti richiesti per l’ammissione al medesimo; fermo restando che, a fronte di una dichiarazione dei redditi che indichi un livello di reddito superiore a quello previsto (dichiarazione che costituisce una sorta di confessione stragiudiziale), incombe sul richiedente fornire la prova rigorosa del mutamento successivamente intervenuto. Per maggiori dettagli leggi la nostra guida “Si al gratuito patrocinio per variazioni di reddito in corso d’anno”.

L’ammissione al gratuito patrocinio produce effetti dalla data del deposito dell’istanza e non dalla successiva accettazione della stessa. Questo perché, sebbene sia vero che la legge stabilisce che la delibera di ammissione al beneficio debba intervenire entro 10 giorni dal deposito dell’istanza, non si può addebitare al cittadino l’eventuale ritardo nella risposta. Diversamente uscirebbero fuori dal gratuito patrocinio tutta una serie di voci di spesa che, nel frattempo, sono state eseguite e sostenute. Il chiarimento, in questo caso, è chiarito dal Ministero della giustizia che, tuttavia, si è allineato a un orientamento della Cassazione [2].

Ai fini dei requisiti imposti per essere ammessi al gratuito patrocinio non devono essere cumulati i redditi dei separati in casa: la semplice situazione di fisica convivenza o coabitazione non basta per includere le entrate del convivente nel coacervo reddituale del soggetto istante. Lo ha sancito la Corte di cassazione [3] che ha ritenuto fondato il ricorso di contro l’ordinanza del tribunale di Brescia che respinse l’opposizione al provvedimento con cui è stata bocciata l’ammissione al gratuito patrocinio.

La revoca del gratuito patrocinio ha valore retroattivo sei i dati raccolti dalla Guardia di finanza, su richiesta del giudice che ha prima accolto l’istanza e poi ha ritenuto la necessità di ulteriori indagini, rilevano redditi sufficienti a sostenere la difesa in giudizio da parte di un familiare convivente. Lo ha sancito la Corte di cassazione [4] che, così facendo, ha respinto il ricorso di un imputato che aveva prima ottenuto il gratuito patrocinio poi revocato in seguito a indagini tributarie disposte dal giudice in un secondo momento.

Ai fini della concessione del gratuito patrocinio va calcolato il reddito imponibile Irpef al netto delle deduzioni, risultante dall’ultima dichiarazione [5].

Del resto la stessa Cassazione aveva già affermato in passato che “in tema di patrocinio dei non abbienti, il criterio stabilito dalla legge [6], secondo cui l’ammissione al gratuito patrocinio si basa sui reddito imponibile risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi, si riferisce solo ai soggetti che abbiano effettuato tale regolare dichiarazione dei redditi e non a chi abbia omesso ogni dichiarazione. Inoltre, i redditi, ai fini della valutazione di ammissibilità al patrocinio, possono essere accertati facendo ricorso agli ordinari mezzi di prova ivi comprese le presunzioni semplici. Tra le quali rientrano il tenore di vita dell’interessato e dei familiari conviventi e qualsiasi altro tatto indicativo della percezione di redditi leciti o illeciti.

Risponde penalmente chi ha dichiarato falsamente reddito zero anche quando tale reddito è così basso da non superare la soglia richiesta per l’ammissione al beneficio [7].

Ha diritto ad essere aiutato dallo Stato anche l’imputato, che anni prima era stato un evasore fiscale. Il reato “ostativo” alla concessione del beneficio non deve riguardare il procedimento in corso e per il quale viene richiesta l’assistenza gratuita. Sarebbe quindi da escludere il gratuito patrocinio solo per difendersi da un reato di evasione fiscale, proprio perché la situazione reddituale risultante dalla dichiarazione non è ritenuta corretta [8].

Rischia la revoca dell’ammissione al gratuito patrocinio l’imputato che dall’attività illecita ha guadagnato proventi ingenti [9]. Trattandosi di un soggetto che ha tratto dal crimine i proventi per mantenersi un tenore di vita che “fa venir meno” la condizione necessaria per il riconoscimento del patrocinio a spese dello Stato, egli non ne abbia il diritto. “Ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato – si legge in sentenza – il giudice deve tenere conto anche dei redditi da attività illecite posseduti dall’istante”.

È penalmente responsabile il padre che non osserva gli obblighi di assistenza ai figli, nonostante sia povero: la precaria capacità economica, conclamata dal decreto di ammissione al gratuito patrocinio, non dimostra l’indigenza [10].


note

[1] Cass. sent. n. 47343 del 17.11.2014.

[2] Min. Giustizia circ. del 15.10.2014.

[3] Cass. sent. n. 29302 del 4.07.2014.

[4] Cass. sent. n. 6292 del 19.03.2014.

[5] Cass. sent. del 28.04.2015.

[6] Art. 3 L. n. 217 del 1990.

[7] Cass. S.U. sent. n. 6591 del 16.02.2009.

[8] Cass. Sent. n. 40589 del 20.10.2009.

[9] Cass. sent. n. 10125 del 15.03.2012.

[10] Cass. sent. n. 13901 del 12.04.2012.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Sarebbe il caso di precisare che l’avvocato, benché di fiducia, potrà patrocinare a spese dello Stato solo se iscritto nello specifico elenco .

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