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Divorzio fai da te: impossibili gli accordi tra i coniugi

27 Aprile 2015 | Autore:
Divorzio fai da te: impossibili gli accordi tra i coniugi

Preclusa ai coniugi la possibilità formulare accordi nell’ambito del divorzio semplificato: richiesta l’assenza di figli anche di una sola parte e di qualsiasi accordo che incida sulla sfera economica delle parti.

 

Io e mia moglie siamo separati consensualmente da circa 8 anni e siamo rimasti in buoni rapporti; dopo la separazione io ho avuto un bambino dalla mia attuale compagna e, perciò, nel rispetto del piccolo e per una sua maggior tutela, ho deciso di divorziare. Recandomi quindi con mia moglie in Comune per seguire la pratica del divorzio semplificato ci è stato risposto che non è possibile farlo perché io ho un figlio minore anche se avuto con un’altra persona. Ma è proprio così?

Il diniego da Voi coniugi ricevuto dall’ufficiale di Stato civile del Comune interessato trova la sua ragion d’essere non nella lettera della legge che ha introdotto lo strumento del cosiddetto “divorzio semplificato” davanti al Sindaco [1], bensì nella Circolare del Ministero dell’interno [2] emanata allo scopo di dettare le linee guida a quanto in essa contenuto.

Essa detta gli adempimenti degli ufficiali di Stato civile sia per il caso in cui ad essi pervengano richieste di separazione, divorzio o modifiche degli stessi a seguito di negoziazione assistita dagli avvocati [3], sia nel caso (come il Suo) in cui i coniugi intendano formalizzare un accordo in tal senso davanti al Sindaco [4] senza la necessaria assistenza di un avvocato.

Nello specifico, la circolare in questione ha, infatti, finito con l’interpretare il dettato normativo in modo drastico e indiscriminato, così operando un indebito restringimento delle possibili ipotesi di accordo da parte dei coniugi, fino – potremmo dire – ad annullarle.

Ad esempio, il divieto stabilito dalla legge di prevedere nell’accordo davanti al Sindaco “patti di trasferimento patrimoniale” è stato interpretato nel senso di escludere dagli accordi non solo (come sembrava logico pensare) trasferimenti di immobili, ma anche ogni genere di utilità economica tra le parti dichiaranti e perciò anche la previsione di un assegno di mantenimento a beneficio del coniuge economicamente più debole ovvero l’uso della casa coniugale.

Ciò sulla base di una evidente (se pur presunta) intenzione del legislatore di escludere dall’accordo eventuali clausole che possano richiedere “qualunque valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell’atto di competenza dell’ufficiale di stato civile”.

Vengo dunque al Suo problema, ed anche per esso parto dal tenore letterale della legge che esclude dal campo di applicazione dello strumento semplificato da Lei scelto i casi in cui siano presenti figli minori, ovvero maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave [5], o economicamente non autosufficienti.

Ebbene, a riguardo, la circolare in questione richiede che le parti dichiarino all’ufficiale di Stato civile non solo che dalla loro unione non sono nati figli, ma –aggiunge – che non vi sono figli “anche di una sola parte”.

Tale ultima condizione, al contrario, non dovrebbe in alcun modo rappresentare una circostanza in grado di escludere la procedura davanti al Sindaco (così come, al pari, per richiedere -nella negoziazione assistita – l’autorizzazione del P.M. anziché il nulla osta); infatti ciò che palesemente rileva, ai fini della legge, è la presenza di figli della coppia e non degli altri eventuali figli di solo uno dei coniugi (della cui esistenza, peraltro, non è detto che l’altro coniuge sia necessariamente a conoscenza).

Ciò, a mio avviso, trova conferma nel fatto che, nei loro atti (ove si preferisca la soluzione giudiziale o tramite negoziazione assistita), gli avvocati non hanno alcun obbligo di legge di menzionare la presenza di figli che non siano della coppia che chiede la separazione, il divorzio o la modifica degli stessi, ma sono tenuti solo ad indicare (nel ricorso o nella convenzione di negoziazione) l’esistenza di figli legittimi, legittimati o adottati da entrambi i coniugi durante il matrimonio [6].

La presenza di figli nati da relazioni di fatto può, semmai, aver rilievo giuridico ove (nell’ ipotesi di un giudizio intrapreso dai coniugi) si discuta sulla misura del contributo da versare per i figli, onde consentire al magistrato di soppesare diversi oneri economici già gravanti sul genitore obbligato. Che senso può avere, perciò, una simile preclusione laddove le parti non possono raggiungere accordi in alcun modo destinati ad incidere sulla sfera economica neppure della famiglia di fatto?

Si può quindi affermare che la circolare in questione operi un palese illegittimo restringimento degli eventuali accordi tra i coniugi, riducendoli – nella sostanza – alla sola richiesta di modifica dello status (di separato o divorziato) e vanificando pressocchè in toto le possibili opzioni di modifica dei precedenti provvedimenti giudiziari visto che esse non potrebbero vertere su alcun tipo di questione né patrimoniale (neppure riguardante il godimento di un bene) né riguardante l’affidamento dei figli.

Pertanto, non risultando, ad oggi, alcuna nuova circolare sostitutiva, né pronuncia di autorità giudiziaria (ordinaria o amministrativa) volta ad eliminare le suddette illegittimità, ad essa sono tenuti ad attenersi gli ufficiali di stato civile di ciascun Comune.

Se anche, infatti, le circolari non costituiscono atti normativi veri e propri (né possono essere ad essi assimilati) e possono essere legittimamente disattese quando si pongano in evidente contrasto con le norme di legge, senza che ciò incida sulla legittimità dell’atto adottato, tuttavia la loro inosservanza può dar luogo a conseguenze sotto il profilo disciplinare (con applicazione delle relative sanzioni) nei confronti del funzionario che non le abbia osservate [7]. E’ pertanto altamente improbabile che, pur a seguito di una insistente istanza da parte di Voi coniugi presso il Comune (anche formulata a mezzo di un legale), la Vostra domanda di divorzio venga accolta.

Non restano perciò che due strade per ottenere la cessazione degli effetti civili del matrimonio:

– quella “tradizionale” del deposito presso il Tribunale competente di un ricorso che, nel Suo caso, sarebbe senz’altro congiunto;

– ovvero quella della sottoscrizione di una convenzione di negoziazione assistita da avvocati.

Con riferimento allo specifico caso (nel quale non sono evidenziate particolari ragioni di urgenza) appare senz’altro preferibile la prima soluzione; avendo, infatti, Lei e Sua moglie già chiare le condizioni della domanda potrete rivolgervi ad un unico avvocato e dividere le spese del relativo procedimento (che potranno essere anche concordate previamente col professionista).

La soluzione della negoziazione assistita, infatti, se anche più veloce (in quanto evita i tempi della fissazione dell’unica udienza in Tribunale e di omologa dell’accordo da parte del giudice) richiede necessariamente l’assistenza di due avvocati e, quindi, inevitabilmente un raddoppio dei costi.

note

[1] D.L. 132/14 e succ. Legge di conversione n. 162/14.

[2] Circ. Min. Interno n. 19/2014.

[3] Ai sensi dell’art. 6 d.l. 132/14.

[4] Ai sensi dell’art. 12 d.l. 132/14.

[5] Ai sensi dell’art. 3 L.104/92.

[6] Cfr. art. 706 cod. proc. civ. e mod. di accordo ex art 6 compilato dal Cnf.

[7] Cfr Cass. sent. n. 237/09.

Autore immagine: 123rf com


2 Commenti

  1. Ringraziamo l’opportuna segnalazione del lettore, segnalando che la risposta fornita al cliente è antecedente alla circolare segnalata e alla quale non si sono ancora adeguati tutti i comuni.
    La nostra redazione provvederà di seguito a diffondere la notizia della circolare interpretativa.
    Cordiali saluti

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