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Responsabile l’avvocato che non dissuade il cliente dalla causa temeraria

27 Aprile 2015
Responsabile l’avvocato che non dissuade il cliente dalla causa temeraria

Il difensore deve sconsigliare la parte dall’intraprendere azioni che possano comportare una sconfitta e la condanna alle spese.

La “lealtà” dell’avvocato si vede ancor prima di prendere l’incarico. Tra i vari compiti e doveri deontologici che la legge attribuisce al professionista del foro, infatti, non vi sono solo quelli di una difesa diligente e impeccabile, ma anche quelli di una preventiva informazione circa i rischi del giudizio. In buona sostanza, l’avvocato – dimenticando i propri interessi economici – è tenuto a dissuadere il cliente dall’intraprendere cause che potrebbero comportare una sicura sconfitta. Il che non vuol dire un rifiuto categorico all’incarico, ma quanto meno poter dimostrare, in caso di successiva contestazione da parte del cliente (cui il giudice abbia rigettato la domanda), di aver manifestato tutte le proprie perplessità sull’esito del giudizio.

Potrebbe essere, allora, buona norma di prudenza far sottoscrivere al cliente una dichiarazione di esonero di responsabilità.

È quanto si evince da una recente sentenza della Cassazione [1]. Nell’esercitare il proprio mandato – affermano i Supremi giudici – il legale deve rispettare il dovere di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente.

In generale il codice civile [2] impone al professionista l’uso della diligenza corrispondente alla natura dell’attività esercitata, vale a dire una diligenza qualificata dalla perizia e dall’impiego di strumenti tecnici adeguati al tipo di prestazione dovuta. Il che comporta anche – sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto -l’obbligo di dissuadere e informare il cliente sulle questioni (di fatto e di diritto) che possono insorgere e impedire il raggiungimento del risultato, o comunque che possono accrescere il rischio di effetti dannosi. Insomma, l’avvocato deve essere pronto a fornire la prova di aver sconsigliato il cliente dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.


note

[1] Cass. sent. n. 6782/2015.

[2] Ex art. 1176 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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