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Se i testimoni riferiscono fatti contrastanti tra loro, che succede?

27 Aprile 2015
Se i testimoni riferiscono fatti contrastanti tra loro, che succede?

In causa, i miei testimoni hanno detto cose opposte rispetto a quelli della controparte: evidentemente ciascuno fa il “gioco” del proprio amico; cosa succede in questi casi?

La prova testimoniale non vincola il giudice a considerare come “oro colato” le dichiarazioni rese dai soggetti escussi. Anzi, il giudice ha ampio potere di valutarne l’attendibilità in base a vari elementi, sia oggettivi (per esempio, il luogo ove si trovava il testimone nel momento in cui si è verificato il fatto) o soggettivi (come i legami con le parti).

Così, tanto per esemplificare, sebbene la legge consenta la prova del coniuge o del dipendente della società, le loro dichiarazioni potrebbero essere considerate, dal magistrato, meno “convincenti” rispetto a quelle di un perfetto estraneo rispetto alle parti del giudizio. Insomma, detto in parole molto semplici, il giudice è libero di dare, a ciascun teste, un peso da “zero” a “cento” a seconda del proprio libero convincimento.

Nel caso poi sussista un contrasto fra le dichiarazioni rese dai testimoni escussi, il giudice è tenuto a confrontare le deposizioni raccolte e a valutare la credibilità dei testi in base ad elementi quali la loro qualità e vicinanza alle parti, l’intrinseca congruenza di dette dichiarazioni e la convergenza di queste con gli eventuali elementi di prova acquisiti. Fatto ciò, la sentenza dovrà chiarire le ragioni che hanno portato il magistrato a ritenere più attendibile una testimonianza rispetto all’altra o ad escludere la credibilità di entrambe [1].

Insomma, non esiste un “peso probatorio” specifico di alcune testimonianze rispetto ad altre, né si può fare un conteggio dei testimoni come i goal in una partita: tutto è rimesso al prudente apprezzamento del giudice, che però è tenuto a motivare il proprio ragionamento nella sentenza.


note

[1] cass. ord. n. 1547/2015.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Vista la domanda “secca”, che sembra cioè presumere l’assenza di ogni altro elemento di valutazione, è opportuno ricordare che nell’ipotesi in esame la domanda, rimasta non provata (art. 2697 cc), è inesorabilmente destinata al RIGETTO.

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