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Stop assegno di divorzio se gli accordi di separazione hanno potenziato i redditi

28 Aprile 2015 | Autore:
Stop assegno di divorzio se gli accordi di separazione hanno potenziato i redditi

Il giudice può negare il diritto ad un assegno divorzile quando i patti intervenuti in sede di separazione hanno messo i coniugi in condizione di poter godere del tenore di vita precedente.

È possibile, in caso di separazione dei coniugi, rinunciare all’assegno di mantenimento in cambio del trasferimento della proprietà di un immobile? Che effetti sortirà un patto del genere sull’eventuale e successivo divorzio? I chiarimenti sono stati offerti da una recente sentenza del Tribunale di Milano [1]. Nel provvedimento si chiarisce che un simile accordo è certamente lecito e valido; per di più, se il giudice del divorzio riterrà che tale trasferimento ha comportato anche un’autosufficienza economica da parte del beneficiario dovrà rigettare, la richiesta avanzata da quest’ultimo, di ottenimento di un ulteriore assegno divorzile.

In buona sostanza, se, al momento di separarsi, i coniugi raggiungono un accordo con il quale l’uno mette l’altro in condizione di mantenersi, per il futuro, attraverso la rendita di un immobile che gli viene così intestato, al momento del divorzio questi patti non potranno essere rivisti e chi ha beneficiato del bene non può chiedere un ulteriore assegno di mantenimento.

Gli accordi conclusi al momento della separazione devono, ovviamente, aver messo il coniuge in grado di provvedere a sé stesso, in modo adeguato e per il futuro, permettendo di godere di un tenore di vita sostanzialmente simile a quello goduto durante il matrimonio. Solo in tal caso il giudice ben potrà negargli, in sede di divorzio, il relativo assegno.

La vicenda

Due coniugi (entrambi impiegati) si erano accordati, al momento della separazione, per la reciproca cessione all’altro della propria quota di proprietà su due unità immobiliari in comproprietà (tra cui la casa coniugale); nello specifico, perciò, ciascuno diveniva proprietario esclusivo di un immobile.

La donna (cui era andata la casa coniugale) aveva così ottenuto un incremento economico di circa 100 mila euro, sicché questa aveva rinunciato a chiedere un assegno di separazione. Ma la stessa aveva poi chiesto, nel successivo giudizio di divorzio, anche l’assegno divorzile.

La sentenza

Il giudice del divorzio deve verificare se gli accordi sottoscritti dai coniugi in sede di separazione abbiano o meno rispettato un equilibrio economico tra marito e moglie. Se ciò è stato rispettato, il giudice dovrà negare l’assegno divorzile richiesto.

Peraltro – sottolinea il giudice – apparirebbe scorretto il comportamento del coniuge che, dopo aver firmato un accordo di separazione col fine di non trovarsi in stato di bisogno al momento del divorzio, al contrario venga in quella sede a contraddire o ignorare la propria scelta, formulando all’ex una richiesta di assegno.

Se, infatti, in sede di separazione non sono ammissibili accordi che limitino o escludano il diritto di uno dei coniugi a richiedere un successivo assegno di divorzio (per un approfondimento leggi : Separazione e divorzio: si può rinunciare all’assegno di mantenimento?), tuttavia lo sono senz’altro quei patti finalizzati a regolare per il futuro la condizione patrimoniale dei coniugi (come nella vicenda su descritta). Tali patti, infatti, pur non privando la parte che abbia in precedenza rinunciato all’assegno della possibilità concreta di chiederlo nel successivo giudizio di divorzio, sono però destinati ad incidere sulla situazione economica di fatto esistente, in quanto potenziano la capacità patrimoniale di marito e moglie, così creando i presupposti per il venir meno del riconoscimento al suddetto beneficio economico.


Valutate con ponderazione gli accordi da sottoscrivere all’atto della separazione (come ad esempio la rinuncia all’assegno di mantenimento in cambio della proprietà di beni): infatti, se il giudice del divorzio accerti che i patti conclusi con la separazione sono indicativi di una raggiunta autosufficienza economica e del ripristino di un equilibrio patrimoniale tra marito e moglie, difficilmente potrà riconoscere un assegno divorzile al coniuge che ne faccia richiesta.

note

[1] Trib. Milano, ord. del 2.04.2015.

Autore immagine: 123rf com


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