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L’app Uber è lecita: non si tratta di taxi abusivo

29 Aprile 2015
L’app Uber è lecita: non si tratta di taxi abusivo

Annullata la multa e il sequestro auto: l’applicazione che prenota l’auto via smartphone è lecita in quanto si tratta di un contratto di strasporto diverso dal servizio su piazza.

Non ci sono norme per ritenere che Uber sia un servizio illecito. È del Giudice di Pace di Torino [1] la prima sentenza in assoluto che sdogana la famosa l’app per smartphone. Per i pochi che ancora non ne hanno mai sentito parlare, ricordiamo che Uber consente di prenotare un passaggio su auto, quasi come se si trattasse di un taxi, ma a un costo enormemente inferiore. In buona sostanza, chi deve spostarsi dalla via “A” alla via “B” può collegarsi su internet, attraverso il sistema messo in piedi dall’app, e verificare se, nelle vicinanze, c’è qualcuno con l’auto che fa lo stesso percorso; in tal caso, si può chiedere un passaggio a un costo quasi simbolico. Insomma, si tratta di uno speciale social network che, grazie al satellite, consente di individuare l’auto più vicina; il servizio è pagato con carte di credito e il passeggero lascia un feedback spiegando se ha gradito o meno i servizi del driver. C’è chi ci arrotonda la paga mensile, chi invece lo fa per passare un quarto d’ora in compagnia, ma soprattutto è un servizio che riduce l’inquinamento e non pesa sui conti familiari.

Rivoluzione sulle strade, dunque: Uber non è un taxi abusivo. Nonostante la protesta dei tassisti che avevano visto nell’applicativo per cellulari un concorrente sleale, il progresso non si ferma solo perché le norme sono state scritte in un’epoca in cui internet non esisteva. E così, è possibile inquadrare il servizio offerto da Uber nell’ambito di un normalissimo contratto privato di trasporto, non assimilabile – come invece la protesta aveva sostenuto – a un servizio su piazza disciplinato dalla legge quadro del 1992 [2]. E ciò perché non prevede né stazionamento né obbligatorietà nelle aree comunali. Insomma, i tassisti possono anche abbandonare i cortei e possono smettere di incatenarsi: Uber va avanti.

Al massimo l’app ha qualche punto in comune con il noleggio con conducente e soprattutto con il car sharing come ad esempio “bla bla car”, che pure è ritenuto perfettamente legale.

Chi dà passaggi non può essere multato

Viene così accolta l’opposizione alla sanzione amministrativa inflitta nei confronti di un driver di Uber: la multa e il conseguente sequestro auto vengono annullati dal giudice di pace. In sintesi: l’evoluzione tecnologica è tanto veloce da prendere in contropiede le istituzioni con l’app che si è infilata fra le maglie della normativa.

Servizi come Uber – si legge comunque in sentenza – devono essere regolamentati, ma per il momento non esiste alcuna norma e, proprio per questa ragione, si può far luogo ad alcuna sanzione. Vige infatti nel nostro sistema il principio per cui non ci può essere alcun crimine (e neanche un illecito amministrativo) senza un’esplicita pena prevista dalla legge, né si possono applicare analogicamente le norme previste per i taxi.

Stop allora alle contravvenzioni elevate perché la proprietaria-conducente ha adibito la vettura al trasporto di terzi. Il taxi è invece un servizio di piazza con stazionamento negli stalli ad hoc e pagamento di tariffe determinate dalle autorità comunali.


note

[1] G.d.P. Torino, sent. n. 1760/15.

[2] L. n. 21/1992.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. VEDREMO QUANDO COMINCERANNO A OFFRIRE AVVOCATURA SU INTERNET COME LA PENSERETE….ANDRETE ANCHE VOI A FAR MARCHETTE PER UBER….

  2. Quindi, se io posseggo un AIRBUS A300 e tramite una app comunico che domani volo a New York, posso ricevere prenotazioni e dare “passaggi” senza la licenza di esercizio per il trasporto aereo ?

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