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Uber legale: niente multa al driver che usa l’app

29 Aprile 2015
Uber legale: niente multa al driver che usa l’app

Stop alla sanzione e al sequestro auto: non esistono norme che vietino l’applicativo per smartphone.

Stop alle multe a chi presta passaggi, dietro pagamento, collegandosi al sistema messo in piedi da Ubert, il famosissimo applicativo per smartphone recentemente contestato – anche in modo aspro – dai tassisti di tutta Italia perché colpevole di “concorrenza sleale”.

In passato, l’app era stata ritenuta illecita per violazione della legge quadro del 1992 [1] che disciplina i servizi su piazza come quelli dei taxi.

Ora, invece, a sdoganare il social network che mette in contatto chi cerca passaggi con chi, invece, li offre dietro “rimborso spese”, è una importante sentenza appena emessa dal Giudice di Pace di Torino [2]: si tratta della prima pronuncia sul delicato tema che ha visto, nei mesi passati, numerose proteste da parte dei tassisti preoccupati per il rivale “virtuale”.

Secondo la sentenza in commento, è nulla la multa (ed, ovviamente, anche il conseguente sequestro auto) applicata al driver che, connettendosi a Uber, preleva il pedone e lo trasporta in un altro posto della città: e questo perché, in assenza di norme specifiche, non si può applicare analogicamente una norma afflittiva: ne varrebbe del nostro stesso sistema costituzionale che non consente la creazione di illeciti senza che vi sia un’espressa norma [3]. E di certo non esistono leggi che vietano sistemi come Uber.

In definitiva, conclude il giudice onorario torinese, Uber può rientrare in un comunissimo contratto di diritto privato, ossia quello di trasporto, certamente consentito – e non vietato – dal codice civile.

I driver che ricevano eventuali multe e sequestro auto per aver dato passaggi sono avvisati: è vero che nel nostro ordinamento non esiste il precedente vincolante, ma il fatto che esista già una sentenza a favore dell’uso dell’App fa ben sperare che non vi siano ulteriori paletti all’uso della tecnologia in nome, invece, delle categorie.


note

[1] L. n. 21/1992.

[2] G.d.P. Torino, sent. n. 1760/15.

[3] Gli avvocati dicono in questo caso “nullum crimen, nulla poena sine lege”.


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