Riforma previdenza e Pubblica Amministrazione 2015, prepensionamento o part time?

29 Aprile 2015 | Autore:
Riforma previdenza e Pubblica Amministrazione 2015, prepensionamento o part time?

Le ultime novità, in materia di pensione anticipata per i dipendenti pubblici, prevedono sia la possibilità di prepensionamento, che di opzione per il lavoro a tempo parziale.

La questione previdenziale, in discussione, da parte di Governo e Parlamento, ormai da molte settimane, è entrata, negli scorsi giorni, in una fase di maggiore concretezza.

Abbiamo potuto osservare, difatti, non solo mere proposte, ma veri e propri disegni di legge, aventi tutti uno scopo comune: rendere più elastici i rigidissimi requisiti per l’accesso alla quiescenza, posti dalla Riforma Monti Fornero, ovvero dal famoso Decreto Salva Italia [1].

Uno dei progetti che ha raccolto più consensi “bipartisan” è quello che reca la firma dell’On. Cesare Damiano, noto come DDL quota 100[2]. Si tratta di un disegno di legge che contempla la possibilità di pensionarsi, appunto, raggiungendo la quota 100 (somma di età e contribuzione), possedendo, però, almeno 35 anni di contributi ed avendo compiuto almeno 62 anni.

Altre idee, ancora da vagliare, prevedono un assegno per gli over 55 che si trovano senza stipendio e senza pensione, che potrebbe essere finanziato con un taglio ai trattamenti previdenziali sopra i 2.000€.

Al calderone di possibili nuove normative, si sono aggiunte, da pochi giorni a questa parte, le proposte in merito alla riforma della Pubblica Amministrazione ed al pensionamento degli statali.

Già un anno fa, ad opera del Ministro Madia, l’argomento aveva iniziato ad essere discusso, ma era stato accantonato in seguito al Jobs Act e ad altre riforme. Ora, stanti i problemi che attanagliano il Paese, non ultimo quello dell’esercito di giovani disoccupati, si è deciso di procedere per sbloccare il turnover nel Pubblico Impiego.

Una prima idea, già espressa lo scorso anno, è quella del prepensionamento degli statali vicini alla pensione, mediante agevolazioni all’uscita con massimo due anni di anticipo: in questa maniera, si potrebbe concedere alla P.A. un nuovo inserimento ogni tre cessazioni, senza intaccare in modo insostenibile le risorse finanziarie. Il progetto si era, però, già arenato a causa delle obiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, notoriamente restia alla concessione di qualsivoglia forma di lungimiranza, e volta alle proiezioni di brevissimo periodo: in questi giorni, tuttavia, sta andando avanti una sorta di mediazione con i tecnici del Tesoro, per cercare di trovare un punto d’incontro tra le contrapposte esigenze, sociali ed erariali.

È stato poi redatto un ulteriore progetto, in merito alla Riforma P.A., del quale l’autore è l’On. Hans Berger, senatore del gruppo delle autonomie: il testo ipotizza un ricambio generazionale, nel pubblico impiego, mediante l’istituto del part time contrattuale. Non si tratterebbe, dunque, di un vero e proprio prepensionamento, ma di una volontaria riduzione dell’orario lavorativo, da parte del dipendente, negli ultimi anni precedenti alla pensione.

L’emendamento, dal punto di vista contabile, non presenta alcuna controindicazione, poiché alle casse statali non verrebbe tolto un Euro, di fatto. Il problema, allora, risiederebbe nell’impoverimento di chi optasse per il tempo parziale.

Ad esempio, se Tizio, dipendente pubblico, col normale orario di 40 ore settimanali percepisce un netto mensile di 2.000€, richiedendo un part time del 50%, oltre a ritrovarsi con lo stipendio dimezzato, dovrebbe, o spendere dai 300 ai 350 € per la contribuzione volontaria (in modo da poter conteggiare i contributi come se fossero maturati sul tempo pieno),o accettare il dimezzamento dei versamenti contributivi, con la conseguenza di percepire, una volta cessato, una pensione più “magra”.

Il provvedimento, è vero, nasce con la ratio “lavorare meno per lavorare tutti”, ed aiuterebbe non poco nello sblocco del turnover. Tuttavia, c’è da chiedersi quanti dipendenti pubblici, di fatto, aderirebbero a condizioni talmente onerose, considerando altresì l’irrevocabilità della scelta del part time.

Il capitolo della Riforma P.A., ad ogni modo, è appena entrato nel vivo dei lavori, e ci attendono ancora diverse “sorprese”: speriamo che i futuri provvedimenti non contemplino soltanto le esigenze delle casse pubbliche, ma anche , e soprattutto, i numerosi drammi sociali causati dalla mancanza di lavoro.


note

[1]D.L. 201/2011.

[2] DDL 2945/2015.

Autore immagine: 123rf com


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