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Affitto breve: regime fiscale e potenziali guadagni

19 Maggio 2016
Affitto breve: regime fiscale e potenziali guadagni

Affittare casa per periodi molto brevi e guadagnarci molto di più: gli affitti brevi e i trattamenti fiscali relativi. 

Il mercato immobiliare, da tempo in difficoltà, sta trovando uno sfogo nello sviluppo di un fenomeno che nasce dall’incrocio con le nuove tecnologie (in particolare dei portali di scambio casa, AirBnB in primis) e prende sempre più piede anno dopo anno, quello degli affitti brevi. Vediamo come funziona.

L’affitto breve conviene?

Per capire quali siano le dimensioni potenziali del business e se l’affitto breve convenga rispetto al tradizionale, è sufficiente fare un confronto con quest’ultimo.

Secondo le stime di Tecnocasa, la messa a reddito di un appartamento in un grande centro abitato a mezzo di locazione tradizionale può rendere in media il 4,6% lordo. Questo vuol dire che su un valore dell’immobile di 150mila euro l’affitto può portare a guadagni pari a circa 6.900 euro annui.

Le potenzialità dell’affitto breve sono molto più alte.

Affitto breve: i prezzi medi

Per una casa in centro a Roma o a Milano i prezzi di permanenza giornalieri possono oscillare dagli 80 ai 200 euro a giornata, a Firenze il costo medio è attorno a 110 euro, 100 euro a Napoli, 85 euro circa a Torino.

Naturalmente le condizioni di affitto sono particolarmente dipendenti in questi casi dalla stagionalità, dallo stato dell’appartamento, dal livello di servizi nel territorio e naturalmente dalla capacità dei proprietari di promuoversi online.

Home Away (altro servizio di scambio casa e gestione affitti brevi) spiega che i proprietari delle case del loro portale hanno generalmente una rendita media annua di 13 mila euro.

Fisco e affitto breve: come funziona?

Qualunque forma di affitto, anche se breve, deve essere regolata per legge con almeno la registrazione dell’ospite pagante. Il contratto non deve invece essere registrato se non si superano i 30 giorni di permanenza. Ecco dunque che per visite di pochi giorni si risparmia l’imposta di bollo.

Se il soggiorno supera invece i 30 giorni, si rientra nella formula dell’affitto breve non turistico che richiede la dichiarazione all’autorità locale dell’inquilino occupante l’abitazione con la motivazione del soggiorno e la registrazione di un contratto di locazione temporaneo, con bollo e raccomandata.

Per gli affitti brevi, come per gli affitti tradizionali, è permessa la richiesta di opzione per la cedolare secca, in questi casi tuttavia l’aliquota applicabile è del 21% sull’intero importo del canone, restando l’aliquota agevolata del 10% riservata agli affitti a canone concordato.

Per conoscere maggiori dettagli rispetto alla cedolare secca ti consigliamo il nostro approfondimento: Cedolare secca: cos’è e quando conviene.



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