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Ci si separa al Comune anche con l’assegno di mantenimento

30 Aprile 2015
Ci si separa al Comune anche con l’assegno di mantenimento

Separazione e divorzio davanti al sindaco più facili: i patti di trasferimento patrimoniali sono solo quelli che prevedono il trasferimento della proprietà o di altro diritto reale.

Quando ci si può separare o divorziare in Comune, davanti al Sindaco, senza quindi un avvocato? La legge pone due limiti:

– la coppia non deve avere figli;

– non devono essere presenti “patti di trasferimenti patrimoniali”.

Oggi una circolare del ministero dell’Interno [1] ha specificato meglio questi due elementi. Vediamoli più da vicino.

Presenza di figli

Quanto alla presenza di figli, deve trattarsi di prole avuta dalla coppia che si vuole dividere e non derivante da precedenti unioni. Quindi, ben potrebbe essere possibile la separazione o il divorzio “fai-da-te” se uno o entrambi i coniugi hanno già un figlio, ma frutto di un matrimonio anteriore o di una relazione di fatto con un altro partner.

La precisazione è stata necessaria per ribaltare un precedente orientamento che, invece, era più rigoroso, chiudendo le porte alla procedura davanti al sindaco in presenza di figli, a prescindere dalla provenienza degli stessi.

 

Patti di trasferimento patrimoniale

Sull’interpretazione di questa locuzione, gli interpreti si erano, in un primo momento, scervellati. E difatti la dizione normativa non eccelle per chiarezza. Si era così inizialmente creduto che rientrasse nella condizione ostativa alla separazione/divorzio fai-da-te anche la semplice previsione dell’assegno di mantenimento: con la conseguenza che l’ufficiale di Stato Civile non avrebbe potuto recepire gli accordi che avessero contenuto la previsione del versamento di una somma mensile in favore del coniuge economicamente più debole (assegno di separazione o divorzile).

Oggi questa interpretazione è stata sconfessata dal Ministero. La circolare ministeriale specifica: si considerano patti di trasferimento patrimoniale solo i patti che siano “produttivi di effetti traslativi di diritti reali”: si tratta, in pratica, di tutti quegli accordi che trasferiscono proprietà, usufrutto, uso, diritto di abitazione, superficie. Non rientra dunque nel divieto della norma, la previsione, nell’accordo concluso davanti all’ufficiale di Stato civile, di un “obbligo di pagamento” di una somma mensile a titolo di “assegno periodico”.


note

[1] Min. Interno, circ. n. 6/2015.

Autore immagine 123rf com


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