Donna e famiglia Se non sono più innamorata perdo il mantenimento?

Donna e famiglia Pubblicato il 3 maggio 2015

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Nessun addebito per chi perde interesse per l’altro coniuge e si stanca del matrimonio.

Non si può attribuire alcuna colpa a chi si stanca del rapporto matrimoniale con l’altro coniuge. Lo scoprirsi non più innamorati non è, per la nostra legge, una causa di addebito. Pertanto, anche il coniuge che abbia confessato all’altro di non amarlo più potrebbe comunque aver diritto all’assegno di mantenimento. Il mantenimento è legato solo alla sproporzione delle condizioni di reddito dei due “ex”: sicché chi sta meglio economicamente deve consentire all’altro di mantenere – quanto più possibile – lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, versandogli un assegno mensile o “una tantum” (ossia una somma in un’unica e anticipata soluzione).

È questa la sintesi di una serie di sentenze della Cassazione che, a partire dalla seconda metà degli anni ’70, si è pronunciata sul tema.

La separazione per colpa non esiste più dal 1975 grazie alla riforma del diritto di famiglia. L’Italia ha scelto di garantire il diritto al divorzio e, pertanto, ciascun coniuge è sempre libero di dire addio all’altro senza che ciò sia da considerarsi una colpa e una conseguente causa di addebito. Non si può essere, in definitiva, obbligati a rimanere legati a una persona anche se non si è più innamorati di questa.

Confessare al proprio marito o moglie di non amarlo/a più obbliga la coppia a “sedersi a tavolino” per ripartire gli eventuali beni in comunione in quote uguali, garantendo però, a chi dei due ha un reddito inferiore, il diritto a ottenere un contributo economico dall’altro, onde mantenere un tenore di vita simile a quello che aveva durante il matrimonio. Se questo accordo non si trova non resta che la causa (cosiddetta separazione giudiziale).

L’eventuale presenza di figli non cambia le cose. Per quanto possa, a volte, sembrare ingiusto – come del resto spesso succede – la donna che decida di chiedere al marito la separazione per non esserne più innamorata ha buone possibilità anche di “tenere con sé” i figli, posto che, di norma (specie nella tenera età) la prole viene collocata con la mamma. E a quest’ultima, proprio per tale ragione, viene anche affidata la casa familiare, al fine di garantire ai figli di continuare a vivere sotto lo stesso tetto. Ciò però non vuol dire che anche l’affidamento sia esclusivamente riconosciuto alla donna. Anzi, la regola è proprio quella opposta: l’affidamento è congiunto (“affidamento condiviso”). A entrambi i genitori, di conseguenza, spetteranno medesimi diritti e doveri sui figli, né si può pensare di limitare l’ex nel suo diritto di visita.

Si sta comunque aprendo un filone giurisprudenziale incline a non riconoscere alcun assegno di mantenimento tutte le volte in cui l’unione sia stata particolarmente breve (si pensi ai “matrimoni lampo” durati pochi mesi).

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Autore immagine: 123rf com


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