Donna e famiglia Infertilità e sterilità: le tecniche di PMA consentite dalla legge

Donna e famiglia Pubblicato il 1 maggio 2015

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Analisi delle tecniche di procreazione medicalmente assistita permesse, oggi, a seguito delle diverse modifiche subite dalla Legge 40.

 

Secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), quando una coppia, dopo 12/24 mesi di rapporti non protetti, non riesce a concepire è considerata infertile. Si parla, invece, di infertilità secondaria quando una coppia, pur avendo avuto già figli, ha difficoltà a concepirne altri e di sterilità quando, uno o entrambi i coniugi, sono affetti da una patologia permanente.

Definizioni a parte, il dato allarmante è che l’infertilità riguarda circa il 15% di coppie.

Le principali cause che conducono all’infertilità sono: lo stile di vita (l’uso e l’abuso di droghe, l’alcool, il fumo, l’obesità o l’eccessiva magrezza, lo stress), le flogosi dell’apparato genitale, la ricerca del primo figlio in età sempre più tardiva, l’endometriosi. Per molte di queste, è possibile intervenire mediante cure farmacologiche e terapie ad hoc, per altre e in caso di sterilità (quindi in caso di patologia irreversibile), invece, si ricorre alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Le tecniche di PMA possono essere poco invasive (Tecniche di I Livello) oppure avanzate e invasive (Tecniche di II e III livello).

L’inseminazione artificiale (IUI) rientra tra le tecniche di primo livello e consiste nell’introduzione del liquido seminale nella cavità uterina.

Le tecniche di II livello includono:

– La Fecondazione in Vitro e Trasferimento dell’embrione (FIVET). Questa tecnica prevede che gli ovociti estratti (tramite una procedura chiamata pick up) e il liquido seminale prodotto, vengano messi in un liquido di coltura dove lo spermatozoo procede naturalmente alla fecondazione dell’ovulo. A seguito della fecondazione, gli embrioni prodotti vengono trasferiti nell’utero della donna.

– Le Microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI). Questa metodica è simile alla FIVET ma si differenzia da quest’ultima per la fase di fecondazione. In questo caso, infatti, si procede iniettando lo spermatozoo nell’ovocita. Si prosegue, successivamente, al trasferimento degli embrioni nell’utero.
Le tecniche di terzo livello sono meno utilizzate e prevedono:

– la TESE che consiste nell’estrazione microchirurgica di spermatozoi dai testicoli

– La MESA ossia l’aspirazione microchirurgica degli spermatozoi dall’epididimo (che è un piccolissimo dotto presente nell’apparto genitale maschile)

– La GIFT che prevede il trasferimento dei singoli gameti (spermatozoo e ovocita) nelle tube di Falloppio.

Al momento, le tecniche di PMA sono riservate alle coppie infertili. Sono esclusi, pertanto, i single, gli omosessuali e le coppie fertili, portatrici di patologie genetiche.

È possibile fecondare anche tutti gli ovociti prodotti dalla donna e congelare gli embrioni non trasferiti [1].

Il congelamento è consentito però solo presso quei centri che presentano determinati requisiti di qualità [2].

Il numero di embrioni da trasferire è deciso dallo staff medico e dalla coppia, in base alle probabilità di successo e per evitare gravidanze multiple.

 

È consentita sia la diagnosi preimpianto che permette di valutare eventuali patologie genetiche e sia la fecondazione eterologa che autorizza l’utilizzo di gameti (ovulo o spermatozoo) proveniente da donatore esterno alla coppia [3].

È sempre vietato l’utilizzo di embrioni per la ricerca clinica e per fare sperimentazioni.

Cosa fare in caso di infertilità/sterilità?

Quando il medico (ginecologo o andrologo) diagnostica un caso di infertilità o di sterilità, è necessario che la coppia si rivolga a un Centro di Procreazione Medicalmente Assistita affinché possa essere supportata da un equipe specializzata (composta, generalmente, da ginecologo, andrologo, embriologo clinico, genetista, endocrinologo, psicologo e nutrizionista).

Esiste un Registro Nazionale di Procreazione Medicalmente Assistita che elenca tutti i Centri Italiani, autorizzati dall’Istituto Superiore di Sanità, che può essere consultato dall’utente [4].

Invece, per le coppie che decidono di varcare i confini nazionali per rivolgersi ai Centri di PMA all’estero, è consigliabile consultare dei siti specializzati (come per esempio http://www.cercounbimbo.net), per studiare le normative dei diversi Paesi, in materia di PMA, la descrizione e le percentuali di successo dei Centri (con relative opinioni delle pazienti).

note

 

[1] C. Cost, sent.n. 151 del 2009.

[2] Decr. Leg. Vo 16/2010.

[3] C. Cost, sent.n. 162del 09/04/2014.

[4] http://www.iss.it/rpma/
 

Autore immagine: 123rf com


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