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Lo sai che? Come recuperare i crediti di un condomino moroso

Lo sai che? Pubblicato il 2 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 maggio 2015

Sintetica guida, destinata ad amministratori e condomini, per districarsi nella disciplina, attualmente in vigore, sul recupero della morosità nei confronti dei condomini inadempienti.

 

Con la riforma delle norme che disciplinano il condominio [1] sono stati attribuiti all’amministratore nuovi e più penetranti poteri per procedere ad un sollecito recupero dei crediti che il condominio può vantare verso i condomini morosi.

Questi nuovi poteri sono accompagnati da precisi obblighi posti in capo all’amministratore affinché non ritardi le azioni di recupero di questi crediti.

La legge, infatti, stabilisce [2] che l’amministratore, a meno che l’assemblea non lo abbia espressamente esonerato, è obbligato ad agire per il recupero delle somme dovute dai condomini morosi entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel corso del quale il credito è maturato ed è compreso.

Per il recupero dei crediti dai condomini morosi l’amministratore può agire, per ottenere un decreto ingiuntivo, senza autorizzazione dell’assemblea condominiale ed in base soltanto allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea medesima.

Ciò significa che l’amministratore, una volta che l’assemblea avrà regolarmente approvato il bilancio consuntivo contenente la ripartizione delle spese, potrà rivolgersi ad un legale per avviare la procedura di recupero forzoso del credito e senza alcuna preventiva autorizzazione dell’assemblea.

Ed anzi l’amministratore è tenuto a farlo nel termine massimo di sei mesi dalla chiusura dell’esercizio in cui è maturato il credito verso uno o più condomini morosi.

È importantissimo sottolineare che all’amministratore, per rispettare il termine massimo di sei mesi indicato, non basterà aver inviato al condomino moroso un sollecito o una lettera di messa in mora, tramite legale, affinché questo paghi gli importi di cui risulta debitore nei confronti del condominio; l’amministratore dovrà, invece, entro il termine di sei mesi dalla chiusura dell’esercizio avere già avviato, tramite avvocato, la procedura di ricorso per decreto ingiuntivo depositando il ricorso nella cancelleria del giudice competente. Il ricorso è provvisoriamente esecutivo, ossia – in deroga alla norma generale che ne sospende l’efficacia per 40 giorni in attesa che il debitore decida se fare opposizione o meno – esso è immediatamente titolo per procedere a esecuzione forzata nei confronti del debitore già dal giorno dopo la notifica e anche se quest’ultimo presenta una opposizione. Solo il giudice, alla prima udienza, ne potrebbe sospendere la provvisoria esecuzione.

Come ha sottolineato la Cassazione [3], la lettera di messa in mora o il sollecito non sono nemmeno necessari prima di agire per ottenere un decreto ingiuntivo.

L’amministratore, dunque, farà bene ad agire senza indugio o, almeno, a farsi esonerare da questo obbligo in modo chiaro dall’assemblea condominiale per evitare di essere accusato di gravi irregolarità gestionali ed essere revocato dall’incarico.

La stessa legge [4] stabilisce infine che costituiscono gravi irregolarità di gestione non solo l’omissione, da parte dell’amministratore, delle azioni per recuperare il credito nei confronti dei condomini che siano morosi, ma anche l’avere omesso, una volta che l’azione di recupero sia iniziata davanti al giudice competente, di curare diligentemente tale azione (dando al legale ed all’assemblea tutte le doverose informazioni) o la successiva azione esecutiva cioè le successive fasi di pignoramento ed espropriazione dei beni pignorati al condomino moroso.

note

[1] Legge n. 212 del 2000.

[2] Art. 1129 Cod. civ.

[3] Cass. civ., sent. n. 9.181 del 16.04.2013.

[4] Art. 1129 Cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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