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Lo sai che? Sanatoria sulle cartelle Equitalia di basso importo già operativa

Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2015

Fino a 300 euro non verrà più fatto il controllo di esigibilità e l’importo da riscuotere si considererà automaticamente perso.

Diciamoci la verità: con tutte le notizie che circolano sul web e, in particolar modo, sui social network, si fa fatica a distinguere quelle vere dalle “bufale” costruite o ingigantite solo per ottenere qualche click in più.

Si è fatto un gran parlare, qualche mese fa, della sanatoria di Equitalia sulle cartelle esattoriali di basso importo, ossia quelle non superiori a importi di 300 euro. In realtà, molti italiani le hanno ritrovate, per intero, negli estratti ruolo o nei solleciti di pagamento riportati dall’Agente della riscossione. E non pochi studi legali si sono anche trovati a dare spiegazione se questa sanatoria sia effettiva o solo una trovata di qualche giornalista.

Ebbene, per togliere ogni dubbio, come del resto avevamo spiegato nell’approfondimento “Equitalia cancella i debiti per cartelle inferiori a 300 euro”, la mini sanatoria esiste, ma non per come tutti credono. Anzi, è sbagliato chiamarla “sanatoria”. Vediamo perché.

Contravvenendo a una delle regole di questo portale, di inserire i riferimenti normativi solo in nota (una nostra scelta per non appesantire la lettura degli articoli), questa volta vi daremo il riferimento di legge nel corpo di questo spazio

legge 23 dicembre 2014 n.190, comma 688 (si tratta della legge di stabilità per il 2015):

Ecco, in particolare, cosa dice la norma:

Alle comunicazioni di inesigibilità relative alle quote di cui al comma 684 del presente articolo [ossia quelle affidate agli agenti della riscossione dal 1º gennaio 2000 al 31 dicembre 2014, N.d.r.] si applicano gli articoli 19 e 20 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, come da ultimo rispettivamente modificato e sostituito dai commi 682 e 683 del presente articolo.

 

Le quote inesigibili, di valore inferiore o pari a 300 euro, con esclusione di quelle afferenti alle risorse proprie tradizionali di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, non sono assoggettate al controllo di cui al citato articolo 19”.

Certo, siete rimasti delusi! Uno si aspetterebbe una norma chiara e semplice, senza rinvii ad altre disposizioni e, soprattutto, che almeno una volta nel testo contenga la parola “sanatoria” o “cancellazione del debito”. E invece nulla di tutto ciò! Così solo il più abile esperto riuscirebbe a comprendere cosa voglia dire questo articolo. Cerchiamo, allora, di tradurlo noi, secondo il consueto spirito del nostro portale.

Innanzitutto partiamo dalla sintesi: le cartelle esattoriali cui si riferisce la norma sono quelle derivanti da ruoli consegnati ai cessati concessionari della riscossione, e poi alle società del gruppo Equitalia, dal 2000 fino al 2014 inclusi, il cui importo complessivo originario (senza tenere conto, cioè, dell’aggio esattoriale e di interessi di mora maturati dopo la notificazione) sia inferiore o uguale a trecento euro.

La buona notizia, poi, è che la disposizione è operativa dall’inizio del 2015, e non necessita di norme di attuazione. Dunque, la mini sanatoria esiste e non è una bufala.

Ma come funziona?

Forse l’errore di fondo di tutta questa storia – e che ha contribuito a generare confusione – è stato usare il termine “sanatoria”. Ma tant’è: ormai hanno parlato in questi termini anche i giornali economici di un certo spessore che non val la pena ribattezzare la norma.

Del suo funzionamento abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo “Equitalia cancella i debiti” a cui rinviamo. Qui cercheremo di essere più sintetici. Ecco, insomma, di cosa si tratta.

Ogni tre anni Equitalia effettua un controllo sui crediti non più esigibili: si pensi ai casi di soggetti nullatenenti, privi di alcun bene o reddito da pignorare o, ancora, che nel frattempo sono falliti; o ai casi di contribuenti contro cui ormai sono state tentate varie forme di esecuzione forzata senza che ciò abbia sortito effetti; oppure alle ipotesi di decesso o di irreperibilità assoluta del debitore. Effettuato questo controllo e verificato che “non c’è più nulla da fare”, Equitalia porta “a perdita” l’importo della cartella e, di fatto, questa viene cancellata dagli obiettivi della riscossione.

Ebbene, da diversi anni questo controllo non è stato fatto perché Equitalia ha usufruito di una serie di proroghe. Sono rimaste così, a galleggiare, centinaia di milioni di cartelle, per un totale di circa 5 miliardi e mezzo di euro. Così, per mettersi in regola, l’Agente per la riscossione dovrebbe ora smaltire un arretrato di controlli talmente elevato da non potervi fare materialmente fronte.

Cosa ha pensato allora il Governo? È stato detto ad Equitalia che, per le cartelle fino a 300 euro relative ai ruoli dal 1.01.2000 al 31.12.2014, i controlli di inesigibilità non andranno più fatti. In buona sostanza, tali cartelle vengono portate direttamente a perdita, senza ulteriori verifiche.

Vien da sé, quindi, che non sarà “sanato” chi non ha pagato la multa stradale nell’estate scorsa e solo ora riceve la cartella di Equitalia, senza che sia mai stato tentato alcun pignoramento. Lo sarà, invece, colui che ha subito l’esecuzione forzata o chi, da anni, riceve solleciti di pagamento da parte di Equitalia per cartelle di “piccolo taglio”.

Ma attenzione…

La questione principale della cosiddetta “sanatoria” (che, come abbiamo visto, “sanatoria” non è), è che essa riguarda solo i rapporti interni tra le amministrazioni titolari dei crediti ed Equitalia, e quindi non anche i contribuenti. In altre parole, l’articolo sopra riportato  non ha alcun effetto sui debiti dei contribuenti e non esenta gli Agenti della riscossione dall’applicazione delle ordinarie procedure di legge.

In termini pratici, questo significa che, come giustamente fa notare l’Ufficio Relazioni Esterne di Equitalia, il contribuente non ha alcun diritto soggettivo alla cancellazione del debito, e non potrà farlo valere davanti al giudice.

La nuova normativa in vigore dal 2015 esclude che l’ente che ha inflitto la sanzione possa fare controlli sull’attività realmente svolta da Equitalia per incassare la quota. Ciò, però, non vuol dire che l’autore dell’infrazione abbia il diritto di non pagare la sanzione, perché la cartella non è per nulla “cancellata”.

note

Autore immagine: 123rf com


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