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Busta arancione Inps: come si calcola la pensione?

3 Maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Maggio 2015



Metodo retributivo, misto, contributivo: in attesa che l’Inps invii a casa le proiezioni dei nostri futuri trattamenti previdenziali, vediamo insieme come calcolarli.

Nelle ultime settimane, in più occasioni, il nuovo presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha annunciato che presto sarà spedita, a tutti i lavoratori che versano la contribuzione all’Istituto, la famosa “busta arancione”, ovvero un prospetto contenente l’ammontare della futura pensione. Si tratta di annunci ripetuti già da tempo, da numerose personalità politiche, mai seguiti dai fatti. Si parla, comunque, di proiezioni che potrebbero variare notevolmente, a seconda della contribuzione versata, di anno in anno, ed a seconda degli indici Istat di rivalutazione; in terzo luogo, molto probabilmente gli importi saranno spinti al ribasso, per incentivare il versamento di ulteriore contribuzione integrativa.

Per questi motivi, e, non ultimo, anche a causa dei frequenti errori Inps nel calcolo (Italia Lavoro, dati alla mano, parlava, lo scorso anno, di un ammontare di pensioni errate pari al 30%, parametro in continua ascesa, a causa dell’aumento dei conteggi col contributivo), non è possibile fare completo affidamento sulla busta arancione, ma è sempre meglio far eseguirei conteggi da un professionista certificato indipendente (ad esempio, un consulente del lavoro o un commercialista; sarebbe meglio evitare i consulenti bancari o finanziari, a meno che non siano di fiducia, perchè, parimenti a quanto osservato in merito alla spinta al ribasso della futura pensione, anche questi soggetti avrebbero tutto l’interesse a farvi sottoscrivere una polizza integrativa).

Molti di voi si chiederanno se esiste un modo per calcolare da soli il proprio trattamento previdenziale: pur trattandosi di conteggi molto complicati, tenteremo, in questa guida, di semplificarli, per mettervi in grado di quantificare un primo importo, anche se approssimato.

In primis, vediamo la distinzione tra metodo retributivo, misto e contributivo:

– il primo si applica, per i soggetti che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31.12.1995, sino al 31.12.2011;

– per i soggetti aventi meno di 18 anni di contribuzione al 31.12.1995, si applica invece il metodo retributivo sino a quella data, poi il contributivo(misto);

– il solo metodo contributivo, infine, si applica ai soggetti privi di contributi antecedenti al 01.01.1996, oppure ai soggetti che si avvalgono dell’opzione contributiva, o a chi si avvale della totalizzazione e non ha raggiunto il diritto alla pensione autonoma in alcuna delle gestioni o l’età per la vecchiaia.

Per quanto riguarda il metodo retributivo , i calcoli sono suddivisi in 2 quote:

– la quota A si basa sulla media annua dell’ultimo quinquennio di retribuzione, incrementata secondo gli appositi coefficienti Istat di rivalutazione(inerentil’anno di decorrenza della pensione), e sulle settimane accreditate sino al 31.12.92.

 

Come si calcola la quota A?

-Rivaluto gli ultimi 5 anni di retribuzione secondo i parametri Istat. Divido per 260 (numero di settimane in 5 anni) per trovare la retribuzione settimanale media(R.M.S.). Moltiplico la R.M.S. per il numero di settimane di contribuzione precedenti al 31.12.1992 e per il coefficiente 0,0015384 (se la R.M.S. è inferiore a € 826,10, diversamente moltiplicherò l’eccedenza per coefficienti diversi, a scaglioni).

La quota B si basa sulla retribuzione media annua, anch’essa rivalutata secondo gli appositi parametri Istat, degli ultimi 10 anni, e sulle settimane accreditate dal 01.01.93 al 31.12.11.

 

Come si calcola la quota B?

-Rivaluto gli ultimi 10 anni di retribuzione secondo i parametri Istat. Divido per 520 (numero di settimane in 10 anni) per trovare la retribuzione settimanale media(R.M.S.). Moltiplico la R.M.S. per il numero di settimane di contribuzione dal 01.01.1993 al 31.12.2011 e per il coefficiente 0,0015384 (se la R.M.S. è inferiore a € 826,10, diversamente moltiplicherò l’eccedenza per coefficienti diversi, a scaglioni).

Sommando le due quote, avrò l’ammontare retributivo del trattamento previdenziale: difatti, dal 01.01.2012, per tutti si applica il metodo contributivo.

Per quanto concerne il metodo misto, valgono le medesime considerazioni fatte per il retributivo, ma la quota B terminerà al 31.12.1995, e non al 31.12.2011. Dal 01.01.1996, bisognerà pertanto effettuare il calcolo contributivo.

Ai fini del calcolo contributivo occorre:

-individuare la retribuzione annua dei lavoratori dipendenti o i redditi conseguiti dai lavoratori autonomi o parasubordinati;

calcolare i contributi di ogni anno sulla base non dell’aliquota effettiva, ma dell’aliquota media decennale, ovvero quella riferita ai 10 anni precedenti la cessazione;

-determinare il montante contributivo individuale, sommando i contributi di ciascun anno, opportunamente rivalutati ( la rivalutazione è diversa rispetto a quella effettuata nel metodo retributivo, poiché, trattandosi di rivalutazione di contributi, e non di stipendi o reddito, si basa sul tasso annuo di capitalizzazione, derivante dalla variazione media quinquennale del PIL determinata dall’Istat);

– per arrivare all’importo dell’assegno, si deve poi applicare al montante contributivo il coefficiente di trasformazione, che varia secondo l’età del lavoratore alla decorrenza del trattamento, e non alla maturazione dei requisiti.

Per i soggetti che si avvalgono dell’opzione, dunque che hanno contributi precedenti al 01.01.1996, si procede in questo modo:

– se dipendenti pubblici, si sommano le retribuzioni dal 1993 al 1995, rivalutate, al fine di trovare la retribuzione media; tale retribuzione media si moltiplica per il numero di anni precedenti al 01.01.1996; per trovare i contributi, si deve applicare l’aliquota media decennale.

– Lo stesso procedimento vale per i dipendenti privati, ma prendendo in considerazione le annualità dal 1986 al 1995; infine, per gli autonomi, si prenderà in considerazione l’ultimo quindicennio.

Come avrete osservato, i procedimenti non sono semplicissimi, e richiedono un lavoro non indifferente nella raccolta di coefficienti di trasformazione e di rivalutazione. Peraltro, i calcoli si complicano ancora di più nel metodo retributivo per gli iscritti Inpdap, che richiede parametri ulteriori.

Dall’analisi effettuata in questa guida ci si rende conto, ad ogni modo, dell’inutilità dei programmi, situati in vari siti internet, che calcolano la pensione in base al solo ultimo stipendio: questi software, in realtà, non fanno altro che decurtare l’ultima retribuzione di una percentuale consistente, per spingere le persone ad effettuare investimenti, allo scopo d’integrare il trattamento.

Attenti, dunque, sia agli imbrogli “istituzionali”, che a quelli commerciali. Nel dubbio, è sempre meglio farsi assistere da un professionista di fiducia. E se anche l’importo definitivo della pensione, liquidato dall’Inps, fosse errato, niente panico: entro tre anni dalla liquidazione, è sempre possibile ricorrere per ottenere il giusto ammontare.

note

Autore immagine: 123rf com


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