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Pensione anticipata pagata dall’azienda, chi ne ha diritto?

4 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2015



Come usufruire della procedura di prepensionamento e del nuovo trattamento di isopensione.

Per i lavoratori di imprese che occupano, in media, più di 15 dipendenti, la Legge Fornero [1], pur avendo tolto molte opportunità, ha offerto una nuova possibilità di collocamento a riposo anticipato, mediante accordi aziendali. Si tratta della rivisitazione e dell’ampliamento dei vecchi “scivoli”: il procedimento riguarda il datore, il lavoratore e l’Inps. Il primo, per poter “cessare” il dipendente, si deve far carico degli oneri connessi all’operazione, ovvero sia delle somme erogate dall’Istituto al soggetto, sia dei contributi che serviranno per maturare il diritto alla pensione (il 33% della media retributiva del biennio precedente al termine del rapporto).

Con l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2015 [2], questa forma di “esodo” ha conosciuto un’impennata, in quanto i pensionamenti anticipati, sino al 2017, non subiranno più penalizzazioni percentuali.

Vi sono, però, delle condizioni da rispettare: innanzitutto gli esuberi devono essere oggetto di un accordo sindacale aziendale (con le organizzazioni comparativamente più rappresentative), e di un ulteriore accordo tra lavoratore ed impresa, con cui quest’ultimo fornisce il consenso alla cessazione del rapporto(non necessario solo in caso di licenziamenti collettivi [3]). In secondo luogo, potranno rientrare solo i dipendenti a cui manchino non più di 4 anni per ottenere l’accesso alla quiescenza.

Una volta sottoscritto validamente l’accordo, l’Inps dovrà verificare la consistenza dell’organico aziendale, ovvero se sia o meno superiore alla media di 15 dipendenti; accerterà, poi, il possesso dell’anzianità, in capo al lavoratore, utile a fargli conseguire la pensione entro i successivi 4 anni.

Terminati i controlli, l’Inps erogherà al beneficiario una somma (detta isopensione) uguale all’importo della pensione che sarebbe spettata alla maturazione dei requisiti; accrediterà, inoltre, la contribuzione utile a consentire l’accesso alla quiescenza. Gli oneri finanziari di entrambe le operazioni sono, come abbiamo accennato, a carico dell’impresa: in carenza dei versamenti da parte di quest’ultima, pertanto, l’Ente non potrà effettuare, né i pagamenti, né l’accredito dei contributi.

Proprio per evitare il prospettarsi di simili situazioni, rovinose per i soggetti cessati, è obbligatorio, per il datore, sottoscrivere una polizza fideiussoria da presentare all’Inps.

Grazie alla fideiussione, qualora l’azienda bloccasse le erogazioni, dopo una prima sospensione dell’isopensione da parte dell’Istituto, e la notifica dell’avviso di pagamento all’impresa, la corresponsione del trattamento potrà comunque continuare, se l’insolvenza perdurasse per oltre 180 giorni.

Dalla breve analisi effettuata, emergono i vantaggi a beneficio del pensionando, ma vi sono anche delle rinunce: difatti, l’importo dell’assegno previdenziale è sicuramente più basso rispetto all’ammontare dello stipendio, e non prevede tutti quegli eventuali elementi accessori, come straordinari e benefit vari, che possono essere inseriti nella retribuzione. Un sacrificio non di poco conto, considerando soprattutto l’ipotesi di chi perde ben 4 anni di maggiori introiti.

Da questa importante decurtazione discende automaticamente il vantaggio per l’azienda, ovvero il risparmio , nel pagamento dell’isopensione, rispetto , sia a stipendio ed accessori, sia a quanto sarebbe stato erogato utilizzando i “vecchi” accordi di “scivolo”, che prevedevano una cifra pari all’ultima retribuzione, almeno per un minimo di mensilità; inoltre, non bisogna dimenticare l’ulteriore agevolazione del mancato pagamento del ticket di licenziamento.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, in un’analisi recente, ha quantificato un beneficio medio a favore dell’impresa, nel rapporto costi/risparmi, di circa il 18%, per quanto riguarda i dipendenti, e di oltre il 23% , per quanto concerne i dirigenti.

note

[1] L.92/2012.

[2] L. 190/2014.

[3] L.223/91.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Qualora posticipino di qualche anno il diritto alla pensione, l’isopensionato che non rientrerebbe a prendere la pensione dopo quattro anni dalla propria uscita dall’azienda, in che posizione si troverebbe? È sodato?

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