Donna e famiglia Si all’addebito al marito dispotico anche se la famiglia è patriarcale

Donna e famiglia Pubblicato il 4 maggio 2015

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La moglie che ha accettato il comportamento autoritario del marito durante il matrimonio può ottenere comunque la separazione con addebito: nessuna deroga ai principi di uguaglianza tra marito e moglie se la convivenza è divenuta intollerabile.

 

Nel corso degli ultimi 40 anni la famiglia è cambiata molto: da un’impostazione di tipo patriarcale, che vedeva la donna come una sorta di “accessorio” dell’’uomo (marito o padre che fosse), unico ad essere il vero capofamiglia [1], si è passati ad una famiglia in cui a marito e moglie sono attribuiti i medesimi diritti e doveri. Ciò non toglie che esistano ancora dei contesti sociali nei quali nei quali all’uomo è riconosciuto, se pur per consuetudine, un ruolo gerarchico di supremazia.

Ebbene, che succede se la moglie, per via della sua sottomissione e abitudine a un determinato contesto sociale, abbia tollerato a lungo il comportamento dispotico e autoritario del marito? Potrebbe ciò far venire meno la possibilità di chiedere, nei confronti dell’uomo, l’addebito della separazione?

La risposta è venuta da una recente pronuncia della Cassazione [2]. Secondo la Suprema Corte, l’atteggiamento del coniuge (nel caso di specie la moglie) che abbia tollerato, nel corso della vita matrimoniale, atti lesivi della propria dignità e del proprio diritto all’uguaglianza nelle relazioni familiari non ha alcun valore e rilievo dal punto di vista giuridico. Per quanto tale comportamento possa, infatti, aver trovato giustificazione nella volontà di mantenere unita la famiglia e si sia basato su una dipendenza psicologica nei confronti dell’altro, ciò non toglie che, se la condotta autoritaria di quest’ultimo, ad un certo punto, sia divenuta la causa della crisi irreversibile del matrimonio, il giudice potrà addebitare la separazione al marito dispotico, ritenendolo, quindi responsabile della rottura.

 

Il magistrato, in altre parole, non può dare rilievo ad elementi sociologici e psicologici di un determinato contesto socio-familiare quando questi siano in contrasto con il principio di uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi [3] e col criterio di regolazione dei rapporti tra marito e moglie basato sulla ricerca dell’accordo reciproco e sul rispetto della pari dignità della coppia nella conduzione della vita familiare[4].

Il Tribunale quindi, indipendentemente dal contesto sociale della famiglia potrà accogliere la domanda di separazione con addebito nei confronti del coniuge autoritario quando venga fornita in giudizio una prova rigorosa del fatto che:

– il comportamento da questo assunto nel corso del tempo ha minato il legame della coppia, in quanto si è concretizzato in specifici atti consapevolmente contrari ai doveri del matrimonio [5] e quelli posti a tutela della personalità individuale di ciascun coniuge in quanto singolo e membro della formazione sociale familiare [6]

– e che sia stato proprio tale comportamento la causa diretta della intollerabilità della convivenza che ha portato alla richiesta di separazione (cosiddetto nesso di causalità).

È naturale che il principio ribadito dalla Corte vale anche per contesti differenti (diverso da quello patriarcale) ove sia, invece, l’uomo ad aver assunto una posizione di tolleranza e soggezione nei confronti della moglie. Il principio di uguaglianza e pari dignità tra i coniugi non può che valere, infatti, in qualsiasi contesto sociale.

La vicenda

Nel caso di specie i coniugi gestivano insieme un’azienda agricola per trarne i mezzi di sostentamento per la famiglia e il marito, non solo aveva preteso svolgere l’attività economica in modo unilaterale, ma si era anche appropriato di proventi e risorse dell’azienda. Tale condotta aveva creato un conflitto insanabile tra i coniugi poiché la donna, dopo aver a lungo tollerato, rivendicava il diritto a decidere su questioni di rilevante importanza per la vita familiare in modo paritario al marito.

note

[1] Basti solo pensare al fatto che solo nel 1968 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 559 cod. pen. che prevedeva il reato di “adulterio” a carico della sola moglie e che comportava la pena della reclusione fino a un anno.

[2] Cass. sent. n. 8094/15 del 21.04.2015.

[3] Art. 3 Cost.

[4] Cass. sent. n. 13983/14.

[5] Quelli tipici previsti dall’ art. 143 cod.civ.

[6] Ai sensi degli artt. 2 e 29 Cost.

I coniugi hanno un obbligo reciproco di collaborazione e di concorde determinazione dell’indirizzo della vita familiare; nel caso in cui uno di loro, per semplice consuetudine sociale, abbia tollerato il ruolo autoritario dell’altro, accettando un’impostazione gerarchica della gestione della vita familiare (come quella di tipo economico), ciò non esclude che, se tale condotta abbia reso la convivenza matrimoniale intollerabile, il giudice possa pronunciare la separazione con addebito nei confronti del coniuge dispotico.


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