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Pagamenti in contanti: come l’Agenzia delle Entrate li scopre

4 maggio 2015


Pagamenti in contanti: come l’Agenzia delle Entrate li scopre

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 maggio 2015



Tracciabilità e limiti all’uso della carta moneta da mille euro: con il redditometro e gli accertamenti fiscali il fisco scopre la violazione della normativa.

Come noto, dal 2012 non è più possibile effettuare pagamenti o trasferimenti di somme di denaro in contanti superiori a 999,99 euro. In pratica, già da mille euro in su scatta l’obbligo di utilizzare l’assegno bancario non trasferibile, l’assegno circolare, il bonifico bancario, la carta di credito (cosiddetti “strumenti di pagamento tracciabili”).

Nella nostra guida “Pagamento in contanti: quando si rischia” abbiamo elencato tutte le ipotesi in cui è possibile l’uso del contante (per esempio, nel caso di versamento o prelievo dal proprio conto bancario o postale) e le sanzioni previste dalla legge. Abbiamo anche elencato le ipotesi in cui è consentito pagare a rate, in contanti, per importi inferiori alla soglia di tracciabilità, e quando invece ciò viene considerata un’elusione della legge.

Ma come fa, poi, in concreto, il fisco – e, in particolare, l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di finanza – a scoprire le violazioni della normativa sulla tracciabilità? Quali sono gli strumenti adottati dal fisco per effettuare i controlli?

Esistono numerosi strumenti attraverso i quali il fisco riesce a scoprire gli spostamenti di denaro.

Il più evidente è lo spesometro. Esso misura le spese sostenute da ogni contribuente, confrontandole con la dichiarazione dei redditi. Il discorso è simile per il nuovo redditometro. Per esempio, se Tizio dichiara 10mila in un anno, è presumibile che possa spendere 10mila o, indebitandosi, una minima parte in più. Ma non certo potrà spendere 20mila (anche perché non troverebbe nessuno disposto a fargli credito). Se, quindi, risultano, a suo nome, spese per importi sproporzionati al suo tenore di vita (informazioni che il fisco ottiene attraverso le comunicazioni di chi vende beni o eroga servizi o attraverso le fatture emesse), allora scatta l’allarme rosso e l’Agenzia delle Entrate procede all’accertamento.

Ebbene, in tali casi Tizio, se vorrà evitare le sanzioni, dovrà dimostrare che si tratti di redditi esenti o già tassati e, quindi, nel nostro caso, da chi ha percepito le somme che gli hanno consentito una spesa superiore alle sue possibilità. È chiaro che, se non risulteranno movimentazioni bancarie, il contribuente si troverà al bivio: o subire la condanna per l’evasione, oppure quella per violazione della normativa sulla tracciabilità.

Ci sono poi gli accessi in banca: Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza possono acquisire direttamente i dati e le notizie dei clienti delle banche.

In ogni caso, grazie alla nascita dell’Anagrafe dei conti correnti, tutte le banche sono obbligate a comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria i movimenti e gli importi che hanno interessato i conti. In questo modo c’è un pieno controllo dei pagamenti e degli spostamenti di denaro (se avvenuti e, quindi, anche se mai avvenuti).

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Autore immagine: 123rf com

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