Cartelle Equitalia fino a 300 € sanate? Il contribuente non ha diritti

5 maggio 2015


Cartelle Equitalia fino a 300 € sanate? Il contribuente non ha diritti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 maggio 2015



La cosiddetta sanatoria non genera alcun diritto di vedersi cancellata, dal giudice, la pretesa esattoriale inferiore a 300 euro.

Equitalia ha cancellato tutte le cartelle di valore inferiore a 300 euro”: una voce comune, che circola da dicembre 2014, generata da interpretazioni non corrette della norma contenuta nell’ultima legge di Stabilità [1]. Come, però, abbiamo già precisato nell’articolo “Sanatoria sulle cartelle Equitalia di basso importo già operativa”, in verità, non si tratta di una vera e propria sanatoria, ma piuttosto di un “regolamento di conti” tra amministrazioni, il cui unico effetto è di esonerare Equitalia dall’effettuare le verifiche sull’esigibilità delle cartelle di basso importo non riscosse dal 2000 sino al 2014. Dunque, nessun diritto in capo al contribuente. Tutt’al più una “speranza”. Cerchiamo di comprendere meglio questo punto. L’occasione ci è fornita da una email giunta a questa redazione dagli uffici di Equitalia, che sollecitano un chiarimento sulla questione.

La legge di Stabilità per il 2015 [1] prevede che gli Enti creditori (Erario, Inps, Comuni, Enti territoriali) non debbano controllare le azioni svolte dagli Agenti della riscossione per recuperare le partite, di valore inferiore o pari a 300 euro, dichiarate non più esigibili. La norma si riferisce pertanto esclusivamente ai rapporti tra gli Enti pubblici creditori ed Equitalia, ma non ha alcun effetto sui debiti dei contribuenti e non esenta gli Agenti della riscossione dall’applicazione delle ordinarie procedure di legge.

La suddetta nota, pubblicata nei mesi scorsi, è consultabile sul portale di Equitalia.

Tale “sanatoria” sull’inesigibilità non è quindi un obbligo per il concessionario, ma – se vogliamo – una sorta di facoltà. L’ente impositore (per esempio: il Comune che ha emesso la sanzione amministrativa) per legge rinuncia ad esigerne il pagamento, ma Equitalia (ente concessionario) incaricata alla riscossione può decidere comunque di procedere alla riscossione.

In buona sostanza, questo significa che il contribuente potrebbe ben trovare, nel proprio estratto di ruolo, cartelle di più basso importo, senza poter accampare alcun diritto in merito o, peggio, ricorrere al giudice per ottenere l’annullamento.

Come già abbiamo detto, tutto l’equivoco è stato generato dal fatto che, all’indomani dell’approvazione della legge, si è parlato di “sanatoria”.

note

[1] Art. 1, comma 688, della legge di Stabilità (legge 23 dicembre 2014, n.190).

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2 Commenti

  1. e quindi dove sta la sanatoria? e dove finiscono i soldo della cartella se l’ente creditore vi ha rinunciato e einvece l’equitalia lo riscuote comunque?

  2. Quindi l’Ente rinuncia al credito ed Equitalia riscuote per se stessa!? Ove così fosse sarebbe fantastico! Tributi, sanzioni interessi ed aggio per il riscossore.
    Penso che dovremmo aspettarci presto qualche altra precisazione

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