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Le Guide Il pignoramento dei beni mobili da parte di Equitalia

Le Guide Pubblicato il 5 maggio 2015

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> Le Guide Pubblicato il 5 maggio 2015

Espropriazione forzata: vendita all’asta nei confronti del debitore delle cartelle esattoriali.

Sebbene avvenga di rado, Equitalia può sempre pignorare i beni mobili appartenenti al debitore. Sono beni mobili tutti quelli non ancorati stabilmente al suolo. Tali sono, per esempio, non solo il divano di casa, la televisione, ma anche i gioielli, il contenuto della cassetta di sicurezza in banca, della cassaforte di casa, ecc. Per l’automobile, invece, esiste una procedura apposita (di norma anticipata dal fermo auto).

Il pignoramento, ossia l’espropriazione mobiliare, consiste in un’ingiunzione al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi. Viene pertanto posto un vincolo di destinazione sui beni pignorati rendendo gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento inefficaci nei confronti del creditore esecutante e degli altri eventuali creditori intervenuti.

Il verbale di pignoramento deve essere notificato al debitore [1].

Le riscossioni coattive di somme fino a euro 2.000 devono essere precedute da due solleciti distanti sei mesi uno dall’altro [2].

La vendita dei beni pignorati è effettuata, mediante pubblico incanto a cura dell’agente della riscossione, senza necessità di autorizzazione del giudice [3].

Il pignoramento perde efficacia nell’ipotesi in cui dalla sua esecuzione siano vanamente trascorsi duecento giorni senza che sia stato effettuato il primo incanto [4]. In tale ipotesi, ed in ogni altro caso di estinzione, l’agente della riscossione, entro dieci giorni, deve richiedere al conservatore la cancellazione della trascrizione del pignoramento dal pubblico registro mobiliare o immobiliare.

Il procedimento di espropriazione, inoltre, si estingue comunque se il debitore o un terzo, in qualunque momento anteriore alla vendita, paga all’ufficiale della riscossione la somma portata dal ruolo, i relativi accessori e le spese, ovvero gli esibisce la prova dell’avvenuto pagamento [5].

Per procedere alla vendita dei beni pignorati l’agente della riscossione deve affiggere alla casa comunale, per cinque giorni consecutivi anteriori alla data fissata per il primo incanto, un avviso contenente la descrizione dei beni e l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo del primo e del secondo incanto [6]. In particolare:

– il primo incanto non può aver luogo prima che siano decorsi dieci giorni dal pignoramento;

– il secondo incanto non può aver luogo nello stesso giorno stabilito per il primo e deve essere fissato non oltre il decimo giorno dalla data del primo incanto.

Su istanza del debitore o dell’agente della riscossione, il giudice può ordinare che degli incanti, ferma la data fissata per gli stessi, sia data notizia al pubblico a mezzo di giornali o con altre idonee forme di pubblicità commerciale.

Il debitore ha la facoltà [7] di procedere alla vendita del bene pignorato o ipotecato al valore determinato secondo le forme di legge [8] con il consenso dell’agente della riscossione. Quest’ultimo interviene nell’atto di cessione ed allo stesso è interamente versato il corrispettivo della vendita. L’eccedenza del corrispettivo rispetto al debito è rimborsata al debito entro i dieci giorni lavorativi successivi all’incasso.

I beni indispensabili all’impresa o per l’esercizio della professione sono pignorabili nel limite del quinto [9] del loro valore, se gli altri beni non sono sufficienti a soddisfare l’agente della riscossione anche se il debitore è una società e se il capitale investito prevale sul lavoro. Nel caso di pignoramento di tali beni la custodia è affidata la debitore e la vendita all’asta non può avvenire prima di trecento giorni dal pignoramento.

Tre sono le modalità attraverso le quali può avvenire l’esecuzione forzata:

1) esecuzione mobiliare;

2) esecuzione immobiliare;

3) esecuzione presso terzi che onsiste nell’espropriazione di beni mobili del debitore che si trovano presso un terzo.

I più frequenti sono quelli effettuati sulle somme di danaro depositate in conti correnti in banca o presso il datore di lavoro del debitore per somme dovute a titolo di stipendio.

note

[1] Ai sensi dell’art. 65 del D.P.R. 602/1973

[2] Ai sensi del’art. 7, comma 2 lettera gg-quinquies) del D.L. n. 70/2011 convertito dalle legge n . 106 del 12 luglio 2011 (“Decreto Sviluppo”).

[3] Art. 52 del D.P.R. 602/1973

[4] In base all’art. 53 del D.P.R. 602/1973, come modificato dall’’art. 52, comma 1, del D.L. n. 69 del 21 giugno 2013, pubblicato in G.U. 21.06.2013, Decreto del Fare, convertito in Legge n. 98 del 9 agosto 2013, pubblicate in G.U. n. 194 del 20.08.2013.

[5] Art. 61 del D.P.R. 602/1973

[6] Ai sensi dell’art. 66 del D.P.R. 602/1973.

[7] Ai sensi dall’art. 10, comma 13-terdecies del D.L. n. 201/2011 convertito nella Legge n. 214 del 22 dicembre 2011, che prevede l’aggiunta del comma 2-bis all’art. 52 del D.P.R. n. 602/73.

[8] Determinato ai sensi dell’art. 68 del citato D.P.R. n. 602/73.

[9] Art. 52, comma 1, del D.L. n. 69 del 21 giugno 2013, pubblicato in G.U. 21.06.2013, Decreto del Fare, convertito in Legge n. 98 del 9 agosto 2013, pubblicata in G.U. n. 194 del 20.08.2013.

Autore immagine: 123rf com


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