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Vizio di motivazione e ricorso per cassazione: solo se determinante

6 Maggio 2015
Vizio di motivazione e ricorso per cassazione: solo se determinante

Rileva solo il mancato esame di elementi di prova tali che, se invece compiuto, avrebbe portato il giudice a una diversa sentenza.

Non sempre l’avvocato, nel proporre il ricorso per Cassazione contro la sentenza di secondo grado, ha compito facile se si appiglia al “vizio di motivazione” dell’atto impugnato. Difatti, secondo una recente precisazione fornita dalla stessa Suprema Corte [1], per potersi configurare il vizio di motivazione su un asserito punto decisivo della controversia, è necessario un rapporto di causalità tra la circostanza che si assume trascurata e la soluzione giuridica data alla controversia dalla sentenza impugnata, tale da far ritenere che quella circostanza, se fosse stata considerata dal precedente giudice, avrebbe portato a una diversa soluzione della vertenza.

Pertanto, il mancato esame di elementi di prova, ritenuti decisivi, contrastanti con quelli posti a fondamento della pronuncia, costituisce vizio di omesso esame di un punto decisivo della sentenza solo se le risultanze processuali non esaminate siano tali da invalidare (in base a un giudizio di certezza e non di semplice probabilità) l’efficacia probatoria delle risultanze stesse sulle quali il convincimento è fondato [2].

Va comunque precisato – prosegue la sentenza – che, davanti alla Cassazione, la deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata dà al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito della intera vicenda processuale, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito; ma è a quest’ultimo che spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere quelle ritenute più idonee a dimostrare la verità dei fatti, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti (salvo, per come è ovvio, i casi tassativamente previsti dalla legge).


note

[1] Cass. sent. n. 8925/15 del 5.05.2015.

[2] Cfr. anche Cass. sent. n. 9368 del 21.04.206. Cass. sent. n. 15355 del 9.08.2004.

Autore immagine: 123rf com


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