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Bocciatura Riforma Fornero, rimborsi ai pensionati da 3500€


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 maggio 2015



In arrivo oltre 10 miliardi di risarcimenti per l’incostituzionalità del blocco dell’adeguamento delle pensioni.

 

La sentenza emanata la settimana scorsa dalla Corte Costituzionale [1], in merito all’illegittimità del Decreto Salva Italia [2] (meglio conosciuto come Riforma Monti Fornero), nella parte in cui bloccava l’adeguamento dei trattamenti previdenziali al costo della vita, ha causato un vero e proprio terremoto: la disposizione, infatti, inciderà in maniera molto forte nel Bilancio Statale, poiché comporterà esborsi, secondo stime dettagliate, non inferiori a 10 miliardi di Euro (le prime valutazioni parlavano già di circa 5 miliardi di Euro, ma la platea dei destinatari si è dimostrata molto più consistente di quanto atteso).

La decisione, in pratica, ha cassato la Riforma delle pensioni del 2011, nella parte [3] in cui era stato disposto, per gli anni 2012 e 2013, il congelamento delle perequazioni degli assegni, per quegli importi che superavano il triplo del trattamento minimo: l’impatto reale della manovra ammonta, di preciso, tra circa gli 11 ed i 13 miliardi di Euro .

Questo, poiché la normativa, secondo la Corte, evocava esigenze finanziarie , a giustificazione del blocco dell’adeguamento, troppo vaghe, dunque insufficienti per poter incidere sul potere d’acquisto delle prestazioni previdenziali. In particolare, a causa dei pesanti effetti per i pensionati, risultano violati, nel concreto, la proporzionalità [4], l’adeguatezza [5] nonché i principi Costituzionali di solidarietà ed uguaglianza.

Quali sono gli effetti della sentenza?

Innanzitutto, la dichiarazione d’illegittimità Costituzionale comporta il ripristino della situazione di diritto: pertanto, quanto illegittimamente tolto ai beneficiari, deve essere restituito. E’, tuttavia, necessaria un’ulteriore specifica: poiché la Consulta ha anche affermato la legittimità della proporzionalità del trattamento ai contributi versati, entro determinati limiti , e, dato che buona parte delle pensioni in oggetto sono liquidate tramite il metodo retributivo, legato all’ammontare degli ultimi stipendi e, dal punto di vista contributivo, solo alle settimane assicurate, saranno necessarie ulteriori valutazioni in merito ai casi concreti, ovvero se esista o meno una certa proporzione tra assegno e versamenti.

In secondo luogo, è necessario sottolineare che sono stati bloccati solo gli importi superiori a 3 volte il trattamento minimo, quindi a partire da € 1.406 lordi al mese, mentre i beneficiari di cifre minori, non avendo subito alcuna decurtazione, non avranno diritto ad essere rimborsati.

Per i soggetti che dovranno essere risarciti, si prospetta comunque una strada in salita.

Ipotizzando il caso di un pensionato che abbia percepito, nel 2012, un trattamento lordo di circa 1900 Euro, il blocco deciso dalla Riforma Fornero ha comportato mancati introiti pari ad un ammontare di quasi 100 Euro mensili: moltiplicando la cifra per tre anni e mezzo (2012-2013-2014 e metà 2015), arriviamo ad un danno di pressappoco 4.200€, al lordo della tassazione.

I rimborsi diventano tanto più alti, quanto più è alta la pensione, giungendo a circa 6.300€ per gli assegni intorno ai 3.000€ lordi.

Le difficoltà, ad ogni modo, risiedono nelle modalità di restituzione: in questi giorni, difatti, si sta cercando di far fronte alle esigenze dei legittimi beneficiari, senza incidere in maniera troppo forte nelle casse statali.

Una prima ipotesi è quella dei rimborsi rateali, a partire dai redditi più bassi; un’altra idea che si sta facendo strada, è poi quella di tassare le pensioni più alte, non proporzionate alla contribuzione versata, con un contributo di solidarietà.

Questa soluzione è particolarmente gradita dal Presidente Inps, Tito Boeri, che non ha mai fatto mistero di voler incidere non solo sui trattamenti elevati, ma soprattutto su quelli non basati sui contributi effettivi.

Nel frattempo, il consiglio è quello di restare sempre aggiornati sulla situazione: molto probabilmente, infatti, la restituzione non sarà automatica, ma andrà compilata un’apposita domanda all’Istituto.

note

[1] C.Cost . sent. n. 70 del 30/04/2015.

[2] D.L. 201/2011.

[3] Art. 24, Co.5, D.L. n. 201 del 2011.

[4] Art. 36 Cost.

[5] Art. 38 Cost.

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3 Commenti

  1. sono un dipendente delle FF.AA. andato in pensione ad Aprile 2008.
    La mia pensione lorda è di 3.200,00€, volevo sapere visto che non si capisce niente riguardo questa perequazione degli arretrati, volevo sapere se anche io rientro in questo settore.

  2. Ho lavorato 50 anni per la mia famiglia e sto per lasciare loro dei debiti! Ho studiato tanto e non alla Bocconi, ho superato i concorsi e non per la fortuna e credo di avere fatto anche un poco di bene; ma non di quello che pensi tu, cittadino medio!
    Cerca di guardare oltre la tristezza per vedere come le cose non siano mai a senso unico e mai come sembrano al primo sguardo distratto e, forse, poco o molto interessato! E i sentimenti in questa questione, credimi, c’entrano poco se non per il misto di rabbia e di stupore che mi ha colto quando ho compreso di essere stata derubata dallo Stato che ho servito al massimo delle mie forze e del mio impegno per mezzo secolo! Quei soldi io li meritavo e, forse meritavo anche altro; avrei potuto realizzare le idee che non mi mancavano anche nel sociale…ma spettava a me decidere. Così mi hanno calpestata e usata con la forza del potere e, nella vecchiaia che è già una stagione di bilanci, fa tanto male scoprire di essere stata derubata…. Che Dio ti aiuti, cittadino medio!

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