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Lo sai che? Competenza e giurisdizione contro l’esecuzione forzata di Equitalia

Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2015

Pignoramento dell’Agente per la riscossione: a quale giudice presentare l’opposizione all’esecuzione?

Davanti a quale giudice va presentato il ricorso contro il pignoramento di Equitalia? La questione non è sempre chiara neanche ai professionisti: spesso si fa confusione, infatti, tra la Commissione Tributaria Provinciale e il Tribunale ordinario, giudice dell’Esecuzione. Sicché è dovuta intervenire la Cassazione, con una recente sentenza [1], a precisarlo in modo abbasta esplicito.

Difetto di giurisdizione

Per quanto riguarda l’impugnazione degli atti di pignoramento (presso terzi, mobiliare, immobiliare) la competenza è solo del tribunale ordinario, giudice dell’esecuzione, e non invece della Commissione tributaria: ciò in quanto si tratta di atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento. La condizione, però, è che siano passati 60 giorni dalla notifica della cartella, ossia che quest’ultima si divenuta definitiva.

Dunque, anche se si tratta di una riscossione esattoriale, l’opposizione si deve presentare sempre al giudice dell’esecuzione il quale, poi, per la decisione sul merito, rinvierà alla CTP per le questioni tributarie, al tribunale sezione lavoro per quelle di carattere previdenziale, al Giudice di Pace, infine, per le controversie relative alle contestazioni di contravvenzioni.

La legge [2] attribuisce alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative (aventi natura tributaria) irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio.

Restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti dell’esecuzione forzata tributaria (ossia i pignoramenti promossi dall’Agente della riscossione) successivi alla notifica della cartella di pagamento. Lo stesso dicasi, ove prevista, per gli atti di esecuzione successivi alla notifica dell’intimazione di pagamento [3] (ossia nel caso di atti dell’Agenzia delle Entrate immediatamente esecutivi che non richiedono la notifica della cartella).

Sulla questione, ad ogni modo, era già intervenuta una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [4], per cui non sembrano porsi dubbi di sorta.

La questione non cambia se, con l’opposizione al pignoramento si intende impugnare anche la cartella di pagamento per nullità della sua notificazione, una volta intervenuta la definitività dell’avviso di accertamento e della cartella esattoriale.

L’atto di pignoramento presso terzi non è impugnabile innanzi al giudice tributario anche se emanato per riscuotere le entrate fiscali. Per gli atti dell’esecuzione forzata è sempre competente a giudicare il giudice ordinario. Una volta accertato che la cartella di pagamento sia divenuta definitiva, purché regolarmente notificata e non impugnata, viene meno la possibilità di formulare contestazioni sul rapporto tributario e i suoi elementi costitutivi, assegnate alla cognizione delle commissioni tributarie.

note

[1] Cass. sent. n. 8618 del 29.04.2015.

[2] A norma dell’art. 2 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nel testo risultante dopo le modifiche recate dall’art. 2, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e dal d.l. 20 settembre 2005, n. 203, come convertito nella legge 2 dicembre 2005, n. 248.

[3] Di cui all’art. 50 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

[4] Cass., S.U., sent. n. 8279 del 31.03.2008.

Autore immagine: 123rf com


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