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Lo sai che? Assenza prolungata del lavoratore e dimissioni tacite

Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 maggio 2015

Un mio dipendente si è messo in malattia producendo inizialmente dei certificati medici, per poi non dare più notizie e i nostri tentativi di contattarlo sono stati vani; si può considerare questa prolungata assenza come una comunicazione di dimissioni?

 

Le dimissioni sono un atto a forma libera: salvo che il CCNL di categoria applicato non preveda diversamente, esse non necessitano di una particolare forma prescritta dalla legge per essere manifestate, producendo quindi effetto anche se prestate oralmente. Possono assumere valore di dimissioni anche quei comportamenti del dipendente da cui si evince la volontà di recedere dal contratto. I comportamenti del lavoratore assumono tale valenza quando esprimono la volontà incondizionata di porre fine al rapporto e quando sono comunicati al datore di lavoro [1].

Quando però la volontà del lavoratore di dimettersi non sia chiara e supportata da elementi che dimostrino in modo evidente la sua decisione di recedere, ma ci si trovi di fronte alla sola sua assenza ingiustificata, come nel caso di specie, detta assenza non può configurarsi come dimissioni; ciò in quanto tale comportamento sarebbe privo dell’univocità che deve caratterizzare la manifestazione di volontà del lavoratore di porre fine al rapporto di lavoro [2].

Tale orientamento è confermato anche nei casi in cui il contratto collettivo nazionale espressamente equipari l’assenza ingiustificata del lavoratore alle dimissioni, salvi i casi in cui l’assenza sia accompagnata dal verificarsi di altri fatti idonei a dimostrare in maniera chiara e inequivocabile la definitiva volontà del soggetto di porre fine al rapporto [3].

Siamo in presenza di dimissioni tacite solo se il lavoratore resti assente ingiustificato oltre il periodo previsto dal contratto collettivo nazionale.

Ciò posto, nel caso di specie, la semplice assenza del lavoratore ed il suo mancato riscontro ai tentativi di comunicare con lui non sono comportamenti da soli sufficienti a manifestare la sua effettiva ed inequivocabile volontà di dimettersi.

Il comportamento del dipendente può invece ragionevolmente dar luogo ad un procedimento disciplinare basato sulla contestazione proprio dell’assenza ingiustificata [4]. Tale procedimento dovrà essere svolto secondo la procedura prevista dallo Statuto dei Lavoratori [5].

All’esito del procedimento disciplinare per assenza ingiustificata, il lavoratore potrà essere licenziato per giusta causa – quindi senza preavviso – o per giustificato motivo soggettivo, in base al fatto che il contratto di categoria applicato in azienda riconduca l’assenza ingiustificata all’una o all’altra sanzione espulsiva.

note

[1] Cass. sent. n. 2853 del 11.03.1995; Cass. sent. n. 6604 del 20.05.2000; nella specie, la Cassazione ha ritenuto dimissionario il dipendente che, assunto in prova da soli due giorni e subito assentatosi ancor prima della consegna del libretto di lavoro, era rimasto assente per altri tre mesi dopo che, in un’animata conversazione telefonica, un addetto dell’azienda datrice di lavoro gli aveva contestato l’assenza ingiustificata.

[2] Cass. sent. del 11158 del 25.10.1995.

[3] Cass. sent. n. 2605 del 12.03.1987.

[4] Cass. sent. n. 19418 del 6.10.2005; Cass. sent. n. 11158 del 27.10.1995.

[5] Art. 7, l. n. 300/1970.

Autore immagine: 123rf com


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