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Esproprio per pubblica utilità e calcolo dell’indennità

8 maggio 2015


Esproprio per pubblica utilità e calcolo dell’indennità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2015



Ho ricevuto una notifica di esproprio per pubblica utilità sui miei terreni coltivati a grano, finalizzato all’installazione di alcuni tralicci; la stessa notifica è giunta ad altri 50 proprietari di fondi della zona. Quali sono i criteri corretti da seguire per il calcolo dell’indennità che dovrò ricevere per l’esproprio?

 

La pubblica amministrazione è legittimata ad emanare un decreto di occupazione d’urgenza, tra le altre ipotesi, quando il numero degli immobili da espropriare è elevato [1]. In questi casi non è raro che l’ammontare dell’indennità offerta ad ogni singolo proprietario venga determinata mediante criteri e modalità di quantificazione automatiche, poiché la complessità della procedura di espropriazione e l’obbligo di rispettare tempi rapidi impediscono l’esecuzione di valutazioni approfondite sulle particolarità di ogni singolo appezzamento.

Questa è la ragione per cui la legge riconosce agli espropriati la facoltà di accedere a quantificazioni alternative e indipendenti dalla procedura di esproprio. La scelta di una opzione piuttosto che di un’altra comporta vantaggi e svantaggi. Vale la pena, dunque, chiarire il quadro completo, sia normativo che pratico, specificando la via migliore di cui servirsi.

Per verificare la congruità dell’indennità offerta rispetto al valore della porzione di fondo che verrà espropriata, è opportuno rivolgersi in tempi brevi a un consulente tecnico (perito agrario) affinché proceda alla stima dell’immobile. L’esigenza di celerità è dettata dal fatto che la legge prevede un termine di soli trenta giorni, dalla data della immissione in possesso, per comunicare formalmente la volontà di accettare l’offerta oppure avvalersi del procedimento di quantificazione alternativo con la partecipazione del perito di fiducia [2].

È consigliabile accettare l’offerta proposta quando, dal confronto dell’ammontare determinato dall’amministrazione e l’indennità quantificata dal suo perito, la differenza sia trascurabile. Infatti, se si accetta l’indennità, si avrà diritto a ricevere immediatamente un acconto dell’80% della somma totale che dovuta; inoltre non verrà addebitata alcuna spesa [3]. Invece, scegliendo il ricalcolo della indennità mediante il procedimento peritale, il rischio è di dover pagare i costi sostenuti dall’amministrazione per l’affidamento degli incarichi di consulenza ma, d’altra parte, si può contare su uno studio più mirato, che tenga conto di tute le variabili e le qualità intrinseche dell’immobile soggetto ad esproprio.

In particolare, la legge prevede che l’espropriato sia tenuto a pagare le spese se la stima è inferiore a quella offerta in precedenza; le spese sono divise a metà se la differenza tra i due valori non supera il decimo, mentre nulla sarà dovuto se la nuova quantificazione sia maggiore almeno di un decimo rispetto a quella offerta [4].

Pertanto, potrebbe essere più conveniente rifiutare l’offerta e preferire la soluzione su menzionata (procedura peritale) quando la quantificazione effettuata in privato determini un ammontare considerevolmente maggiore rispetto a quello offerto.

Entro 30 giorni dalla notifica della nuova stima o del decreto di esproprio, è possibile comunque impugnare di fronte alla Corte d’Appello le valutazioni effettuate dai tecnici, i quali potrebbero non aver tenuto in debita considerazione le valutazioni del proprietario del bene e del suo tecnico [5]. In questa ipotesi, sarà il giudice a individuare definitivamente l’importo mediante l’ausilio di consulenti d’ufficio.

A ciò si aggiunga che nel caso di specie, oltre al valore della porzione espropriata, il proprietario del bene ha diritto a ricevere una indennità aggiuntiva poiché il terreno è coltivato a grano e, a causa della procedura in oggetto, subirà dei danni per la distruzione delle colture e per il mancato raccolto. La legge prevede infatti il riconoscimento di un’ulteriore somma al proprietario che sia anche imprenditore agricolo [6].

note

[1] Art. 22- bis, c. 2, lett. b), D.P.R. 327/2001.

[2] Art. 22, c. 2, D.P.R. 327/2001.

[3] Art. 22- bis, c. 3, D.P.R. 327/2001.

[4] Art. 21, c. 6, D.P.R. 327/2001.

[5] Art. 54, D.P.R. 327/2001.

[6] Art. 40, c. 4, D.P.R. 327/2001.

Autore immagine: 123rf com

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