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Indennità di accompagnamento per la chemioterapia

9 Maggio 2015
Indennità di accompagnamento per la chemioterapia

5 anni fa sono stata sottoposta a cicli di chemioterapia. Sono ancora in tempo per richiedere l’indennità di accompagnamento per il periodo di chemio?

Trascorsi 5 anni dal periodo in cui sono stati sostenuti i cicli di chemioterapia, risulta assai arduo determinare se effettivamente le suddette cure fossero di entità tale da rendere il paziente non autosufficiente e, pertanto, legittimato a richiedere l’indennità di accompagnamento.

È infatti pacificamente riconosciuto il diritto del malato oncologico all’indennità di accompagnamento anche limitatamente ai periodi di chemioterapia, purché in ragione di tali cure il soggetto non sia in grado di deambulare autonomamente o di provvedere da sé alle esigenze quotidiane di vita. La sussistenza di tali condizioni deve essere accertata da apposita commissione medica, la quale difficilmente, a distanza di 5 anni dall’accaduto, sarà in grado di determinarlo [1].

La Corte di Cassazione sostiene, infatti, con particolare riferimento ai pazienti oncologici, che il problema del trattamento chemioterapico non può essere risolto in astratto, stabilendo genericamente che esso comporti o non comporti il diritto all’indennità di accompagnamento, ma costituisce una situazione di fatto, da valutare caso per caso.

È necessario, cioè, analizzare le risposte date dall’organismo di ogni singolo soggetto sottoposto alle sollecitazioni chemioterapiche, gli effetti, i dosaggi utilizzati, la durata delle cure [2].

Nonostante il tempo trascorso, qualora si voglia richiedere l’indennità di accompagnamento, è necessario proporre la relativa domanda all’INPS, presentando alla commissione medica incaricata la documentazione che attesti il tipo e la durata delle terapie svolte, gli effetti delle stesse e l’impossibilità del paziente, in conseguenza della chemioterapia, di compiere le normali attività quotidiane (ad esempio, potrebbe essere utile in tal senso inoltrare copia dei certificati medici eventualmente prodotti al datore di lavoro, in caso di assenza per malattia).


note

[1] L. n. 18/1980, che disciplina l’indennità di accompagnamento.

[2] Cass. sent. n. 25596 del 22.10.2008.


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1 Commento

  1. La responsabilità del medico, a cui è affidato il controllo del paziente nella fase postoperatoria, c’è se viene dimostrato che dalla scorretta interpretazione dei sintomi mostrati e delle analisi in merito disposte, nonché dalla conseguente insufficiente indagine posta in essere in relazione alle complicanze intervenute a seguito dell’intervento chirurgico, sia dipeso il ritardo nell’intervento di rianimazione che, se tempestivo, avrebbe consentito, con elevato grado di probabilità, la sopravvivenza del medesimo.

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