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Responsabilità del professionista in caso di errore: risarcimento del danno

9 maggio 2015


Responsabilità del professionista in caso di errore: risarcimento del danno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 maggio 2015



Sono un disegnatore meccanico e, nell’esecuzione di alcuni disegni per un cliente, ho commesso degli errori e una parte del lavoro è stato rifatto da terze persone; il mio cliente vuole addebitarmi tutti i costi del manufatto (ore, materiale, lavorazione ecc.) e io vorrei sapere se può farlo.

 

Gli errori di progettazione commessi dal professionista possono far sorgere una responsabilità professionale, tale da legittimare il cliente a chiedere il risarcimento del danno. Preliminarmente si osserva che il rapporto intercorso tra professionista e committente, così come descritto nella domanda, è inquadrabile come rapporto di prestazione d’opera [1]. Si definisce contratto d’opera il rapporto in base al quale una persona si obbliga a compiere, a fronte di un corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

Il relativo contratto non richiede necessariamente la forma scritta, potendovi essere anche un accordo semplicemente verbale tra le parti. L’opera commissionata deve essere eseguita e consegnata al cliente-committente così come pattuita, quindi senza errori od omissioni, e con le caratteristiche promesse e concordate tra le parti.

 

L’accettazione dell’opera da parte del committente, senza alcuna rimostranza, libera il professionista da qualsiasi responsabilità per difformità o vizi della medesima, purché le difformità o i vizi dell’opera siano – al momento della consegna – noti al committente o da lui facilmente riconoscibili.

Il cliente che riscontri nell’opera ricevuta vizi o difformità rispetto a quanto commissionato dovrà denunciare tali mancanze al prestatore entro otto giorni dalla scoperta e promuovere eventualmente un’azione legale nei suoi confronti entro un anno dalla consegna [2].

In tal caso, il committente avrà diritto al risarcimento del danno che, per colpa del prestatore d’opera, gli sia derivato [3]. La “colpa” deve intendersi come negligenza, imprudenza o imperizia del prestatore d’opera.

Nel caso di specie, sono stati realizzati dei disegni per un cliente. Tali disegni sono però risultati, in sede di realizzazione, affetti da errori tali da rendere necessario il rifacimento di alcune porzioni degli stessi.

Gli errori compiuti, probabilmente non palesi agli occhi di un soggetto non esperto del settore, nonostante vi sia stata l’accettazione dei disegni da parte del committente, non consentono l’esonero del prestatore d’opera dalle sue responsabilità.

Se il cliente, venuto a conoscenza degli errori in fase di realizzazione dell’opera, ha avuto la prontezza di denunciare le mancanze riscontrate entro otto giorni dalla relativa scoperta, avrà certamente diritto al risarcimento del danno che ne è derivato, e quindi delle spese ulteriori sostenute per il rifacimento dell’opera “finale”.

Al contrario, se gli errori compiuti erano facilmente riconoscibili dal cliente o, qualora, indipendentemente da ciò, siano stati portati alla sua attenzione tardivamente rispetto agli otto giorni prescritti dalla legge, nulla sarà dovuto.

note

[1] Disciplinato dagli artt. 2222 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 2226 cod. civ.

[3] Ai sensi dell’art. 1668 cod. civ.

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