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Rettifica rendita catastale di immobile: come avviene e da quando

9 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 maggio 2015



Sintetica guida, destinata a tutti i proprietari di immobili, per conoscere le regole relative alle rettificazioni delle rendite catastali, alla loro retroattività e ai loro effetti sul pagamento delle imposte.

Non di rado gli immobili vengono sottoposti a lavori di ristrutturazione e/o di manutenzione straordinaria che ne mutano la composizione, la struttura, l’estensione.

Per effetto di tali lavori, la cui direzione viene affidata ad un tecnico specializzato, la rendita catastale dell’immobile muta ed è obbligo del tecnico che dirige i lavori provvedere non soltanto al calcolo della nuova rendita, ma anche alla sua comunicazione all’Ufficio del Territorio.

La disciplina attualmente vigente [1] in materia di norme per l’automazione delle procedure di aggiornamento degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari prevede che la rendita catastale che il contribuente indica, attraverso il suo tecnico, nella dichiarazione depositata al competente Ufficio del Territorio resta agli atti semplicemente come “rendita proposta” fino al momento in cui gli uffici non provvedano, con i loro mezzi, entro il termine massimo di dodici mesi dalla presentazione della dichiarazione del contribuente, a determinare la cosiddetta “rendita definitiva”.

Può quindi accadere che, entro il termine di dodici mesi dal deposito della dichiarazione del contribuente, l’Ufficio del Territorio confermi oppure rettifichi la nuova rendita dell’immobile: sia nel caso di conferma che nel caso di rettifica, la rendita definitiva verrà applicata retroattivamente dal momento del deposito della dichiarazione del contribuente.

Da tutto quanto si è detto deriva che la nuova rendita dell’immobile ristrutturato o oggetto di lavori di manutenzione dovrà applicarsi fin dalla data della presentazione della dichiarazione del contribuente e ciò vale anche per il calcolo della rendita ai fini del pagamento delle imposte.

 

Ai fini del pagamento dell’Imu e dell’Irpef su una casa destinata ad abitazione principale, ad esempio, non vi saranno grandi problemi.

In particolare il contribuente dovrà compilare il quadro fabbricati della propria dichiarazione dei redditi suddividendo l’anno solare al quale la dichiarazione fa riferimento in due periodi: quello anteriore alla data di presentazione della dichiarazione di modifica di rendita e quello successivo a tale data.

Quindi dovrà indicare la vecchia rendita fino alla data di presentazione della dichiarazione di mutamento di rendita e la nuova rendita a partire da tale data, provvedendo poi al calcolo dell’imposta sulla base delle differenti rendite.

Lo stesso ragionamento va fatto per ciò che concerne l’Imu.

Per quanto concerne, invece, la Tasi occorrerà procedere, invece, ad integrare il versamento già effettuato nei termini previsti dai regolamenti comunali, ricorrendo al ravvedimento operoso.

Emerge, quindi, con tutta evidenza la necessità di affidarsi a tecnici competenti non solo per ciò che concerne la direzione dei lavori, ma anche per quel che riguarda il calcolo della rendita mutata a seguito dei lavori stessi e gli eventuali calcoli in rettifica o integrativi concernenti il calcolo delle imposte il cui importo si basa, appunto, sulla rendita dell’immobile.

note

[1] Art. 1, comma 3, del decreto ministeriale n. 701 del 1994.

Autore immagine: 123rf com

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