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Divorzio: quando cambia l’assegno di mantenimento dell’ex

10 Maggio 2015


Divorzio: quando cambia l’assegno di mantenimento dell’ex

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Maggio 2015



Età e modifica delle condizioni economiche e di reddito del coniuge obbligato giustificano la riduzione dell’assegno divorzile.

L’assegno di divorzio può subire modifiche nel caso cambino, in maniera significativa, le condizioni economiche di uno dei due ex coniugi.

È vero che la legge stabilisce che il coniuge col reddito superiore debba mantenere l’altro in modo da garantirgli un tenore di vita quanto più possibile uguale a quello che aveva durante il matrimonio, ma quest’obbligo di legge deve sempre essere conciliato con le possibilità economiche concrete di chi versa il mantenimento. Non si può obbligare chi subisce una diminuzione di reddito, di dare l’intera busta paga all’ex solo per consentirgli le spese che era solito/a fare quando era sposato/a. Così, per esempio, se l’ex coniuge obbligato al versamento va in pensione, questi può chiedere che la cifra dell’assegno di divorzio a favore della ex moglie venga ridotta, dato che il suo reddito è diminuito. E ciò anche se rimane una disparità tra il reddito dei due.

La legge, dunque, non è insensibile alle diminuzioni del reddito e della capacità lavorativa che possono derivare in relazione ad eventi legati, per esempio, all’età e al pensionamento o a vicende straordinarie (si pensi a una cassa integrazione, a una riduzione delle ore di lavoro, ecc.). Tale peggioramento della situazione economica complessiva, seppur non drammatico, giustifica la revisione verso il basso dell’assegno di divorzio.

Ricordiamo che, nel quantificare l’assegno di divorzio (ma lo stesso discorso vale anche nel caso di assegno di mantenimento successivo alla separazione) il giudice tiene conto di diversi elementi come le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione (ossia se uno dei due si sia macchiato di una colpa – cosiddetto addebito – nei confronti dell’altro), il contributo personale ed economico dato da ognuno alla famiglia quando ancora era riunita, il reddito di entrambi successivo alla separazione, ecc. Vengono quindi calcolati gli interessi di tutte e due le parti in causa, anche di quella economicamente più forte. Se quest’ultima, pur conservando un reddito elevato, subisce una diminuzione di ricchezza, l’assegno va ritoccato al ribasso. Questa valutazione viene fatta dal giudice, secondo sua discrezione.

Contrariamente a quanto si ritiene comunemente, non esistono criteri fissi o percentuali che vincolino il magistrato nel determinare il pagamento del mantenimento all’ex. Ci sono stati molti tentativi di trovare, su base statistica, la formula per determinare contributi al mantenimento, ma forse solo una valutazione delle peculiarità di ogni famiglia può riuscirci: l’esperienza insegna che non tutti i criteri da tenere presente possono essere trasformati in dati numerici. In regime di separazione, il criterio principale per stabilire se un coniuge ha diritto all’assegno è la mancanza di redditi propri adeguati a mantenere il tenore di vita goduto durante la convivenza; ha quindi senz’altro diritto al contributo chi non percepisce redditi, ma anche la disparità economica conta. In tal caso la comparazione va fatta con riguardo a tutte le componenti positive e negative di entrambi.
Una volta stabilita la necessità di un coniuge, il criterio previsto per determinare l’entità dell’assegno è assai generico, facendo riferimento alle circostanze e al reddito dell’obbligato.


I principi da seguire per il calcolo dell’assegno

 

Tenore di vita
Il coniuge ha diritto ad un mantenimento tale da garantire un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia e analogo quanto possibile a quello goduto in precedenza.
Reddito netto
Il tenore di vita pregresso va calcolato in base alle entrate effettive sulle quali la famiglia faceva affidamento e calibrava le proprie spese.

Redditi attendibili

Il reddito netto non è credibile se è inferiore per un lungo lasso di tempo alle spese sostenute per la famiglia, in mancanza di prova di elargizioni da parte di terzi.

Contributi di terzi
Le elargizioni da parte di terzi, regolari e continue, già in corso durante il matrimonio, vengono considerate fonti di reddito.

Casa coniugale

La possibilità di utilizzo esclusivo della casa di proprietà di entrambi e le rate del mutuo vengono valutate come elementi positivi e negativi di reddito.

Patrimoni immobiliari

Viene calcolato il reddito effettivo e potenziale.

note

[1] Cass. sent. n. 17030 del 25.07.2014.

Autore immagine: 123rf com


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