HOME Articoli

Lo sai che? Quanto costa la separazione con l’avvocato: la parcella

Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2015

Procedimenti di separazione e divorzio davanti al giudice o con la negoziazione assistita: un’alternativa cara alla procedura “fai-da-te” in Comune, davanti all’ufficiale di Stato civile.

Con l’entrata in vigore della separazione e del divorzio fai-da-te” in Comune, con cui gli ex coniugi – se hanno raggiunto un accordo e non hanno avuto figli – possono dirsi addio senza bisogno di un avvocato, la coppia avrà un’ulteriore questione da decidere: se chiedere l’intervento (non più necessario) del legale di fiducia e sostenere il costo della relativa parcella, almeno quando non vi sia una stretta necessità di far ricorso alle procedure giudiziarie classiche.

Se prima, infatti, l’avvocato era un “male necessario” di cui bisognava valersi per forza, pur di sbarazzarsi dell’ex e di una convivenza divenuta intollerabile, oggi invece c’è la possibilità di scegliere. E la questione relativa ai costi da sostenere, certo, influirà tanto sulla decisione finale quanto anche sui prezzi che i professionisti praticheranno al pubblico per non perdere una fetta consistente di clientela.

Poter conoscere, quindi, in anticipo il prezzo che praticherà l’avvocato, magari cercandolo su internet, sarebbe ottimale, in modo da chiarirsi le idee. Purtroppo, però, non esiste un tariffario ufficiale, così come non esistono limiti minimi o massimi di parcella. Tutto dipende, un po’ dalla contrattazione che le parti avranno, un po’ dalla complessità della vicenda e dei nodi da sciogliere, un po’ da una serie di fattori che sono diversi, così come è diversa l’esperienza di vita coniugale che si intende modificare.

Le tariffe più usuali dei costi per una separazione od un divorzio, possono essere riassunte nella forbice che prevede (dati statistici pubblicati dal Il Sole24Ore):

– per una separazione/divorzio consensuale, così come per un accordo separativo raggiunto a seguito di una negoziazione assistita (cioè allo studio dell’avvocato, senza andare in tribunale), da un minimo di 1.600 euro ad un massimo di 3.200 euro (tasse comprese);

– per una separazione o divorzio giudiziale, che veda quindi la contrapposizione di due realtà e di due storie, completamente opposte tra loro, si può indicare una previsione di costi medi da 9mila euro in su (tasse comprese).

Non si tratta di importi di poco conto. Specie se è vero che ora se ne può fare a meno semplicemente facendo ricorso a un po’ di buon senso e a un accordo ben strutturato che eviti rischi per il futuro. Affrontare una spesa del genere, poi, si accompagna quasi sempre alla previsione di un’imminente ristrettezza economica (per la donna: che perderà il reddito “principale” della famiglia; per l’uomo: che – come nella maggioranza dei casi – dovrà sostenere l’assegno periodico di mantenimento).

È bene sapere, però, che – con le recenti riforme – l’avvocato è tenuto a dare un preventivo scritto su richiesta del cliente: preventivo che non è vincolante al 100% (potendo su di esso incidere eventuali variazioni della vicenda processuale), ma, quanto meno, servirà a dare una buona idea dei costi che la coppia dovrà affrontare.

È buona regola chiedere un preventivo quanto più dettagliato possibile, in modo da ridurre i margini di rischio di una revisione in aumento della spesa.
Il prezzo potrebbe anche variare sulla base di quanto le parti rendano agevole il compito dell’avvocato. Un’intesa di massima sulle questioni principali della separazione/divorzio, la capacità di venirsi incontro non rimanendo arroccati su questioni pretestuose o di basso valore potrebbero ridurre la possibilità di un compenso salato.

Non dimenticate, infine, che ci sono le tasse da pagare. In particolare, si parla del contributo unificato, necessario per iniziare la causa. Esso varia da 43 euro (nel caso di separazione consensuale) a 98 euro (nel caso in cui si debba far ricorso alla procedura “giudiziale” ossia con una causa ordinaria).

note

autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

6 Commenti

  1. Mi pare eccessiva la somma minima di 9.000,oo indicata per le separazioni giudiziali……io parto da 3.000,oo in sul;in sintonia per le consensuali.
    avv. Vito Perri

    1. e se una separazione partita come giudiziale e poi diventata consesuale quanto puo chiedere l’ avvtene
      endo presente che a suo tempo avevo chiesto a voce quanto sarebbe costato e adesso non e piu quello il totale

  2. L’avvocata napoletana che mi ha seguito nella separazione, mi ha spedito una parcella di 14,000,00 euro, e ne avevo già versati 7500,00 solo di acconti. Siamo andati in giudizio e il giudice le ha confermato una parcella di quasi 14,000,00 euro. Ciò nonostante che la giudiziale non sia stata particolarmente complessa, non essendoci minori e il reddito dell’ex marito era chiaro e dimostrato dalla busta paga. Un procedimento condotto con metodi assai ”inconsueti”. Soprattutto per quel che ha riguardato la comunicazione del pignoramento dell’assegno dalla busta paga!
    L’egregia avvocata non ha redatto alcun documento;si è limitata a spedire al datore di lavoro alcune fotocopie, peccato che tra queste fotocopie ci fosse anche il verbale della prova testimoniale con TUTTI I DATI SENSIBILI DEI TESTI A MIO FAVORE!
    CONCLUSIONE: A NAPOLI UNA SEPARAZIONE GIUDIZIALE PUO’ COSTARE E MI E’ COSTATA 25,000,00 EURO!!!
    VERGOGNA!

  3. Per la gente comune gli avvocati si limitano a spedire delle “lettere” oppure a “parlare” con il giudice….
    Se è stata liquidata una parcella di 25.000,00= significa che è stata svolta dell’attività e pertanto, la collega napoletana ha tutta la mia solidarietà !

  4. Buongiorno, ma come vi permettete di esprimervi, riferendovi alla necessità di incaricare un avvocato per la difesa in un procedimento, in termini di “male necessario”?
    La presenza dell’avvocato, lungi dall’essere un “male”, è una garanzia per l’assistito.
    Mi riservo di tutelare la categoria in ogni sede opportuna in relazione a quanto da voi scritto.
    Domenico Strocchia

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI