HOME Articoli

News Pensione anticipata PA, nuova circolare del Ministro Madia

News Pubblicato il 10 maggio 2015

Articolo di




> News Pubblicato il 10 maggio 2015

È stata appena stata pubblicata una circolare sulla disciplina del pensionamento anticipato d’ufficio, per i dipendenti pubblici.

Dopo lunghi periodi d’attesa, finalmente arrivano segnali concreti, che fanno sperare, a breve, in un ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione: difatti, il 4 maggio scorso, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale una nuova circolare del Ministro Marianna Madia [1], nella quale si chiariscono gli aspetti operativi riguardanti la pensione anticipata nel settore pubblico, che specifica le ultime normative sull’argomento. Nella disposizione vengono chiariti, in maniera completa, i contenutidei più recenti interventi legislativi in materia di collocamento a riposo, in particolare per gli aspetti concernenti la quiescenza su iniziativa della Pubblica Amministrazione.

In primo luogo, dobbiamo ricordare l’abolizione dell’istituto del trattenimento in servizio per i dipendenti statali, ad opera di un decreto emanato lo scorso giugno [2]; in seguito, è stata modificata anche la disciplina della cessazione unilaterale del rapporto lavorativo, nelle ipotesi di raggiungimento dei limiti di età e di contribuzione.

La Circolare illustra nel dettaglio le ultime riformulazioni degli istituti, fornendo l’interpretazione autentica della normativa. Innanzitutto, si chiarisce che le casistiche nelle quali è consentito il pensionamento anticipato “forzato”, da parte degli Enti Pubblici, siano ben tre: due obbligatorie ed una facoltativa.

Le fattispecie obbligatorie sono quelle applicabili verso i soggetti in possesso dei requisiti utili alla pensione di vecchiaia, oppure a quella anticipata [3] (ossia 42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini, 41 più 6 per le donne, uniti al raggiungimento del limite d’età ordinamentale, previsto dal settore d’appartenenza). La fattispecie in merito alla quale l’Amministrazione ha la facoltà di risolvere o meno il rapporto, riguarda invece chi abbia maturato i parametri per il pensionamento anticipato, ma senza il raggiungimento dei limiti d’età.

Un rilevante problema, in quest’ultimo caso, era stato posto, nel febbraio scorso, in merito alla possibilità o meno di collocare a riposo i soggetti non aventi raggiunto i 62 anni d’età: difatti, precedentemente all’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2015[4], era prevista una penalizzazione percentuale dell’assegno pensionistico, pari all’1% per ogni anno mancante ai 62, e pari al 2% per ogni anno precedente il sessantesimo.

La Legge di Stabilità ha poi abolito le decurtazioni, per i pensionamenti avvenuti dal 2015 al 31.12.2017.

Tuttavia, nonostante l’assenza di riduzioni del trattamento, è stato chiarito che il dipendente in possesso dei parametri contributivi per la pensione anticipata possa essere cessato d’ufficio solo al compimento dei 62 anni d’età, quindi che non esista discrezionalità dell’Ente in merito.

Per quanto riguarda le casistiche di pensionamento di vecchiaia, sono necessarie, poi, delle fondamentali specifiche: non tutti i lavoratori del settore pubblico potranno essere cessati dal servizio per la sola maturazione del requisito d’età (66 anni più 3 mesi nel 2015), ma dovrà possedere dei parametri aggiuntivi, ossia aver raggiunto anche il limite d’età ordinamentale ed almeno 20 anni di contribuzione, assieme al diritto ad un assegno superiore di 1,5 volte il trattamento minimo (parametri richiesti dal Decreto salva Italia).

Per i soggetti aventi un’età superiore al limite ordinamentale, sarà dunque concessa la permanenza soltanto per garantire la maturazione dei requisiti minimi per l’accesso allaquiescenza: ad ogni modo, non si potrà lavorare oltre il compimento dei settant’anni (requisito che subirà degli aumenti periodici legati alla speranza di vita).

I sopraelencati requisiti di età e contribuzione non sono, però, validi per tutti: grazie all’istituto della “cristallizzazione”, infatti, per chi avesse maturato 40 anni di contributi, o avesse compiuto 65 anni se uomo, o 60 se donna o, ancora, avesse raggiunto quota 96 entro il 31.12.2011, valgono ancora i vecchi parametri pensionistici. Tali soggetti potranno dunque essere cessati, anche se non rispettassero quanto stabilito dalla Riforma Fornero, poiché a loro deve essere applicata la precedente normativa.

Nell’ipotesi di contribuzione appartenente a diverse gestioni, e non solo a quella Inpdap, è sempre possibile utilizzare gli istituti della totalizzazione o del cumulo contributivo, per potersi avvalere di tutti i versamenti effettuati, ai fini del diritto e della misura, senza oneri a carico del pensionando.

Per concludere, quanto abbiamo osservato appare senz’altro un primo tentativo di sblocco del turnover, per quanto timido (ad esempio, si sarebbero potuti cessare forzatamente anche gli statali in possesso dei requisiti contributivi per l’anticipata, anche se non ancora sessantaduenni, data l’assenza di decurtazioni sino al 31.12.2017); inoltre, per poter parlare di un vero ricambio generazionale, è fondamentale che ai nuovi “esodi” seguano nuovi concorsi. Speriamo di assistere presto a nuove procedure di assunzione in tutti i settori, richieste a gran voce da troppo tempo.

note

[1] Circ.Min. per la Semplificazione e la P.A. n. 2 del 19/02/2014 .

[2] Art. 1 D.L. 90/2014.

[3] Art. 24, Co. 10-12, D.L. 201/2011.

[4] Art. 113, L. 190/2014.

Autore immagine: 123rf com

Il pensionamento forzato può avvenire in 3 casi:

1- Lavoratore in possesso del limite d’età ordinamentale e dell’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 3 mesi, nel 2015, 66 più 7 mesi nel 2016-2018), nonché di oltre 20 anni di contribuzione: CESSAZIONE DAL SERVIZIO OBBLIGATORIA.

2- Lavoratore in possesso del limite d’età ordinamentale e dei contributi utili alla pensione anticipata (nel 2015, 42 anni + 6 mesi di contributi per gli uomini , e 41 anni + 6 mesi per le donne; nel 2016-2018, rispettivamente 42 anni e 10 mesi e 41 anni e 10 mesi): CESSAZIONE DAL SERVIZIO OBBLIGATORIA.

3- Lavoratore avente la contribuzione utile alla pensione anticipata ed almeno 62 anni d’età, ma non in possesso del limite d’età ordinamentale: CESSAZIONE A DISCREZIONE DELL’ENTE.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

3 Commenti

  1. quello che non e spiegato e che il personale impiegato pubblico viene collocato in quiescenza d’ufficio a 65 anni e se deve fare la totalizzazione deve aspettare, 18 mesi piu tre di aspettativa di vita solo ad all’ora potra presentare domanda di pensione con effetto a questa data’65 anni e 21 mesi se sara riuscito a sopravvivere,grazie Mariangela Madia.

  2. come e possibile andare in pensione d’ufficio e totalizzare i contributi inps/inpdap se devo aspettare 18 mesi dalla messa in quiescenza piu aspettativa di vita.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI