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Ricerca telematica dei beni da pignorare: ancora uno stop

11 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2015



Inizia a delinearsi un orientamento della giurisprudenza sempre più maggioritario nell’interpretazione della norma che consente ai creditori di chiedere agli ufficiali giudiziari la ricerca dei beni del debitore da pignorare utilmente tramite apposita ricerca telematica.

 

Il Tribunale di Vicenza rinvia la possibilità di ricercare i beni pignorabili del debitore con mezzi telematici al momento in cui entreranno in vigore i decreti attuativi che ne disciplineranno l’utilizzo.

Con decreto del 19 marzo 2015 infatti, il Presidente del Tribunale della città veneta si è allineato ad altre pronunce giurisprudenziali che avevano dichiarato l’impossibilità di applicare la nuova norma in tema di pignoramenti [1] poiché non sono stati ancora individuati i casi, i limiti e le modalità di esercizio della facoltà di accesso alle banche dati contenenti i beni del debitore utilmente pignorabili.

Per venire incontro alle croniche difficoltà dei creditori di recuperare le somme loro dovute infatti, il Governo ha emanato l’anno scorso un apposito decreto [2] che consente loro, tramite apposita istanza da indirizzare al Presidente del Tribunale competente, di richiedere agli ufficiali giudiziari una ricerca sulle banche dati delle pubbliche amministrazioni o a quelle cui queste ultime possono accedere (con particolare riferimento all’anagrafe tributaria, l’archivio dei rapporti finanziari, il pubblico registro automobilistico quelle degli enti previdenziali nonché quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con banche, datori di lavoro e committenti) per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti all’individuazione di cose e crediti da sottoporre a esecuzione.

Tuttavia, la maggior parte dei Tribunali fatti oggetto di simili richieste di autorizzazione hanno specificato che non è possibile ad oggi rilasciare ancora l’agognato benestare in quanto la legge prevede che il Ministero della Giustizia, di concerto col Ministero dell’Interno e col Ministero dell’Economia, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, individui casi, limiti e modalità di esercizio della facoltà di accesso telematico alle suddette banche dati. [3]

In particolare poi, il Tribunale di Vicenza ha specificato che la suddetta possibilità di interpello telematico delle banche dati, può essere autorizzata dal Presidente del Tribunale esclusivamente per pignoramenti notificati a partire dal giorno 11 dicembre 2014 in avanti.

Non solo. L’ulteriore possibilità concessa dalla legge infatti [4], ossia l’accesso diretto alle banche dati da parte del creditore quando le strutture tecnologiche necessarie a consentire l’interpello da parte degli ufficiali giudiziari non siano funzionanti, può essere utilizzata sempre e solo per i pignoramenti notificati a partire dalla data sopra indicata, ad avvenuta emanazione dei citati decreti attuativi e soltanto ove richiesta e appositamente documentata nell’istanza rivolta al Presidente del Tribunale e come tale autorizzata.

Con questo decreto quindi un altro Tribunale prende posizione sul tema interpretando la nuova norma come non immediatamente precettiva rinviandone l’applicazione a un secondo momento e tenendo quindi ancora “sulla corda” quanti vogliono recuperare un credito ma, allo stato, non sanno ancora quali e quanti beni del debitore saranno concretamente aggredibili.

note

[1] Cfr. art. 492 bis cod. proc. civ.

[2] Cfr. D.L. 12.09.2014, n. 132 convertito con modificazioni nella L. 10.11.2014, n. 162

[3] Cfr. art. 155 quater disp. att. cod. proc. civ.

[4] Cfr. art. 155 quinquies disp. att. cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

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