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Familiari a carico: detrazioni al figlio che mantiene genitori e sorella

11 Mag 2015


Familiari a carico: detrazioni al figlio che mantiene genitori e sorella

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Mag 2015



La legge fissa un ordine di preferenza tra i soggetti a cui spettano le detrazioni d’imposta: coniuge, genitori, figli.

Quando si parla di “familiari a carico” si pensa sempre a una famiglia dove il padre, con il proprio lavoro, mantiene i figli e, in parte, la moglie che dispone di un proprio reddito, ma inferiore rispetto a quello dell’uomo. Oggi, però, i numerosi licenziamenti hanno sovvertito gli schemi tradizionali e ben potrebbe accadere che si perda il lavoro a metà della carriera, dovendo accettare di essere mantenuti dai propri figli. Mettiamo allora il caso di un soggetto che fa parte di un nucleo familiare composto da padre, madre e due figli, dove il padre e uno dei figli sono disoccupati e la madre ha un reddito annuo di circa 3.500 euro lordi.

Ebbene, l’unico figlio che lavora stabilmente e che può provvedere al mantenimento della famiglia, può avvalersi delle detrazioni IRPEF per altri familiari a carico per il fratello e il padre?

La risposta è stata data dall’Agenzia delle Entrate con una recente circolare [1].

Ricordiamo preliminarmente che un familiare si considera “a carico” quando possessore di un reddito complessivo non superiore a euro 2.840,51.

La legge [2] che disciplina le detrazioni d’imposta spettanti per carichi di famiglia stabilisce l’ordine da seguire per la fruizione della detrazione per familiari a carico. In particolare, in presenza di un familiare da considerare “a carico” (cioè con reddito non oltre 2.840,51 euro), la detrazione spetta innanzitutto:

1- al coniuge;

2- ai genitori (quindi il familiare da considerare a carico sarà il figlio);

3- ad altro familiare convivente o per il quale è versato un assegno alimentare (non risultante da provvedimenti del giudice).

In altri termini, in presenza di un familiare da considerare “a carico” la detrazione spetta al contribuente per il quale tale familiare “a carico” sia, nell’ordine, il coniuge, il figlio o un altro familiare convivente.

Quindi, qualora all’interno del nucleo familiare (composto da due genitori e due figli) solo la madre e un figlio abbiano redditi superiori a 2.840,51 euro, mentre il padre e l’altro figlio siano “a carico”, la madre ha il diritto di fruire delle detrazioni per il coniuge e per i figli, con precedenza rispetto al figlio (la madre, infatti, rientra nel num. 1 delle tre categorie sopra viste, con diritto di precedenza).

Le detrazioni, invece, spettano al figlio (categoria num. 3 sopra vista) nell’ipotesi in cui né il padre, né la madre abbiano un reddito complessivo superiore a euro 2.840,51, e quindi siano anch’essi da considerare “altro familiare a carico” del figlio.

Ma, secondo l’Agenzia delle Entrate, l’ordine appena delineato potrebbe non rappresentare la reale contribuzione al sostegno dei componenti del nucleo familiare, non solo nell’ipotesi in cui i soggetti che precedono (coniuge e genitori) siano “a carico”, ma anche nel caso in cui, pur non essendo a carico, detti soggetti abbiano redditi particolarmente bassi tali da far gravare il sostegno del nucleo stesso sugli altri familiari.

Ebbene, proprio per non sfavorire detti nuclei familiari, secondo l’amministrazione finanziaria le detrazioni in esame possono essere fruite dai contribuenti per i quali i familiari “a carico” rientrino fra gli “altri familiari” (comunque conviventi o per i quali siano versati assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria), a condizione che detti contribuenti posseggano un reddito complessivo più elevato di quello posseduto dagli altri e che detti contribuenti ne sostengano effettivamente il carico.

Si ricorda, infine che la legge prevede la possibilità di detrarre dall’imposta lorda “750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione, per ogni altra persona indicata nel codice civile [3] (coniuge, figli, genitori, generi e nuore, suoceri e suocere) che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo e 80.000 euro.”.

note

[1] Ag. Entrate, circolare n. 17/E del 24.04.2015.

[2] Art. 12 del TUIR.

[3] Art. 433 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. quando la figlia non sposata (ha un bambino) e non ha redditi perchè ha perso il lavoro, dalle varie consulenze che qui si leggono, si desume che può essere a carico del padre anche se ha una residenza diversa. La domanda è: se la figlia ha un mutuo acceso per la prima casa e questo mutuo viene pagato dal genitore di lei, è possibile portarlo in detrazione da parte del padre che effettivamente lo paga per suo conto? Grazie

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