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Aste per i farmaci equivalenti: 1500 farmaci a rischio di rimborso.

23 Maggio 2016
Aste per i farmaci equivalenti: 1500 farmaci a rischio di rimborso.

Sono circa 1.500 i farmaci che probabilmente non saranno più rimborsati e quindi dovranno essere acquistati da tutti i cittadini. Ecco quali tipologie.

L’Agenzia italiana del farmaco lo scorso 31 marzo nell’emettere una determina relativamente all’ “Equivalenza terapeutica fra medicinali contenenti differenti principi attivi” avrebbe generato una possibile rivoluzione nelle modalità di rimborso dei farmaci “mutuabili”.

Ne dà notizia l’Adnkronos su segnalazione della Federazione Nazionale Medici di Famiglia (Fimmg). La determina, sospesa per 90 giorni dalla stessa Aifa servirebbe a dare istruzioni alle regioni sulla definizione delle aste per “l’acquisto di farmaci equivalenti” e porterebbe di fatto a rendere non rimborsabili circa 1.500 medicinali. Tra di essi rientrerebbero anche prodotti innovativi destinati ai malati cronici, appartenenti sia alla fascia h (quelli con regime di dispensazione ospedaliera), ma anche quelli rientranti nella fascia di sia alla “distribuzione diretta” o “per conto”, cioè per capirsi quelli che vengono  acquistati dalle Asl a prezzi scontati e poi distribuiti nelle farmacie.

La conseguenza sarebbe secondo la Fimmg, che questi farmaci diventeranno a carico degli assistiti, ivi compresi gli esenti ticket, a meno che essi non rinuncino alla cura con i farmaci abituali per accettare quella con i farmaci equivalenti. Questo non corrisponderebbe a passare al cosiddetto “farmaco generico” bensì a passare ad un farmaco che abbia un profilo di “rischio-beneficio” sovrapponibile al precedente, ma che può contenere anche un principio attivo diverso. Si tratta tuttavia di una differenza di non poco conto, secondo i medici nei fatti questo porterebbe ad un cambio di terapia, ad un “altro percorso assistenziale”.

Quali sono i farmaci interessati dalla determina AIFA?

I farmaci interessati sono quelli con “classificazione tac di 4° livello”. Tra essi sono classificati i cosiddetti antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Ssri), ovvero circa 38 medicinali diversi con 7 molecole diverse, dalla seretralina (Zoloft, Tatig, Tralisen) all’escitalopram (Cipralex, Entact).

Tra tutti quelli “simili” tra i quali sarà fatta l’asta, quello mutuabile, tra quelli considerati equivalenti, sarà solo quello con il prezzo più basso. Ma se la cosa passa come una razionalizzazione delle spese, per altro verso è necessario secondo l’ordine dei medici sottolineare come “il danno per gli assistiti ci sarà eccome” perchè non è sufficiente che un farmaco appartenga “alla medesima classe Atc per avere la medesima efficacia sul singolo paziente, che risponde in modo diverso già se ingerisce la stessa molecola in bustine anziché in pillole, figuriamoci se poi il principio attivo è proprio diverso”. 

A ciò si aggiunga che siccome la determina non prevede il mantenimento della “continuità terapeutica” se dovesse capitare che l’asta viene aggiudicata da farmaci differenti – se pure equivalente – il paziente potrebbe esser costretto a cambiare farmaco anno dopo anno.



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