Consumatori: nuovi “tribunali” per controversie sui diritti del consumo

11 maggio 2015


Consumatori: nuovi “tribunali” per controversie sui diritti del consumo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2015



Adr, alternative dispute resolution: approvato dal Consiglio dei ministri il decreto legislativo sull’attuazione della direttiva europea sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori.

Da oggi i consumatori avranno uno strumento in più per far valere i propri diritti contro le imprese in caso di violazione delle regole del codice del consumo. Il Governo, infatti, ha appena approvato, in via preliminare, un decreto legislativo di attuazione della direttiva UE [1] in materia di risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica la disciplina precedente. In particolare, il nuovo testo offre ai cittadini la possibilità – come alternativa alle consuete aule di tribunali – di accedere a una forma di giustizia privata, più veloce ed efficiente. Si chiamano ADR (alternative dispute resolution, in italiano “risoluzione alternativa delle controversie) e sono degli organismi, iscritti in appositi elenchi, con lo scopo di trovare una soluzione alle controversie ed, eventualmente, emettere una decisione che abbia lo stesso valore di una sentenza.

In buona sostanza viene espressamente sancito il diritto di ogni consumatore di rivolgersi – a prescindere dalla possibilità di ricorrere al Tribunale, secondo le vie ordinarie, che resta immutata – a un organismo di composizione delle lite a tutela dei propri diritti sanciti dal codice del consumo (per es.: prodotti difettosi, diritto di recesso, violazione delle informazioni fornite al consumatore all’atto dell’acquisto, ecc.). Insomma, qualcosa di molto simile (se non identico) agli organismi di mediazione che già prevede la nostra legge, in alcuni casi come condizione per poter poi procedere in tribunale.

Tutto nasce da una direttiva dell’UE [1] volta a offrire ai consumatori una soluzione semplice ed stragiudiziale alle liti con i fornitori di servizi o i venditori, di modo che, anche per piccoli importi e questioni di modesta importanza, i cittadini non debbano rinunciare a far valere i propri diritti, disincentivati dalle lungaggini e dai costi delle dispute in tribunale.

Per il recepimento della direttiva sono state apportate essenzialmente integrazioni e modifiche al Codice del consumo [2], al fine di mantenere una disciplina unitaria della materia salvaguardando il più possibile l’impostazione del Codice medesimo.

Via libera, dunque, all’operazione Adr, alternative dispute resolution, che offrirà la possibilità di composizione della controversia senza passare dal giudice. Ma il consumatore non può essere privato in alcun caso del diritto di adire il giudice competente, qualunque sia l’esito della procedura di composizione extragiudiziale.

Ogni organismo dovrà definire il procedimento per l’iscrizione e verifica il rispetto dei requisiti di stabilità, efficienza, imparzialità nonché il rispetto del principio di tendenziale non onerosità, per il consumatore, del servizio. In pratica, al cittadino non potranno essere chieste somme particolarmente elevate diverse dai rimborsi spese e dai minimi necessari allo stretto funzionamento dell’Adr stesso.

Ogni Adr deve mantenere un sito web che fornisca alle parti facile accesso alle informazioni ma al contempo deve essere consentita al consumatore la possibilità di presentare reclamo anche con modalità diverse da quella telematica.

note

[1] Direttiva 2013/11/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013 sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (direttiva sull’ADR per i consumatori).

[2] D.lgs. n.206/2005

Autore immagine: 123rf com

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