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Su quante auto Equitalia può iscrivere il fermo e come contestarlo

12 Maggio 2015
Su quante auto Equitalia può iscrivere il fermo e come contestarlo

Illegittimità del fermo amministrativo sull’automobile: limiti, importi e mezzo cointestato o utilizzato per l’attività lavorativa.

A differenza dell’ipoteca sulla casa (per la cui iscrizione Equitalia deve essere titolare di un credito superiore a 20mila euro) per il fermo auto non esistono importi minimi da rispettare e, pertanto, l’Agente della Riscossione può iscriverlo a prescindere da quale sia l’importo da riscuotere.

In base, però, ad alcune direttive interne, Equitalia può:

– per debiti inferiori a 2.000 euro, iscrivere il fermo esclusivamente su una sola vettura intestata al debitore;

– per debiti di valore compreso tra 2.000 e 10.000 euro, su un massimo di 10 veicoli;

– infine per debiti di valore superiore a 10.000 euro, su tutti i veicoli del debitore.

Tali criteri non hanno però rilievo esterno e quindi non attribuiscono al cittadino il diritto, in caso di difformità dell’operato da parte di Equitalia, di ricorrere al giudice a tutela dei propri diritti. Tuttavia, secondo parte della giurisprudenza, il fermo (così come ogni altra misura cautelare o esecutiva) deve essere proporzionato al credito da tutelare. La discrezionalità relativa all’adozione di tale misura non può però tramutarsi in arbitrarietà: pertanto, il contribuente che si veda, per esempio, il fermo su entrambe le auto per un debito di 1000 euro, potrebbe ricorrere per eccesso di potere [1].

È stato così ritenuto illegittimo, per manifesta sproporzione della tutela rispetto al credito vantato, il provvedimento di preavviso di fermo che non motivi alcunché circa le condizioni soggettive del debitore [2].

Se Equitalia, a tutela dello stesso credito, ha già iscritto ipoteca su immobili, l’iscrizione del fermo potrebbe essere impugnata per violazione della proporzionalità [3].

Se l’auto è cointestata

Secondo i giudici [4], Equitalia non può iscrivere il fermo se l’auto è cointestata (si pensi al caso del veicolo in comproprietà tra marito e moglie). E questo perché se solo uno dei titolari è il debitore, il provvedimento di fermo – in quanto impedisce l’uso del veicolo – andrebbe a svantaggiare anche l’altro comproprietario, che non è debitore. Quest’effetto – poiché preclude anche al non debitore il diritto di circolare – è certamente contrario allo scopo perseguito dalla legge.

Se l’auto è usata per il lavoro

Con una recente modifica legislativa [5], si è previsto il divieto di iscrivere il fermo se l’auto è strettamente necessaria per l’attività lavorativa del contribuente. Il beneficio è stato inteso sia a favore del lavoratore dipendente (che, per esempio, abbia il posto di lavoro lontano da casa) che del libero professionista (si pensi all’avvocato necessitato a recarsi in udienze anche fuori porta o al medico che debba precipitarsi d’urgenza in ospedale su chiamata).

La rateazione

La richiesta di rateazione del debito con Equitalia impedisce l’iscrizione del fermo dopo la sua presentazione. Pertanto è necessario presentarla immediatamente dopo il ricevimento del preavviso di fermo.

Se, invece, l’istanza viene presentata a fermo già iscritto, per ottenere la liberazione del mezzo è necessaria l’approvazione della suddetta richiesta e il pagamento della prima rata.


note

[1] Art. 21 octies L. 241/1990.

[2] CTR Lazio sent. n. 28/2013.

[3] CTP Torino sent. n. 154/2007; CTP Bar sent. n. 177/2011.

[4] CTP Macerata, sent. n. 181/2007.

[5] Dl 69/2013.

Autore immagine: 123rf com


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