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Se il contratto di conto corrente non è firmato dalla banca

12 maggio 2015


Se il contratto di conto corrente non è firmato dalla banca

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 maggio 2015



Non serve la sottoscrizione dell’istituto che ha predisposto la scrittura privata sottoscritta dal cliente e siglata dal funzionario.

Ad ogni tribunale il proprio orientamento. In materia poi di contratti bancari, esiste una difformità di vedute tale, a volte, da rendere del tutto imprevedibile l’esito della causa. Così, qualora manchi la firma dell’Istituto di credito sulla scrittura privata di conto corrente, secondo alcuni giudici si ha la nullità del contratto, secondo altri invece la conseguenza è opposta. La legge, è vero, stabilisce che, per tutti i contratti bancari è necessaria la forma scritta [1]. Ma secondo alcuni tribunali – tra cui quello di Reggio Emilia [2] – potrebbe essere sufficiente, a supplire al difetto di sottoscrizione dei vertici dell’Istituto, lo scarabocchio di un funzionario dell’agenzia (magari “per autentica” della firma del cliente). Oppure neanche quest’ultima formalità.

Infatti, a contare è più che altro il comportamento concludente di entrambe le parti che, per anni, hanno dato esecuzione al rapporto di conto corrente, senza mai sollevare contestazioni di sorta (anche in occasione della comunicazione degli estratti conto). E dunque, il contratto si deve considerare venuto ad esistenza e perfettamente valido.

Inutile quindi sollevare – secondo la sentenza in commento – un’eccezione di nullità del contratto per difetto di firma dell’istituto: il quale, infatti, può anche non firmare la scrittura privata perché non solo l’ha predisposta e consegnata al cliente per il tramite del proprio dipendente, ma anche l’ha eseguita spontaneamente per anni in perfetta regola. E la circostanza che la banca abbia poi comunicato al cliente gli estratti conto ha finito per perfezionare il contratto con l’osservanza della forma scritta.

Se il funzionario autentica la firma del cliente

A volte capita che il funzionario di banca sottoscriva il contratto, ma solo al fine di autenticare la firma del cliente. A riguardo sempre il tribunale di Reggio Emilia [1] ha chiarito che, non potendo avere potere certificativo della firma del cliente, l’autentica del funzioario deve essere intesa come esternazione della volontà negoziale in nome e per conto dell’istituto (e quindi come sostitutiva della firma della banca).

Gli altri orientamenti

Esiste poi un orientamento ancora più radicale che esclude la necessità della sottoscrizione da parte dell’istituto di credito che trova avallo in una sentenza della Cassazione [3]: conta la manifestazione di volontà di avvalersi del contratto di conto corrente nel corso del rapporto.

Come detto, però, altri giudici hanno sposato un orientamento più rigoroso e favorevole al correntista, stabilendo la nullità del contratto di conto corrente che non rechi la firma da parte dei vertici dell’istituto.

Pur in assenza di apposizione della firma sul contratto da parte della banca, l’intento di questa di avvalersi del contratto tramite manifestazioni di volontà esternate nel corso del rapporto di conto corrente quali le comunicazioni degli estratti conto, integrano modalità di perfezionamento del contratto stesso con rispetto della forma scritta.

note

[1] Cosiddetta forma scritta “ad substantiam”, senza cioè la quale l’atto si può dire come mai esistito.

[2] Trib. Reggio Emilia sent. n. 682/2015 del 28.04.2015. Cfr. anche Trib. Piacenza sent. n. 841 del 14.05.2013.

[3] Cass. sent. n. 4564/2012.

Autore immagine: 123rf com

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