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Prove invalsi: scoppia la protesta degli studenti e dei docenti

12 Maggio 2015 | Autore:
Prove invalsi: scoppia la protesta degli studenti e dei docenti

La scuola si mobilita contro i test ministeriali ritenuti inadeguati a fornire indicazioni sul livello di apprendimento raggiunto: ma in cosa consistono queste prove e che finalità hanno?

La scuola protesta. Non è una novità! Questa volta, però, i protagonisti “attivi” che la compongono e che, spesso, si trovano su barricate opposte, hanno deciso di allearsi per manifestare la propria disapprovazione nei confronti delle prove Invalsi. Così, si trovano a contestare tutti insieme: docenti e personale Ata, studenti e genitori. L’Unione degli Studenti ha organizzato un flash mob davanti al Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), che si è tenuto nella notte dell’11 di Maggio. Altri flash mob si sono svolti in quasi tutte le città italiane, vedendo coinvolti studenti e docenti. Intanto le Agenzie di stampa, da pochissime ore, riportano la notizia del boicottaggio ben riuscito: aule vuote, test non compilati o lasciati in bianco, docenti che decidono di non somministrare le prove.

Ma in cosa consistono queste prove invalsi? Che finalità hanno? E perché tutti protestano?

Le prove Invalsi sono uno strumento, elaborato dal Sistema Nazionale per la valutazione, che consente di valutare il livello di apprendimento acquisito dagli studenti. Le prove vengono somministrate agli studenti che frequentano le seguenti classi: Seconda classe della scuola primaria, Quinta classe della scuola primaria, Terza classe della scuola secondaria di primo grado, Seconda classe della scuola secondaria di secondo grado.

 

I test standardizzati (cioè uguali, a livello nazionale, per ogni classe) riguardano esclusivamente le seguenti discipline: italiano e matematica. È inoltre previsto un questionario anonimo.

 

A cosa servono queste prove?

Essendo dei test standardizzati, consentono di confrontare il livello di apprendimento raggiunto tra le varie scuole, all’interno della stessa Provincia, della stessa Regione, della stessa macroarea geografica e dello stesso Paese. Le prove consentono, inoltre, di raffrontare il sistema scuola italiano con quello di altri Paesi, di valutare le eventuali criticità (per poter essere, successivamente, migliorate) e i punti di forza.

 

Il questionario anonimo, invece, mira ad ottenere informazioni sulla famiglia di origine del discente e sul suo rapporto con lo studio e con la scuola.

 

Perché, dunque, studenti, insegnati, genitori e personale Ata, sono scesi tutti insieme in piazza per protestare?

La contestazione riguarda, innanzitutto, la metodologia utilizzata per verificare il livello d’apprendimento. Infatti, lo slogan adottato dagli studenti è stato “Non siamo solo crocette” per sottolineare come sia impossibile testare il sistema scuola utilizzando tali strumenti di verifica. Inoltre, in molte scuole, in vista delle prove, si interrompe la fase didattica per preparare gli studenti ai test. Pertanto, i risultati ottenuti sono falsati già in partenza.

Infine, le perplessità riguardano e le irregolarità che si verificano durante l’espletamento delle prove e le conseguenze che i risultati potrebbero avere sul curriculum dei docenti e dei discenti.


note

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Sono docente in una scuola secondaria di I° grado e sinceramente affermo: finalmente, qualcuno si è deciso a protestare seriamente!
    I test Invalsi , nati – come dice correttamente l’autrice dell’articolo – per valutare alunni e docenti , sono sempre stati malvisti per vari motivi.
    Uguali per tutto il territorio nazionale, essi comprendono quesiti di tre tipologie diverse:
    – facili, a cui dovrebbero rispondere tutti;
    – di media difficoltà, a cui dovrebbero rispondere in molti;
    – difficili, a cui dovrebbero rispondere i più preparati.
    Ci si è sempre chiesto: come si può proporre il medesimo test agli studenti di una pluriclasse di un territorio isolato e a quelli di una corrispondente classe di città? Perché non sono differenziati a seconda della realtà in cui vivono gli studenti? Ben sappiamo che diverse sono le possibilità, gli stimoli, le attrezzature didattiche, gli interessi, le motivazioni.
    Di sovente, poi, si assiste a scene patetiche di docenti che, per ben figurare, aiutano gli studenti risolvendo loro stessi i vari quesiti oppure correggendo le prove con la penna nera (sic…). Così si spiega come i risultati di alunni in difficoltà sono spesso migliori di quelli degli studenti più studiosi!
    Il MIUR ha molte cose da rivedere, tra queste le prove Invalsi!

  2. Basterebbe pagare il lavoro fatto in più dai docenti e così non ci sarebbe nessun problema, anzi, i docenti sarebbero felici di somministrarli. E’ una questione di lavoro in più, seppur limitato forse a 5 giorni l’anno, che deve essere retribuito… invece di continuare ad ingrassare sempre gli stessi pancioni. In Europa i test vengono fatti da oltre 30 anni e nessuno ne fa una questione di Stato, forse proprio perché è giusto anche conoscere lo standard Nazionale per poterlo confrontare in Europa e nel mondo e forse e soprattutto anche perché i docenti ricevono un bonus per le attività extra prestate.

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