Diritto e Fisco | Editoriale

Il Processo Civile Telematico per risparmiare sulle spese? Tutt’altro

13 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 maggio 2015



Processo, personale di cancelleria o giudici: chi deve essere davvero “telematico”?

Doveva servire per accelerare la definizione dei processi e, soprattutto, far risparmiare allo Stato sulle spese di giustizia. Ma evidentemente non è così e, anzi, si sta rivelando l’esatto contrario (almeno per ora). Il Ministro della Giustizia Orlando ha infatti comunicato, proprio oggi, con un messaggio apparso sul relativo sito, di aver firmato il decreto con lo stanziamento di ben 19,53 milioni di euro per potenziare il PCT. Le risorse verranno destinate – così si legge – “per lo sviluppo e l’implementazione del processo telematico”. Tre milioni di euro vengono invece destinati al rafforzamento delle misure di sicurezza degli uffici giudiziari.

Potenziare il PCT o il personale? In effetti, il sistema è già bell’e funzionante e non avrebbe bisogno di alcun potenziamento. Ma, probabilmente, c’è chi ritiene – e forse tra questi lo stesso Ministro – che manchi chi lo sappia gestire: circostanza che avevamo già denunciato nell’articolo “PCT: lo strapotere dei cancellieri”. Le file dietro le cancellerie che, invece di diminuire, sono aumentate a dismisura ne sono la chiara testimonianza. Insomma, come quando si affida un’auto sportiva a chi è abituato a guidare l’utilitaria con marce basse: non si può sperare di utilizzare il PCT con lo stesso personale che aveva decretato il fallimento del processo tradizionale.

Giornalmente circola qualche aneddoto nei corridoi dei tribunali su come venga “interpretato” il PCT. Ma questa storia mi consta personalmente.

Presento decreto ingiuntivo telematicamente. Insieme al file con il ricorso, ne invio anche un secondo contenente le fatture in un unico .pdf. Così, scorrendo tra le pagine di tale file, si potevano verificare la fattura nn. 10, 11, 12, 13, ecc. portate a prova del credito.

Il giudice, però, mi invia una richiesta di integrazione documenti:

Letto il ricorso per ingiunzione presentato dalla società M.A. s.r.l.;

rilevato che, sebbene elencati nell’indice trasmesso, non risultano pervenuti telematicamente i documenti su cui il credito che si intende azionare è fondato;

visto l’art. 640, comma 1 c.p.c.

P.Q.M.

sollecita il ricorrente a trasmettere i documenti di cui all’indice allegato al ricorso per ingiunzione.

Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di competenza”.

Mi reco personalmente dal magistrato il quale mi riferisce di aver trovato la prima fattura, ma non le altre. Gli faccio notare che, per leggere le successive, è sufficiente “scrollare” verso il basso il documento in .pdf (attraverso le “freccette cursore” o la rotellina del mouse).

A questo punto mi sarei aspettato un’espressione imbarazzata. E invece no: “Avvocato, allora mi presenti un’istanza tramite PCT in cui mi comunica che tutti i documenti sono a scorrimento rispetto al primo”…

E questo avviene mentre il CSM ieri ha pubblicato una delibera del plenum con cui chiede al Governo, tra le varie modifiche al PCT, anche la conservazione del doppio binario, carta-digitale, con la prima che resta “imprescindibile” soprattutto per la lettura e lo studio degli atti. “Servono quindi norme o regolamenti che permettano di preservare il fascicolo cartaceo, prevedendo la sistematica riproduzione a stampa degli atti e consentendo la stampa dei documenti oppure il loro deposito in forma cartacea su disposizione del giudice”.

Del resto, di che meravigliarsi? Perché possa prendere piede un’innovazione nel nostro Paese è necessario che essa sia stata già superata da un’innovazione più moderna.

note

Autore immagine: 123rf com


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