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Internet: il fake è reato?

14 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2015



Utilizzare nomi e dati fittizi o lidentità di unaltra persona su internet in certi casi può essere penalmente perseguibile.

 

Il vocabolo fake è oramai di uso comune e indica il costume diffuso sulla Rete di utilizzare nomi o dati fittizi o appartenenti ad altre persone: spesso questo comportamento è innocuo ma a volte può costituire reato.

Gran parte dei naviganti della Rete sono abituati a ritenere che i propri comportamenti online siano irrilevanti per la legge, finendo quindi per assumere condotte che nella vita “reale” comportano comunemente delle sanzioni, anche penali.

Tra queste abitudini c’è quella di attivare account utilizzando nomi o altri dati fittizi, o, peggio, di utilizzare nomi, dati o immagini appartenenti ad un’altra persona realmente esistente.

Molte volte il fake è frutto di un innocuo scherzo, oppure viene utilizzato al fine di impedire che il pubblico della Rete o eventuali malintenzionati conoscano la nostra vera identità o vengano in possesso di dati personali. Basti pensare ai numerosissimi utenti che nei social network assumono nomi di fantasia per evitare di essere riconosciuti dal datore di lavoro, dai genitori ecc.

Non sempre però è facile delimitare il confine fra il fake innocuo e quello che può invece comportare delle consegue legali anche molto gravi, come una denuncia penale.

Il nostro codice penale, infatti, punisce alcune condotte che in certi casi possono identificarsi con il fake.

Nonostante si tratti spesso di comportamenti che l’autore assume con precise intenzione criminali, non è raro che anche delle persone in buona fede possano finire ingenuamente per commettere dei reati.

Ecco alcuni esempi:

La sostituzione di persona.

Il codice penale punisce per il reato di sostituzione di persona [1] chiunque si sostituisce ad un’altra persona, attribuendosi il nome o un’altra qualità di questa, per indurre altri in errore e procurarsi un vantaggio. La pena prevista è della reclusione fino ad un anno.

Può commettere questo reato chi utilizza un servizio o conclude un contratto utilizzando un account o soltanto il nome o altri dati appartenenti ad un’altra persona per ottenere un qualche vantaggio, anche non economico, inducendo in errore il destinatario delle informazioni.

È ad esempio il caso di chi utilizza l’account o il nome altrui per accedere a servizi che gli sono preclusi per limiti di età o per altre qualità personali. O ancora di chi inganna un altro utente per ricevere informazioni o altri vantaggi diretti ad un’altra persona.

Laccesso abusivo ad un sistema informatico.

 

Il codice penale punisce con la pena della reclusione fino a tre anni anche chi si introduce abusivamente in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza, come la password [2].

Commette questo grave delitto chi, ad esempio, conoscendo i dati di accesso dell’account Facebook di un’altra persona, vi accede per postare qualcosa in suo nome, anche soltanto per scherzo o per curiosità.

La truffa e la frode informatica.

 

Nei casi più gravi, il fake può integrare anche i reati di truffa [3] o frode informatica [4], quando chi utilizza dati identificativi falsi o altrui persegue in mala fede il fine vero e proprio di trarre in inganno altri naviganti della Rete per riceverne un profitto.

Il consiglio quindi è di prestare la dovuta attenzione durante la navigazione nella Rete, perché certi comportamenti a cui siamo ingenuamente abituati a ricorrere per scherzo o curiosità potrebbero prima o poi costarci molto cari.

note

[1] Art. 494 cod. pen.

[2] Art. 615-ter cod. pen.

[3] Art. 640 cod. pen.

[4] Art. 540-ter cod. pen.

Autore immagine: 123rf com

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