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Lo sai che? Affitto: l’inquilino ha diritto di trasferire la residenza nella casa?

Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2015

La residenza di una persona è determinata dal fatto che questa dimori in un determinato luogo in modo volontario ed abituale: occorre, cioè, che una persona permanentemente viva in un luogo e abbia, appunto, l’intenzione di abitarvi in modo stabile.

Non di rado sorgono problemi, dopo la stipula del contratto di affitto, sulla residenza anagrafica relativa all’appartamento affittato: a volte, infatti, il proprietario potrebbe voler conservare la propria residenza nell’immobile che ha concesso in locazione ed evitare che l’affittuario e la sua famiglia trasferiscano la loro nella medesima unità abitativa.

Come regolarsi in tali frangenti? Chi fra proprietario e affittuario è tutelato dalla legge?

Anche qualora il proprietario voglia mantenere la propria residenza nell’appartamento concesso in affitto, non può impedire al relativo affittuario ed alla sua famiglia di trasferirvi la propria residenza. La residenza, infatti, come stabilisce la legge [1], è il luogo dove la persona ha la sua dimora abituale: con la conseguenza che l’affittuario e la sua famiglia, se effettivamente si sono trasferiti ad abitare nell’immobile indicato nel contratto di locazione, hanno tutto il diritto di richiedere ed ottenere il trasferimento della residenza in tale immobile e la registrazione nell’anagrafe di tale trasferimento.

D’altra parte, la stessa legge [2] stabilisce, nel disciplinare le cosiddette “dichiarazioni sostitutive”, che la residenza è dimostrata nei confronti della pubblica amministrazione con una sua semplice dichiarazione sottoscritta dall’interessato. Ed inoltre il rituale controllo della dichiarazione di trasferimento di residenza, operato attraverso gli agenti della polizia municipale, non potrebbe che dare esito positivo rispetto all’affittuario ed alla sua famiglia.

Anche la giurisprudenza [3], intervenendo sul tema, ha precisato che la residenza di una persona è determinata dal fatto che questa dimori in un determinato luogo in modo volontario ed abituale: occorre, cioè, che una persona permanentemente viva in un luogo e abbia, appunto, l’intenzione di abitarvi in modo stabile.

Da tutto quello che si è precisato, dunque, emerge con chiarezza che è l’affittuario (insieme alla sua famiglia) ad avere il diritto a trasferire la propria residenza nell’immobile oggetto del contratto di affitto e che il proprietario non possa opporsi a tale richiesta.

Anzi, è il proprietario che si troverebbe in difetto a mantenere la propria residenza nell’immobile che ha concesso in affitto in quanto, considerato che la residenza comporta il dimorare abitualmente in un luogo, non vivendo più nell’immobile affittato, egli non ha alcun diritto in proposito.

Quanto detto vale in ogni caso di contratto di affitto: non solo, quindi, per i contratti di durata ordinaria (i cosiddetti “quattro più quattro”), ma anche per tutti quei contratti transitori di durata inferiore a condizione che, ovviamente, l’affittuario dimori abitualmente nell’immobile oggetto del contratto.

note

[1] Art. 43 Cod. civ.

[2] Art. 46 D.p.r. n. 445 del 28.12.2000.

[3] Cass. sent. n. 25.726 del 01.12.2011.

Autore immagine: 123rf com


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