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Come detrarre dalle tasse le spese sostenute

14 maggio 2015


Come detrarre dalle tasse le spese sostenute

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2015



Detrazioni e sconti fiscali: regole per il contribuente sulle spese, familiari a carico, tenuta della documentazione, tempi entro cui l’Agenzia delle Entrate può attivarsi.

Si parla sempre più spesso di una riforma fiscale che consenta ai contribuenti di scaricare, dalle tasse, le spese quotidiane, al fine di ridurre l’evasione e incentivare la tracciabilità dei pagamenti. In verità, la tendenza dimostrata dagli ultimi governi è diametralmente opposta, orientata verso una progressiva riduzione delle detrazioni e delle agevolazioni. Peraltro la materia è costellata di così tante norme, ritoccate con cadenza quasi annuale, da rendere particolarmente arduo orientarsi in questa selva. Ecco allora alcuni pratici consigli per una corretta detrazione delle spese sostenute.

Occhio all’anno d’imposta

Sono deducibili o detraibili solo le spese sostenute nell’anno al quale si riferisce la dichiarazione dei redditi. È quello che viene detto “criterio di cassa” (cui si contrappone quello “di competenza”) [1].

Ad esempio, la rata del mutuo con scadenza 31 dicembre 2014, pagata in ritardo, il 5 gennaio 2015, può essere sfruttata solo ed esclusivamente nella denuncia dei redditi relativi al 2015, quindi nel 2016. Al contrario, le somme in scadenza a gennaio 2015, ma pagate a dicembre 2014 dovranno essere obbligatoriamente inserite nel modello Unico o nel 730 da presentare nel 2015 per l’anno 2014, altrimenti andranno perse e non potranno più essere detratte.

Fanno eccezione le spese per le quali è consentita o vincolante la ripartizione in rate: la prima tranche si sconta per cassa, le altre a seguire. È il caso delle spese per interventi di recupero edilizio o per il risparmio energetico, o quando si sceglie di “spalmare” in quattro annualità la detrazione della spesa per l’acquisto dell’automobile per il disabile.

Se la spesa è per un familiare a carico

Di norma si possono scaricare solo le spese relative alla propria persona, ossia nel proprio interesse. Tuttavia, è prevista un’eccezione con riferimento ai cosiddetti familiari a carico, ossia per quelle spese sostenute nell’interesse di uno stretto parente che:

– sia convivente

– e non abbia reddito o abbia un reddito non superiore a 2.840,51 euro (al lordo degli oneri deducibili).

Proprio per queste due ragioni il familiare viene detto “a carico”.

Gli esempi classici di spese per familiari a carico sono quelle per il dentista e, comunque, tutte le spese mediche; le spese di istruzione; le spese per i portatori di handicap; le polizze vita e infortuni; i contributi previdenziali volontari.

In ogni caso, la spesa deve essere rimasta effettivamente a carico del contribuente che si scarica il costo dalla dichiarazione dei redditi: deve essere quindi solo quest’ultimo l’intestatario della ricevuta, fattura o altro documento. Pertanto è necessario che l’importo non sia stato corrisposto – anche solo formalmente – dal familiare “a carico”.

I familiari a carico sono, in ordine:

– il coniuge anche se legalmente separato;

– i figli, anche se maggiorenni, anche se adottivi, affidati o affiliati;

– i discendenti dei figli;

– i genitori, anche se adottivi;

– i generi e le nuore;

– il suocero e la suocera;

– i fratelli e le sorelle, anche unilaterali;

– i nonni e le nonne.

Se la spesa è stata rimborsata

Se c’è stato un parziale rimborso della spesa, lo sconto fiscale spetta solo sulla quota eccedente tale rimborso che è rimasta quindi scoperta.

Devo conservare la documentazione?

In realtà, oggi non è più richiesto, in sede di invio della dichiarazione dei redditi, anche l’inoltro (in allegato) della documentazione relativa alle spese (la dichiarazione, infatti, viene inviata in forma telematica). Tuttavia, è bene che tali fatture, ricevute, quietanze di pagamento, bollettini di pagamento vengano comunque conservati per il caso di un eventuale controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate che, come noto, potrebbe sempre svegliarsi e chiedere chiarimenti (nei limiti, comunque, della prescrizione pari al 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione della dichiarazione).

La prescrizione

Quali sono i tempi entro cui il fisco si deve attivare per riscuotere le somme?:

entro il terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è presentata;

entro il quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale;

entro il secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio.

Ciò detto, è chiaro che il contribuente dovrà conservare la documentazione attestante le spese sostenute per massimo cinque anni. Per esempio, per i modelli Unico e 730 da presentare nel 2015, l’obbligo permane fino al 31 dicembre 2019 (meglio qualche mese più tardi visto che il Fisco ha l’abitudine di inviare le cartelle esattoriali solo all’ultimo momento).

Il controllo formale

L’Agenzia delle Entrate, entro i suddetti termini, può quindi chiedere chiarimenti al contribuente attraverso il cosiddetto “controllo formale” (leggi “Cos’è il controllo formale?”).

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