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Lo sai che? Cos’è il controllo formale dell’Agenzia delle Entrate?

Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 maggio 2015

Se il fisco chiede chiarimenti sulle spese portate in deduzione e detrazione con la dichiarazione dei redditi: spese mediche, interessi sul mutuo, familiari a carico, ecc.

Abbiamo già detto nell’articolo “Come detrarre dalle tasse le spese sostenute”, che i giustificativi delle spese sostenute e detratte dalla dichiarazione dei redditi non vanno più allegati alla dichiarazione stessa, perché quest’ultima è ormai inviata in modalità telematica. Tuttavia, è opportuno che il contribuente conservi sempre la relativa documentazione per almeno 5 anni, in modo tale da poter sempre giustificare al Fisco – qualora gli vengano chiesti chiarimenti – l’effettivo pagamento.

Dunque, L’Agenzia delle Entrate può (nei limiti della prescrizione relativa agli accertamenti) chiedere chiarimenti e verificare la fondatezza di quanto riportato sui modelli 730 e Unico, specie riguardo il capitolo caldo delle spese detraibili e deducibili, sulle quali si registra il maggior numero di abusi.

Per queta ragione, ogni anno, migliaia di contribuenti ricevono dall’Agenzia delle Entrate la richiesta di documentazione [1] per verificare se effettivamente spettino o meno detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta riportati in diminuzione nelle proprie dichiarazioni.

È quello che passa con il famigerato nome di “controllo formale” e che di norma investe le spese relative ai familiari a carico, le spese mediche, gli interessi passivi sui mutui, i contributi previdenziali, le spese d’istruzione, assicurazioni vita e previdenza complementare, assegni di mantenimento ad ex coniugi e contributi per lavoro domestico, crediti d’imposta per il riacquisto della prima casa, ecc..

Che succede se il contribuente non risponde?

Se, una volta ricevuta dall’Agenzia delle Entrate la lettera con la richiesta di chiarimenti, il contribuente non risponde o non è in grado di documentare la correttezza dei dati esposti in precedenza il fisco procede al recupero di quanto indebitamente fruito, con l’aggravio di sanzioni e interessi (sanzione al 20% se si paga entro trenta giorni dalla notifica dell’avviso; altrimenti sale al 30%).

Per l’Agenzia delle Entrate è estremamente facile, ormai, accorgersi delle incongruenze nelle dichiarazioni dei redditi, grazie ai dati ricevuti dai sostituti d’imposta, dagli enti previdenziali e assistenziali, dalle banche e dalle imprese assicuratrici: l’incrocio dei dati, pertanto, consente di scoprire l’attribuzione errata o dolosa di detrazioni e deduzioni in realtà spettanti in misura minore o addirittura non spettanti per niente.

note

[1] Art. 36 ter Dpr 600/1973.

Autore immagine: 123rf com


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