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Lo sai che? Diritto del minore a una famiglia: va garantito anche al genitore di fatto

Lo sai che? Pubblicato il 15 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 maggio 2015

Perseguire il bene del minore impone di interpretare la legge in senso ampio, così da ricomprendere nel concetto di famiglia anche quelle persone legate al figlio da un rapporto affettivo duraturo e significativo senza esserne i veri genitori.

 

Non poche volte, in una relazione di fatto, uno dei due partner “porta” figli avuti da un precedente rapporto (coniugale o meno che sia). Ebbene, in queste ipotesi, in caso di rottura della coppia, l’ex convivente “non genitore” ha il diritto di continuare a vedere i minori, qualora con questi abbia instaurato un legame affettivo solido. Insomma, il diritto di visita può spettare anche a chi non sia il genitore biologico o adottivo della prole. E questo perché, secondo una recente e interessante sentenza del Tribunale di Palermo [1], il diritto ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e i relativi parenti [2] va esteso non solo ai figli della coppia sposata o dei genitori biologici, ma anche a quelli della coppia di fatto.

 

Se si vuole davvero tutelare l’interesse del minore (bambino o adolescente che sia), nel concetto di famiglia non si può far rientrare solo il vincolo legato all’appartenenza biologica o adottiva del figlio al genitore (cioè il vincolo legale), ma occorre dar rilievo anche a quello di fatto, che si crea tutte le volte in cui vi sia un rapporto significativo e duraturo tra l’adulto (il cosiddetto “genitore sociale”) e il minore; si pensi ai casi di coppie omosessuali in cui uno solo dei due abbia un legame genetico col figlio.

Quel genitore, con tutta probabilità, conterà per il figlio al pari di quello biologico: il minore infatti gli riconoscerà un ruolo di piena appartenenza alla famiglia, a prescindere dalla denominazione giuridica che la legge gli attribuisce.

Per tale ragione, ogni volta che sussiste un nucleo familiare di fatto, anche il partner può chiedere al giudice, nell’esclusivo interesse del bambino, che gli siano riconosciuti tempi e modalità di frequentazione con il figlio dell’ex.

Si tratta di un principio già espresso da norme europee e internazionali [3] e che viene rafforzato dall’interpretazione fornita dalla Corte di Strasburgo [4], secondo la quale rispettare la vita privata e familiare significa anche riconoscere ai figli il diritto a veder preservata la stabilità delle relazioni non solo coi genitori, ma anche con tutte le altre persone loro legate da rapporti familiari; ciò ancor di più nei casi in cui sia in corso la separazione della coppia. Il bene del bambino, insomma, deve prevalere anche a costo di pregiudicare il diritto di uno dei genitori.

Insomma, non conta solo il legame biologico o adottivo che unisce un figlio ai propri genitori; il minore ha diritto di vivere delle relazioni stabili anche con chi ha avuto un ruolo sostanziale di genitore pur non essendolo.

La vicenda

Una donna, dopo la rottura di una relazione omosessuale, si rivolgeva al Tribunale per ottenere la regolamentazione di tempi e modalità di frequentazione dei due figli minori della ex , nati da procreazione assistita eterologa. Pur non avendo la donna alcun titolo per proporre la domanda (in quanto ella non era né genitore biologico né adottivo dei minori), il giudice prendeva in considerazione la sua domanda, su impulso del pubblico ministero che faceva proprie l’istanza nell’interesse dei bambini.

La consulenza tecnica accertava che i minori riconoscevano la donna come una seconda madre e le attribuivano un ruolo di appartenenza al loro nucleo e sistema familiare. Il Tribunale riteneva, pertanto, che privare i minori di questo rapporto avrebbe prodotto effetti gravemente dannosi sulla loro continuità affettiva, con conseguenti forti ripercussioni sulla evoluzione della loro identità psichica.

note

[1] Trib. Palermo, decr. 13.04.2015.

[2] Art. 337 ter co. 1 cod. civ.

[3] Dichiarazione Universale dei diritti del fanciullo del 1959 e Carta di Nizza.

[4] Con riferimento all’art. 8 CEDU.


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