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Contestazione immediata e illegittimità della verbale

16 maggio 2015


Contestazione immediata e illegittimità della verbale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 maggio 2015



Mi è stata notificata una multa per violazione del Codice della Strada e nel verbale la mancata immediata contestazione è stata giustificata con l’assenza del trasgressore: ma io ero presente e li ho anche salutati; è possibile impugnare la multa in quanto la contestazione, ove possibile, deve essere immediata?

 

In merito alle modalità di contestazione di un’infrazione stradale, la legge prevede: la violazione deve essere contestata immediatamente al trasgressore, salvo la sussistenza di specifici casi, per i quali è consentita la notifica del verbale in un momento successivo [1].

Le ipotesi in cui è consentito derogare al principio generale possono essere sintetizzate in tutti quei casi in cui gli agenti si trovano nell’oggettiva impossibilità di contestare immediatamente la violazione [2].

Tra queste rientra anche “l’assenza del trasgressore o del proprietario del veicolo”. Se il trasgressore è presente e se ha anche la possibilità di interagire con gli agenti accertatori, il verbale redatto senza l’immediata contestazione è illegittimo.

Per ottenere l’annullamento della sanzione, è necessario dimostrare al giudice la veridicità dei fatti da sostenuti e, di riflesso, l’infondatezza delle ragioni addotte nel verbale.

Però, a dispetto del comune sentire, le dichiarazioni immesse in un verbale di accertamento non hanno la stessa valenza di quelle rilasciate da un cittadino qualunque o dal trasgressore. Infatti, il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di falso [3].

Ciò significa che il giudice sarà tenuto a considerare sempre veritiera la versione degli agenti che hanno elevato la multa, salvo la proposizione da parte del soggetto interessato della querela di falso, consistente in un procedimento nel quale si denunciano gli agenti, accusandoli di aver dichiarato, in tutto o in parte, circostanze non veritiere.

Si può evitare la querela e limitarsi alla proposizione del ricorso relativo alla multa seguendo le vie ordinarie solo se:

– le prove di cui si è in possesso siano idonee a dimostrare la presenza di circostanze che, sebbene avvenute, non sono state attestate dal verbale;

– le prove di cui si è in possesso dimostrino situazioni addirittura contraddittorie rispetto a quanto asserito dagli agenti.

Classico caso è la dimostrazione chiara e certa che, nell’istante in cui gli agenti sostengono di aver accertato l’infrazione, il presunto trasgressore fosse dall’altra parte della città, magari sul posto di lavoro.

In definitiva, sebbene questa sia la strada tradizionale per contestare i fatti, se ne sconsiglia l’impiego poiché risulta estremamente difficile individuare prove certe a sostegno delle proprie ragioni. Ne consegue che, per ottenere adeguata tutela e quindi, nei fatti, l’annullamento della sanzione, è necessario individuare altri vizi o carenze idonee a inficiare la validità della contravvenzione.

Il legislatore è comunque orientato ad imporre agli agenti la contestazione immediata dell’infrazione, relegando eventuali deroghe a poche eccezioni, poiché solo questa consente:

– di risolvere a monte possibili equivoci, non risolubili con certezza proprio per l’assenza degli agenti sul posto;

– garantire al trasgressore la piena esplicazione del suo diritto di difesa già nella fase precontenziosa, sancito dalla Costituzione.

A tal fine, in giurisprudenza ci si è spinti a ritenere che, se il contravventore non è reperibile nell’immediatezza, prima di raccogliere i dati del veicolo per la successiva notifica del verbale, è necessario esperire tutte le ordinarie forme di ricerca e, solo se non dovessero portare i frutti sperati, si può procedere con la contestazione differita.

Ne consegue che, qualora vi fossero ragioni obiettive che impediscono la contestazione immediata, devono essere esplicitate nel verbale di accertamento, congiuntamente alla rappresentazione delle modalità di ricerca utilizzate, pena la sua illegittimità [4].

note

[1] In particolare, l’art. 200 C.d.S. (d.lgs. 285/92).

[2] Art. 201 C.d.S.

[3] Ai sensi dell’art. 2700 cod. civ.

[4] Cass. Sent. n. 7388 del 19.02.2009.

Autore immagine: 123rf com

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