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Separazione: se i coniugi dividono la casa e convivono

16 Maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Maggio 2015



Separazione fatta con la negoziazione assistita: i coniugi decidono di rimanere entrambi presso la casa coniugale secondo una divisione che terrà distinte due parti dell’immobile; i coniugi vivono quindi ognuno in spazi propri, rimanendo comune solo l’accesso. Questa situazione può dare luogo a “convivenza” e impedire loro di chiedere successivamente il divorzio?

 

Mediante il procedimento di “negoziazione assistita avanti agli avvocati”, i coniugi possono raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o divorzio precedentemente stabilite.
La scelta di questo tipo di procedimento consente ai coniugi di giungere in tempi più rapidi alla separazione personale e alla determinazione delle relative condizioni patrimoniali e di affidamento dei figli.

Con specifico riguardo alle condizioni patrimoniali, nell’accordo potrà essere inserita la previsione di un assegno di mantenimento in favore dei figli e/o dell’altro coniuge, nonché ogni determinazione in merito all’assegnazione della casa coniugale.

Nell’ambito del procedimento di negoziazione dinanzi agli avvocati – a differenza dell’analogo procedimento previsto al cospetto dell’Ufficiale di Stato Civile – è infatti pienamente ammessa ogni pattuizione relativa all’assegnazione o trasferimento di beni di proprietà comune, purché avvenga d’accordo tra le parti.

Nel caso di specie, il fatto che la casa coniugale sia di proprietà comune ed entrambi i coniugi vogliano abitarla, non impedisce che l’accordo possa contenere specifiche previsioni in materia di divisione degli spazi e precise regole di gestione di essi.

Trattandosi di un accordo infatti, può essere modellato dai coniugi come meglio credono, purché le pattuizioni in esso contenute non siano contrarie a norme imperative, ordine pubblico e buon costume.

Tale divisione degli spazi, che comporterebbe la suddivisione di un unico grande appartamento in due distinte unità abitative aventi però in comune solo l’ingresso appare del tutto compatibile con un successivo divorzio.

Uno dei principali presupposti del divorzio, infatti, è l’assenza di convivenza tra coniugi per un periodo di tempo determinato dalla legge. La condivisione delle sole stanze dei figli, con garanzia invece di totale privacy e autonomia di vita negli altri spazi domestici di rispettiva competenza si ritiene sia una soluzione che non determina una vera e propria convivenza, impeditiva di una successiva domanda di divorzio. L’“assenza di convivenza” è infatti un concetto più profondo, che non si limita alla semplice coabitazione, ma deve interpretarsi come completa mancanza di una comunione di vita tra coniugi: l’assenza cioè di momenti di intimità, di quotidianità (ad esempio la condivisione regolare dei pasti), di un progetto di vita familiare comune.

La condivisione delle sole stanze dei figli, peraltro nel loro superiore interesse di rimanere nell’ambiente ove sono cresciuti, non inficia la separazione personale dei coniugi.

Per fugare tuttavia ogni possibile problema, è bene che i coniugi disciplinino precisamente le modalità di condivisione degli spazi e la possibilità o meno di accedere l’uno nei locali esclusivi destinati all’altro (ad esempio si pensi alla possibilità di uno di essi di accedere all’abitazione dell’altro in sua assenza in caso di emergenza).

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Autore immagine: 123rf com


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