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Lo sai che? Che succede se mi notificano una sentenza?

Lo sai che? Pubblicato il 17 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 maggio 2015

La controparte con cui ho avuto una causa mi ha notificato con l’ufficiale giudiziario del tribunale la sentenza: che significa e cosa succede adesso?

La sentenza viene, di norma, notificata, al termine di una causa, alla/e parte/i che sono rimaste sconfitte (si usa la parola “soccombente”): di norma, quindi, per aver ricevuto la notifica di una sentenza, bisogna – qualche anno prima – aver ricevuto anche la notifica di una citazione o di un ricorso.

La notifica della sentenza è un atto che genera due importanti effetti a seconda di chi sia il destinatario.

Notifica all’avvocato

Se la notifica viene indirizzata all’avvocato che ha difeso la parte, da tale momento decorre il cosiddetto “termine breve” per poter proporre impugnazione (appello: 30 giorni; ricorso per Cassazione: 60 giorni).

Se, invece, la sentenza non viene mai notificata, il termine per l’impugnazione è di 6 mesi che decorre dalla data di deposito della sentenza in cancelleria.

È evidente che procede alla notifica chi abbia interesse a far in modo che tale termine decorra al più presto, ossia chi ha vinto il giudizio: e ciò perché, in difetto di impugnazione, la sentenza si considera definitiva e non può più essere messa in discussione.

Ovviamente, la parte soccombente non avrà interesse a notificare la sentenza perché, così facendo, se neanche l’altra parte vi provvede, potrà avere 6 mesi di tempo per studiare la strategia per il successivo grado.

Notifica alla parte

Se la notifica è inviata, invece, alla parte personalmente, ossia al cliente dell’avvocato, questo è il segnale che la controparte, evidentemente vittoriosa in causa, ha intenzione di procedere ad esecuzione forzata. Infatti, la legge prescrive che, per poter procedere con l’eventuale pignoramento, è necessaria la notifica della sentenza e del successivo atto di precetto (una sorta di diffida ad adempiere entro 10 giorni, notificata con l’ufficiale giudiziario). Le due notifiche però possono avvenire contemporaneamente con i fogli spillati l’uno all’altro.

Dalla notifica del precetto devono decorrere non meno di 10 giorni prima che il creditore possa attivarsi (di fatto, poi, ne passano molti di più perché i tempi della burocrazia e delle notifiche dei successivi atti possono richiedere diverse settimane). Non possono però decorrere più di 90 giorni, e questo perché, dopo tale termine, il precetto deve essere rinnovato. In pratica, se il creditore propone un pignoramento sulla scorta di un precetto ricevuto dal debitore più di 90 giorni prima, il pignoramento è nullo e può essere contestato davanti al giudice.

Ma la notifica della sentenza alla parte può anche essere un semplice atto di impulso, uno stimolo, una velata forma di minaccia per metterla al corrente di dover adempiere a quanto imposto dal giudice. Ovviamente, nulla toglie che il creditore non intenda poi procedere al pignoramento, specie se il debitore manifesti l’intenzione di rispettare la sentenza e le sue statuizioni.

La condanna alle spese

Attento: nella sentenza potrebbe essere presente anche una condanna alle spese “con distrazione”. Il che vuol dire che dovrai pagare le spese processuali sostenute per la causa dal tuo avversario e pagarle direttamente al suo avvocato e non al cliente (come, invece, di norma succede).

L’esecuzione forzata

Non sempre è sufficiente vincere una causa e vedersi riconosciute le proprie ragioni dal giudice per ottenere il rispetto di quanto scritto nella sentenza Se dopo una sentenza un debitore non paga le somme dovute, occorrerà ricorrere agli strumenti previsti dal codice di procedura civile: si tratta della cosiddetta esecuzione forzata. Detto in altri termini, se un provvedimento del giudice non viene rispettato, si aprirà una nuova fase del processo attraverso la quale si cercherà di ottenere tale risultato attraverso degli strumenti di esecuzione forzata.

Nel caso si tratti del mancato pagamento di somme di denaro, si procederà al cosiddetto pignoramento dei beni di proprietà del debitore e alla successiva vendita all’asta. Esso potrà essere mobiliare o immobiliare.

Potranno essere pignorati, per esempio:

– i mobili contenuti nell’appartamento di residenza con esclusione della fede nuziale, dei vestiti, del letto, dei tavoli, delle sedie, degli armadi, della cucina e della lavatrice (salvo i mobili non abbiano valore di pregio);

– il denaro o i preziosi;

– le somme depositate su conti correnti o conti titoli;

– gli stipendi e le pensioni pignorabili nei limiti di 1/5 dell’importo mensile (con e elusione della quota di pensione minima per chi gode del trattamento previdenziale).

Il pignoramento può essere effettuato presso il debitore oppure presso un terzo come nel caso di conti correnti (la banca) o pensioni (Inps). Sarà anche possibile ricorrere al pignoramento immobiliare, ovvero alla vendita all’asta della casa del debitore.

Se hai ricevuto la notifica di una sentenza con cui vieni condannato a fare qualcosa (per esempio: demolire un muro) o dare qualcosa (per esempio: una somma di denaro), controlla che, insieme alla sentenza, sia stato allegato anche l’atto di precetto. In caso negativo, prima di subire l’esecuzione forzata dovrai ancora ricevere suddetta notifica. In caso positivo, invece, hai 10 giorni per adempiere (anche se, di fatto, il creditore potrebbe agire fino a massimo altri 90 giorni).

Contatta il tuo avvocato perché se questi ha ricevuto anch’egli la notifica della sentenza hai 30 giorni di tempo per procedere all’appello o 60 per il ricorso in Cassazione.

Puoi sempre contattare la controparte per trovare un accordo sulle modalità e termini di pagamento e di esecuzione della sentenza.

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Autore immagine: 123rf com


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